Germania, Portogallo, Regno Unito

Germania: contro lo sfruttamento degli immigratiGli stranieri senza permesso di soggiorno a Colonia o altrove in Germania non hanno praticamente diritti. Questo il risultato di uno studio sulla situazione dei cosiddetti immigrati irregolari, condotto dall’Istituto per la ricerca sull’immigrazione dell’università di Osnabrück. La ricerca è stata condotta su incarico del consiglio comunale di Colonia e dietro iniziativa della Caritas e del gruppo di lavoro cattolico sull’immigrazione. “Molti considerano i cosiddetti clandestini come criminali”, ha dichiarato il direttore della Caritas diocesana di Colonia, Frank Johannes Hens. “Ma spesso si confondono causa ed effetto. Esiste un fiorente mercato del lavoro nero, sfruttato da aziende e migliaia di famiglie”. Attualmente a Colonia vivono tra i 15.000 e 25.000 immigrati senza permesso di soggiorno; per lo più si tratta di stranieri arrivati con visti turistici. La permanenza illegale è originata dalla situazione multiculturale e dall’elevata domanda di forza lavoro a basso prezzo, soprattutto nel settore dell’assistenza o dei lavori domestici, oppure nella ristorazione e nell’agricoltura. “Chi non ha diritti può essere sfruttato e ciò avviene spesso”, ha affermato Peter Krücker della Caritas di Colonia. Anche gli affitti esorbitanti e i costi inaccessibili per il trattamento sanitario sono fattori che aggravano la situazione. Secondo lo studio, l’assistenza medica rappresenta un problema fondamentale per i clandestini, che in caso di malattia dipendono dalla generosità di medici o altri operatori assistenziali. Le donne partoriscono negli ospedali senza che venga richiesto loro un documento di identificazione. Ma le vittime maggiori della situazione sono bambini e giovani nati in Germania e ciononostante ritenuti clandestini. Nel frattempo è possibile inserire questi bambini negli asili o nelle scuole, grazie anche alla disponibilità di insegnanti impegnati. Insieme con il Forum cattolico per l’immigrazione clandestina e le associazioni caritative, il documento raccomanda l’introduzione di un’assistenza medica di base per le persone senza permesso di soggiorno, assistenza legale e la garanzia della scolarizzazione per i bambini. Portogallo: bambini a rischio di povertàSecondo la Commissione europea, il Portogallo è uno degli otto paesi dell’Ue dove si registrano i livelli più elevati di povertà infantile: più del 20%, “un bambino su cinque”, è esposto a tale rischio. Commentando tali dati, il presidente della Rete portoghese europea contro la povertà (Reapn) si è detto preoccupato del fatto che “il problema ha smesso di impressionare le persone, le quali si sono ormai abituate a convivere con l’ingiustizia sociale: la povertà è divenuta ed è considerata una normalità”. Padre Agostinho Jardim Moreira ha tracciato un quadro generale della situazione, dalla quale emerge che “la maggior parte delle famiglie indigenti non possiede formazione, qualificazione professionale ed autostima sufficienti a risvegliare nei figli la volontà di lottare per migliorare il proprio futuro. In tal senso la povertà sta divenendo sempre più un fenomeno ereditario e permanente”, ha aggiunto. Da questo punto di vista, il presidente della Reapn ha sostenuto che “il salario sociale d’inserimento introdotto dal governo ha fallito, non solo in quanto insufficientemente applicato, ma soprattutto perché si è mostrato incapace di reinserire le persone in difficoltà nella vita attiva; non è riuscito a favorire la coesione familiare, ed ha anzi agevolato l’utilizzo consumatore del sussidio”. “L’aiuto in denaro non risolve il problema alla radice” ha concluso padre Moreira “è necessario affrontare seriamente e in modo globale le carenze d’integrazione di coloro che si trovano in difficoltà sociali, perché riescano autonomamente a risolvere i problemi familiari e fornire una speranza di futuro diverso ai propri figli”.Regno Unito: vivere semplicementeConferenze con oratori noti, musica, teatro e lavori di gruppo dove scambiarsi idee. Durante la serata di venerdì 14 marzo e la giornata di sabato 15 nel centro “New Century Hall” di Manchester, la Chiesa cattolica del Regno Unito fa il punto con la due giorni di “Live it!” sul progetto “Live simply”, (vivere semplicemente), l’iniziativa lanciata un anno e mezzo fa per incoraggiare uno stile di vita più sobrio ed ecosostenibile in sintonia con il Vangelo e con il problema del riscaldamento globale. In apertura di rassegna Mary Colwell produttrice del programma della Bbc “Natural History”, il vescovo ausiliario della diocesi di Westminster mons. John Arnold, Mike Edwards esperto della charity cattolica Cafod sui problemi dell’ambiente e Christine Allen direttrice di Progressio, associazione per la difesa dei diritti umani nel Terzo Mondo, discuteranno del contributo della Chiesa Cattolica al problema del cambiamento climatico. Il dibattito verrà introdotto da John Sentamu, arcivescovo anglicano di York, secondo per importanza nella gerarchia anglicana dopo il Primate Rowan Williams. Una tavola rotonda alla quale partecipano il giornalista Paul Vallely, la teologa Tina Beattie, Mary Colwell, David Wells, il sacerdote Tom Cullinan e Pat Gaffney di Pax Christi consentirà ai partecipanti di fare domande. Durante il fine settimana sarà possibile usare una “Climate Change Gym”, ovvero una palestra del cambiamento climatico dove si potrà calcolare quanta anidride carbonica emettiamo con il nostro stile di vita.