RUSSIA
Quali aperture per i cattolici?
Il vice primo ministro Dmitry Medvedev ha vinto le elezioni presidenziali in Russia, secondo quanto rivelato dai risultati preliminari della Commissione elettorale centrale la mattina del 3 marzo. Dopo avere contato il 99% delle schede elettorali, è stato rilevato che Medvedev, 42 anni, ha ricevuto il 70,22% di voti alle elezioni di domenica scorsa con un’affluenza record del 69,6% dei 109 milioni di votanti del paese, ha dichiarato la Commissione elettorale centrale (Cec). Il leader comunista Gennady Zyuganov ne ha ricevuto il 17,77%, il leader del partito liberaldemocratico Vladimir Zhirinovsky il 9,37%, e il leader del partito democratico Andrey Bogdanov il 1,29%. Medvedev ha indicato nel suo discorso elettorale di voler riformare i settori in cui il popolo vuole vedere urgentemente dei cambiamenti. Si tratta dell’ambito sociale, in cui il divario tra ricchi e poveri continua a crescere, mentre l’accesso alle cure sanitarie e ad un’istruzione di qualità resta limitato per la popolazione comune. Un altro settore riguarda le relazioni tra il popolo e lo Stato, ambito in cui si sta rafforzando il dominio arbitrario dei burocrati a tutti i livelli della piramide del potere. Due degli oppositori di Dmitry Medvedev alle elezioni presidenziali di domenica scorsa hanno dichiarato di avere intenzione di contestare i risultati elettorali tramite un’azione legale. Prima delle elezioni, il presidente della Conferenza episcopale cattolica russa, il vescovo Joseph Werth, ha incoraggiato tutti i cattolici di Russia a partecipare alle elezioni, perché, secondo la dottrina cattolica, votare non è soltanto un diritto, ma anche un dovere. Ma il vescovo Werth non ha fornito alcuna indicazione ai fedeli su chi votare. Egli ha espresso la volontà dei cattolici russi di collaborare proficuamente con lo Stato russo. In questi giorni è probabile un commento dei vescovi. In realtà, ieri i cattolici di Russia hanno dovuto compiere una scelta molto difficile, in quanto il contesto elettorale era molto complesso. Da un lato, i candidati alla presidenza sembrano ignorare questa minoranza di elettori (meno dell’1% della popolazione) e i media non hanno citato nessun contatto con le autorità cattoliche in Russia. Dall’altro lato, il patriarcato di Mosca, sostenitore del candidato favorito, fa nello stesso tempo appello al Vaticano per chiedere l’abolizione delle diocesi cattoliche in Russia. Il primo appello è stato fatto dal metropolita Kirill nel dicembre 2007, e recentemente il vescovo Hilarion (Alfeyev) di Vienna e Austria, rappresentante della Chiesa ortodossa russa presso le Istituzioni europee, ha fatto nuovamente appello il 26 febbraio per una “discussione seria ed elaborata” sulla presenza delle diocesi cattoliche in Russia. Non è chiaro dunque quale sarà la politica che il neoeletto presidente adotterà nei confronti dei cattolici. Nessuno dei suoi predecessori ha mai invitato un vescovo cattolico per discutere dei problemi dei cattolici. Ora uno dei temi più importanti è il problema dei visti per i sacerdoti stranieri. I cattolici inoltre non sono invitati a partecipare alla Camera civile della Federazione russa, di cui fanno parte ortodossi, musulmani, ebrei e protestanti. L’ultima campagna presidenziale in Russia è stata descritta dagli esperti e dalla gente comune come la più debole e la più noiosa della storia postcomunista del paese, data la prevedibilità della vittoria del candidato favorito. Le autorità di San Pietroburgo hanno proibito alla coalizione dell’opposizione “L’Altra Russia” di tenere una “marcia del dissenso” nel centro della città il 3 marzo, il giorno successivo alle elezioni presidenziali nel Paese.