CCEE
Matrimoni misti: incontro in Bulgaria su un’esperienza sempre più diffusa
Un evento per la Chiesa e i cattolici della Bulgaria. Se si esclude la visita di papa Giovanni Paolo II, infatti, mai a memoria d’uomo si erano visti convenire nel Paese balcanico, dove i cattolici sono appena l’1%, così tanti rappresentanti ecclesiali. È stato un avvenimento che ha dato visibilità e speranza al “piccolo gregge” bulgaro l’ottavo incontro annuale dei presidenti delle Conferenze episcopali del Sud-Est Europa, svoltosi a Sofia dal 28 febbraio al 2 marzo scorsi per iniziativa del Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee). “La preparazione dei fidanzati e l’accompagnamento spirituale degli sposi” il tema dell’incontro, che si è concentrato in particolare sulle esperienze nei diversi Paesi rappresentati e sulla realtà dei matrimoni misti, sia tra un cattolico e un battezzato non cattolico, sia laddove uno dei coniugi non è battezzato (musulmano o ebreo). Presenti ai lavori i presidenti delle conferenze episcopali, card. Vinko Puljic (arcivescovo di Sarajevo, Bosnia ed Erzegovina), mons. Ioan Robu (arcivescovo di Bucarest, Romania), Stanislav Hocevar (arcivescovo di Belgrado, Conferenza episcopale Santi Cirillo e Metodio), Christo Proykov (esarca apostolico di Sofia, Bulgaria), Luigi Padovese (vicario apostolico d’Anatolia, Turchia), Rrok Mirdita (arcivescovo metropolita di Tirana-Durazzo, Albania), Nikolaos Printezis (arcivescovo di Náxou-Tinou, Grecia), nonché mons. Giuseppe Leanza (nunzio apostolico in Bulgaria), Georgi Jovcev (vescovo di Sofia e Plovdiv, Bulgaria), George Frendo (vescovo ausiliare di Tirana-Durazzo, Albania) e Aldo Giordano (segretario generale del Ccee). Durante le giornate, vi sono stati anche incontri con esponenti della Chiesa ortodossa e dell’islam. Al termine dei lavori è stato inviato un messaggio a Benedetto XVI per confermare l’impegno su “un tema pastorale che riteniamo particolarmente importante e urgente”.Opportunità e problemi. I matrimoni misti “sono una chance per il dialogo ecumenico e interreligioso, ma anche un luogo problematico”. Il comunicato finale parte dal riconoscimento di opportunità e rischi, di fronte ai quali è stato deciso “di approfondire il tema della preparazione dei fidanzati e l’accompagnamento degli sposi”. Tali matrimoni, infatti, “sono una realtà nella regione del Sud-Est Europa, ma si vanno diffondendo in tutti i Paesi europei per il fenomeno migratorio”. Tra i rischi individuati dai presuli, “per i matrimoni tra cattolici e ortodossi e protestanti, pur essendoci la base comune della fede cristiana, manca una medesima visione teologica sulla sacramentalità del matrimonio”. Quando invece uno dei coniugi non è cristiano, si può arrivare “alla perdita della fede”, “all’indifferentismo religioso”, oppure vi possono essere “imposizioni che cadono spesso sulla donna”, “l’isolamento dal proprio gruppo etnico”, la “perdita d’identità” e il “disorientamento per l’educazione dei figli”.Vicini a sposi e fidanzati. La “ricetta”, facendo tesoro delle esperienze esistenti nei singoli Paesi, passa attraverso la “preparazione dei fidanzati”, ma “il fatto decisivo” è “l’accompagnamento degli sposi”. “Dobbiamo costituire nuclei familiari che siano a loro volta evangelizzatori”, ha spiegato mons. Aldo Giordano, segretario del Ccee, sottolineando l’importanza di “creare reti tra le famiglie”, aiutandole con “sacerdoti preparati nella pastorale familiare”. È poi necessario, secondo mons. Giordano, “dare spazio a quei movimenti e alle nuove comunità che hanno tra i propri carismi quello di aggregare le famiglie”, come pure “usufruire dei santuari che offrono la possibilità di pellegrinaggio, sacramento di riconciliazione, eucaristia, rosario, direzione spirituale, incontro”, in una tradizione che “tiene viva la famiglia”. Per aiutare operatori pastorali e coppie, sarà messa a loro disposizione una guida con gli orientamenti di fondo nel caso di matrimoni misti, la cui approvazione dovrebbe avvenire nella prossima sessione di lavori, che si terrà in Anatolia (Turchia) dal 3 all’8 marzo 2009.Il compito della Chiesa. “Viviamo oggi in un momento storico di gravi sfide e di grave smarrimento esistenziale e culturale, specialmente per quanto riguarda l’istituto del matrimonio”, ha ricordato il nunzio apostolico in Bulgaria, mons. Giuseppe Leanza, invitando la Chiesa a “far sentire la sua parola di verità”, “fare da guida” e “incoraggiare le famiglie”. “Mostrare tutta la verità sulla famiglia fondata sul matrimonio” è “la nostra grande responsabilità”, ha ribadito il presidente dei vescovi bulgari, mons. Christo Proykov. “Le sfide della società attuale – ha aggiunto -, segnata dalla dispersione che si genera soprattutto nell’ambito urbano, richiedono la garanzia che le famiglie non siano sole”. “Perciò – ha precisato mons. Proykov – la comunità ecclesiale ha la responsabilità di offrire sostegno, stimolo e alimento spirituale che fortifichi la coesione familiare, soprattutto nelle prove o nei momenti critici”.