COMECE
Per risolvere la crisi della politica europea
Pur essendo “necessario”, il Trattato di Lisbona non basta “per risolvere la crisi di senso della politica europea” che “si inscrive all’interno della crisi del cittadino europeo” e, più in generale, nella “crisi di senso del nostro tempo”. A questo fine occorre, soprattutto, “non relegare la fede nella riserva recintata del privato – né limitarsi ad ammettere il contributo delle religioni ai più seri dibattiti della società – ma, piuttosto, accoglierla e sostenerla”. Lo ha detto il 5 marzo a Bruxelles mons. Adrianus van Luyn, vescovo di Rotterdam e presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), nella prolusione di apertura dell’assemblea plenaria su “Rispetto della dignità umana e salvaguardia del creato – L’incarnazione del bene comune da parte delle politiche europee del XXI secolo” che si chiude oggi. Il “perché” dell’Unione europea. Ripercorrendo i principali avvenimenti che hanno interessato l’Ue negli ultimi mesi, mons. Van Luyn ha spiegato che “Kosovo, protezione del clima, dialogo interculturale e Trattato di Lisbona” sarebbero stati oggetto di riflessione durante i lavori. Pur con talune riserve, ha sottolineato, il Trattato di Lisbona, “firmato in dicembre dai capi di Stato e di governo e del quale è iniziata la ratifica” da parte dei Paesi Ue, “è riuscito ad adeguare il funzionamento dell’Unione all’accresciuto numero degli Stati membri, a razionalizzare l’Ue e ad avvicinarla all’ideale democratico”, rendendo più semplice per il futuro “spiegarne il funzionamento ai cittadini”. Secondo mons. Van Luyn, il vero problema tuttavia non è sapere “come” l’Ue funziona, ma piuttosto “perché” e “con quali finalità”. Richiamando il “gruppo di esperti” creato dal Consiglio europeo nello scorso dicembre con l’incarico di redigere entro la primavera 2010 “un rapporto sull’essenza e la missione Ue per il decennio 2020-2030”, il presidente Comece ha osservato che tale questione “è implicitamente metapolitica”, cioè legata “al fondamento di valore dell’azione politica stessa”. Giustizia, solidarietà e sussidiarietà. Analizzando quindi la politica messa in atto dall’Unione europea di fronte alla minaccia terroristica o ai rischi del cambiamento climatico, mons. Van Luyn l’ha definita “giusta e responsabile” ma, ha ammonito, “una politica che si accontenta unicamente di ‘reagire’ va contro lo spirito europeo, mentre la costante crescita del benessere materiale e dell’abbondanza” di cui “beneficiano, tra l’altro, solo piccoli gruppi, non può, a lungo termine, costituire l’unico obiettivo della politica europea”. Per il presidente della Comece in questa politica “c’è un vuoto” che si “manifesta con chiarezza” in ambito sociale; “per questo – ha detto – la Commissione europea ha promosso una consultazione sulla realtà sociale dell’Europa nel maggio 2007, cui ha partecipato anche la nostra commissione affari sociali, un’iniziativa per la quale esprimiamo la nostra gratitudine”. Riprendendo il tema della plenaria, esso contiene, secondo il presule, la “risposta alla domanda sull’utilità dell’Ue nel XXI secolo”; una “formula abbreviata del bene comune europeo” che “non può realizzarsi se non nella ricerca di giustizia e attraverso la conseguente applicazione dei principi di solidarietà e sussidiarietà”. La rinascita religiosa. Ribadendo che in Europa la crescita materiale si è accompagnata con “la scomparsa di senso” che “va di pari passo con la difficoltà di dare un nome al male”, il presidente Comece ha affermato: “Non si può escludere la possibilità di trovare la chiave per superare la crisi nella rinascita dei sentimenti religiosi” di cui “molti segni sono oggi prova”. In tale orizzonte “la politica in Europa e in particolare le istituzioni europee” sono chiamate “a rispettare l’essere umano nella sua dimensione religiosa e spirituale, ma anche a riconoscere l’importanza” di tale dimensione. La politica europea dovrà allora essere “una politica per l’essere umano nella sua interezza”. Un segnale incoraggiante. Di qui la richiesta di “ascolto e sostegno” al contributo della religione e della fede, al cui riguardo “il dialogo previsto dal Trattato di Lisbona tra Ue e comunità religiose costituisce un segnale incoraggiante”. Per mons. Van Luyn si tratta “di riconoscere l’eredità religiosa dell’Europa” sottolineandone “la parte specificamente cristiana, senza tuttavia discriminare le altre religioni”. Di fronte alla rinascita del religioso nel continente, “la maggiore sfida per la Chiesa consiste nel comunicare” che “la libertà trova pienezza solo nella scelta dell’impegno” perché “nella vita politica e sociale, diritti e doveri da una parte, e libertà e responsabilità dall’altra, sono indissolubilmente legati”. I lavori dell’assemblea si chiudono con la presentazione del rapporto preliminare su cambiamento climatico e stile di vita cristiano a cura del gruppo di lavoro della Comece guidato da Franz Fischler, già commissario per l’agricoltura.