L’Ue in breve

Aiuti alimentari Ue verso i Paesi più poveriUno stanziamento di 160 milioni di euro per aiuti alimentari a favore di “paesi e regioni tra le più povere del mondo”, tra cui figurano Sudan, Ciad, Somalia, Congo, Nepal, Sri Lanka, Colombia e territori palestinesi della Cisgiordania e Striscia di Gaza. Le persone beneficiate direttamente sono stimate in 18,7 milioni. Il primo stanziamento annuale dell’Esecutivo Ue in questo campo, annunciato il 4 marzo dal commissario Louis Michel, si indirizzerà verso l’Africa subsahariana, l’Africa del Nord, il Medio Oriente, l’Asia, il Caucaso e l’America Latina. Tale azione intende “rispondere ai bisogni delle popolazioni più vulnerabili, vittime di penurie alimentari in seguito a catastrofi naturali, crisi economiche e politiche e conflitti armati”. Altri fondi dovrebbero essere resi disponibili nel corso del 2008. Michel ha spiegato che nelle nazioni in via di sviluppo “le popolazioni povere sono anche quelle più esposte a catastrofi naturali, ai conflitti, alle recessioni economiche, tutte situazioni in cui si giunge rapidamente a soffrire la fame”. L’Unione europea ha dunque “un ruolo essenziale da giocare, portando un aiuto” immediato con derrate alimentari, ma anche sostenendo gli sforzi per “ristabilire la produzione di viveri” necessaria in loco. I beneficiari degli interventi sono per lo più gruppi di rifugiati o di “senza terra”, comunità di accoglienza che ricevono popolazione migrante, famiglie ritornate nella propria terra dopo essere state allontanate per ragioni militari o per catastrofi naturali.Europa e stabilità dei mercati finanziari”L’Europa deve rimanere aperta agli investimenti esteri. I fondi sovrani non sono il grande lupo cattivo che bussa alla porta”. José Manuel Barroso riassume la posizione dell’Esecutivo che nelle scorse settimane si è a lungo occupato della stabilità dei mercati finanziari, anche in seguito alle recenti turbolenze su scala internazionale. La Commissione Ue ha infatti adottato una comunicazione sui cosiddetti fondi sovrani e una sull’adeguamento dei sistemi finanziari quale “contributo alle discussioni dei leader dei 27 su questi argomenti in occasione del Consiglio europeo di primavera del 13-14 marzo”. Sostanzialmente il collegio dei commissari punta ad “approvare un approccio comune Ue mirante ad accrescere la trasparenza, la prevedibilità e la responsabilità” di questi strumenti di investimento controllati direttamente da alcuni governi che vi investono le loro attività in valuta estera. L’attuazione di una strategia condivisa rafforzerebbe “la voce dell’Europa nelle discussioni internazionali miranti a elaborare un codice di condotta con norme sulla trasparenza”, i “controlli prudenziali” e sulla governance, a tutela di risparmiatori e investitori pubblici e privati. Barroso aggiunge che i fondi sovrani “hanno immesso liquidità e contribuito a stabilizzare i mercati finanziari e possono offrire alle imprese gli investimenti affidabili a lungo termine di cui hanno bisogno. A questo scopo, abbiamo bisogno di un accordo a livello mondiale su un codice di condotta volontario”, per impedire che alcuni fondi “siano gestiti in maniera non chiara e utilizzati a fini non economici”.La Pac tra passato e globalizzazioneIl settore primario continua a drenare circa il 40% del bilancio comunitario: sin dalla nascita della Cee, la Politica agricola comune (Pac) è stato uno degli ambiti di maggiore attenzione – e di spesa – a Bruxelles e Strasburgo. A partire dagli anni ’80 e ’90 ne è stata avviata una profonda revisione che rispondesse all’esigenza di sostenere un settore produttivo essenziale, senza trascurare gli interessi dei consumatori e quelli del budget comunitario. Inoltre la Pac ha iniziato a fare i conti con i grandi temi della tutela ambientale, del commercio internazionale, delle nuove tecnologie e produzioni. Al 2003 risale l’avvio del processo di riforma i cui primi esiti sono stati valutati nei giorni scorsi dalla commissione agricoltura del Parlamento Ue. I deputati hanno approvato una relazione – formulata per rispondere a un documento della Commissione Ue riguardante il futuro della Pac – in cui si ritiene positiva l’evoluzione dell’agricoltura europea, anche considerando la novità degli allargamenti verso est dei confini comunitari. Il presidente della commissione parlamentare, il britannico Neil Parish, ha affermato che in passato la Pac “era il simbolo dello spreco di denaro” Ue, mentre oggi “sono gli agricoltori a essere pagati per agire come steward ambientali e preservare aree naturali nelle nostre campagne”. Ma già si evidenziano nuove frontiere in relazione al mercato unico, allo spopolamento di vaste aree rurali, all’utilizzo degli ogm e più in generale alla globalizzazione. Si renderà ad esempio necessario “sviluppare meccanismi che incoraggino le produzioni locali, senza però invocare misure protezionistiche che blocchino” il commercio internazionale.