Russia, Svizzera, Austria

Russia: il messaggio dei vescovi a Medvedev”La Chiesa cattolica in Russia intende continuare e sviluppare le relazioni con la leadership del Paese per il bene comune dei cattolici e di tutta la società russa”. È quanto scrivono i vescovi cattolici russi, riuniti il 4 e il 5 marzo in assemblea plenaria a Saratov, nel messaggio augurale inviato durante i lavori al neoeletto presidente della Federazione russa, Dmitry Medvedev. “Lei ha un compito impegnativo – affermano i presuli nella missiva -, diventare il presidente di un grande Paese, risolvere i gravi problemi della società russa, assumere decisioni non facili”. Rammentando “l’attenzione dimostrata” da Medvedev, “in qualità di presidente della commissione governativa per i problemi dell’organizzazione religiosa”, nei confronti di questi temi e “dei bisogni delle organizzazioni religiose”, i vescovi ritengono che egli “giustificherà le speranze dei cittadini” che domenica lo hanno votato. “Speriamo sia un buon segno per noi”, aveva detto il segretario generale della Conferenza episcopale, fr. Igor Kowalewski, commentando per l’agenzia di stampa Kai l’elezione di Medvedev. La XXVII plenaria ha riconfermato alla guida dei vescovi per il prossimo triennio Joseph Werth, e ha eletto vicepresidente Kirill Klimovitch, riconfermando il segretario generale Kowalewski. Tra i temi oggetto di discussione le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, l’attività del seminario di San Pietroburgo, le relazioni tra Stato e Chiesa, la presenza e il servizio sul territorio della Federazione russa di preti, monaci e monache stranieri. AI lavori hanno preso parte, oltre a Werth, Klimovitch e Kowalewski, anche l’arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi della “Madre di Dio” a Mosca mons. Paolo Pezzi, il vescovo K. Pickel e il rappresentante della Santa Sede presso la Federazione russa, l’arcivescovo Antonio Mennini. La prossima assemblea plenaria si terrà in autunno, nel mese di novembre.Svizzera: per i cristiani di Terra SantaSi chiude oggi 7 marzo, a Gerusalemme, il pellegrinaggio in Terra Santa dei vescovi svizzeri, cominciato lo scorso 1 marzo. Da Betlemme alla Galilea, passando per Gerusalemme, i vescovi hanno voluto manifestare la loro solidarietà ai cristiani di Terra Santa, ma anche esprimere la loro vicinanza ai due popoli di questa terra in un tempo in cui “gli Israeliani, i Palestinesi ed i popoli del Vicino-Oriente vivono sempre più una situazione traumatizzante”. Dopo Betlemme, dove hanno visitato il Baby Caritas Hospital, che vive grazie anche alla generosità del popolo svizzero, i presuli sono stati a Gerusalemme, dove hanno avuto incontri con il Patriarca, Michel Sabbah e con il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa che ha illustrato brevemente il panorama della situazione dei cristiani. Secondo il Padre Joseph Roduit, abate di Saint-Maurice en Valais, “questo pellegrinaggio è stato mosso dalla nostra preoccupazione di aiutare i Cristiani di Terra Santa a rimanere sulla loro terra, perché sono i custodi naturali di questi luoghi. Se partiranno, questo Paese perderà la propria identità. Con la nostra venuta, abbiamo il desiderio di incoraggiare i pellegrinaggi qui. Perché se i pellegrini vengono, la popolazione locale può vivere dei suoi commerci, della sua industria turistica. E’ urgente rilanciare i pellegrinaggi di solidarietà”. Austria: il problema della “bassa natalità”La bassa natalità è “uno dei maggiori problemi dell’Europa”: lo ha affermato mons. Klaus Küng, vescovo della diocesi di St. Pölten nei giorni scorsi a Vienna, in occasione della presentazione di un libro sui possibili contributi dei cristiani alla vita politica. Nel breve periodo, secondo mons. Küng, questa tendenza sarà causa di “profondi cambiamenti socio-culturali” e di “grandi spostamenti sociali”. Per contrastarla “occorre una politica orientata alla famiglia” ha affermato “l’atteggiamento favorevole verso la famiglia e verso i bambini deve contraddistinguere qualsiasi politica orientata al futuro”. “Invece attualmente la politica svantaggia proprio le famiglie numerose”, costrette spesso a vivere “vicino alla soglia della povertà”. Küng ha esortato il mondo politico ad attribuire un valore maggiore alla famiglia, che fa cose “straordinarie per la società”, nel promuovere lo sviluppo della personalità e nell’insegnare ai bambini di agire in modo responsabile. Il vescovo ha inoltre individuato una “sensibile necessità di agire” per quanto riguarda l’educazione sessuale che “deve tornare ad essere legata maggiormente alle famiglie” e che “non può essere solo una materia scolastica”. Küng ha criticato il fatto che nelle scuole vengano fornite esclusivamente “informazioni tecniche sui metodi contraccettivi”: così facendo, “la sessualità diviene bene di consumo in proporzioni mai viste prima”. Günther Danhel, direttore dell’Istituto per il matrimonio e la famiglia (Ief) ha sottolineato che la “drammaticità della tendenza” alla bassa natalità “diventa percepibile” se si considera anche l’incremento costante dell’aspettativa di vita.