GAZA

Una lenta agonia

Un Rapporto di otto Ong del Regno Unito denuncia la crisi della Striscia

La situazione odierna di Gaza è la peggiore da quando nel 1967 Israele invase la Cisgiordania. E’ quanto emerge da un rapporto stilato da otto organizzazioni non governative del Regno Unito, tra cui Save the Children, Christian Aid, Cafod, Amnesty International, Trocaire e Care International. Da tempo la Caritas Gerusalemme denuncia le drammatiche condizioni in cui versa l’1,5 milione di abitanti della Striscia penalizzati dall’embargo israeliano delle merci e degli spostamenti delle persone costrette alla disoccupazione e alla disperazione. Ancora pochi giorni fa, al Sir, il parroco di Gaza Manuel Musallam lanciava un grido disperato riferendosi alla lenta agonia della Striscia: “il cibo non è sufficiente, manca l’acqua, l’energia elettrica viene erogata solo pochissime ore al giorno. I negozi sono vuoti, manca il lavoro, i medicinali sono difficili da reperire. I bambini piangono e sono disperati. E la comunità internazionale resta in silenzio”. Di seguito presentiamo una sintesi del rapporto.Divieto di accesso. Entrare ed uscire da Gaza, oggi, è praticamente impossibile e ciò non riguarda solo gli spostamenti delle persone ma anche e soprattutto delle merci. Secondo il Rapporto le forniture di acqua, energia elettrica, cibo e medicinali sono ben lontani dall’essere garantiti. Il risultato più evidente è che l’economia è al collasso, circola poco denaro e poco cibo. Salgono anche i prezzi dei beni di consumo più necessari come farina, latte per bambini e riso. Nel bimestre maggio-giugno 2007 i prezzi di questi prodotti sono cresciuti rispettivamente del 34%, 30% e 25%. Per descrivere bene il blocco totale delle merci basti pensare che i tir in ingresso a Gaza sono passati dai 250 del passato ai 45 di oggi. Povertà in aumento. In queste condizioni, denunciano le Ong, il numero delle persone che vivono in assoluta povertà è cresciuto notevolmente. L’80% delle famiglie di Gaza dipende dagli aiuti umanitari (erano il 63% nel 2006). Si calcola che nel 2008 saranno 1,1 milione (ovvero i due terzi del totale) le persone che vivranno con gli aiuti alimentari. Ma questo è solo il riflesso del collasso dell’economia della Striscia dove la disoccupazione è vicina al 40%. Il settore privato che genera il 53% del lavoro di Gaza è stato devastato, 3500 aziende su 3900 sono fallite e costrette a chiudere e 75 mila impiegati su 110 mila sono rimasti senza lavoro. Al momento il 95% delle attività industriali di Gaza sono sospese a causa del blocco, quindi non possono esportare ciò che producono. A risentire di questo embargo sono anche il settore agricolo e quello edile con decine di migliaia di senza lavoro. Per consentire agli abitanti di Gaza di poter provvedere con il proprio lavoro ai bisogni delle loro famiglie è necessario consentire il passaggio giornaliero di 500 tir con merci di importazione e di altri 200 con le esportazioni per i prossimi sei mesi per salire gradualmente fino a 600/700.Ospedali in tilt. Le restrizioni di carburanti ed elettricità sta provocando gravi conseguenze anche al sistema ospedaliero che vede tagli di corrente elettrica per 8-12 ore al giorno. Il numero di malati che hanno il permesso di uscire dalla Striscia per cure mediche è sceso dall’89,3% di gennaio 2007 al 64,3% del dicembre dello stesso anno. Un calo senza precedenti. Secondo dati forniti dal Organizzazione mondiale della sanità (Who) e ripresi dalle Ong da ottobre a dicembre 2007 sono morti, per mancanza di accesso, 20 pazienti inclusi 5 bambini.La sofferenza dei bambini. Gaza oggi è un luogo privo di infrastrutture, che sono state distrutte dal blocco. Il governo israeliano impedisce la manutenzione del servizio elettrico e di distribuzione dell’acqua proibendo l’importazione di pezzi di ricambio. Gli ospedali in tal modo non sono in grado di generare energia per alimentare le macchine salvavita mentre tra le 40 e le 50 tonnellate di liquami vengono riversati ogni giorno in mare poiché gli impianti di trattamento sono fermi per mancanza di carburante. Il 25-30% della popolazione di Gaza non ha acqua corrente in casa, prima dell’embargo tutte le abitazioni avevano l’acqua in casa. A soffrire maggiormente di questa crisi umanitaria sono soprattutto donne, anziani e bambini, quest’ultimi rappresentano più del 56% della popolazione. Negli ultimi 5 mesi 2000 di questi hanno perso la scuola che pure era cominciata con libri di testo, lezioni ed orari ridotti.Fine dell’embargo. La politica israeliana, denunciano le Ong, ha smantellato l’economia e impoverito gli abitanti di Gaza, come una specie di punizione collettiva contraria ad ogni legge umanitaria internazionale. Ad Israele viene riconosciuto il diritto di difendere i suoi cittadini dagli attacchi dei razzi palestinesi ma questa politica non sta dando quella sicurezza cercata. Al contrario una pressione internazionale su Israele per la fine dell’embargo e per la ripresa del dialogo con tutti i leader politici palestinesi (quindi anche Hamas che governa la Striscia) può contribuire al negoziato in vista di una pace giusta e sostenibile.