Austria: uno “sguardo sincero” sul nazismoLe Chiese devono osare uno “sguardo sincero”, anche se doloroso, nei confronti dell’anno del dominio nazista e “chiamare col suo vero nome” la propria corresponsabilità, pur con l’esistenza di singole “luci della solidarietà”. Questa in sintesi la posizione del Direttivo del Consiglio ecumenico delle Chiese austriache (Örko), espressa in una dichiarazione diffusa il 12 marzo in occasione della commemorazione degli eventi del marzo 1938. Proprio in considerazione della “sofferenza mostruosa” e della “corresponsabilità delle Chiese” nei confronti degli eventi di 70 anni fa, per i Cristiani, questo passato non deve rappresentare “un capitolo chiuso”. “Ancora oggi”, prosegue la dichiarazione, “rimane irrisolta la questione opprimente di come mai anche i Cristiani si siano fatti abbagliare dai nazionalsocialisti e siano diventati corresponsabili dei delitti”. “Specialmente molti cristiani evangelici, ma anche cattolici, fino ai vertici delle Chiese, percepirono l’annessione come una ‘liberazione'”, ricorda il documento, ribadendo altresì come “il trionfo del male” si sia consumato “apertamente e in modo niente affatto nascosto: ovunque scomparvero cittadini ebrei in conseguenza dell’annessione, senza che ci si domandasse seriamente cosa fosse successo”. Un ruolo fondamentale in questi eventi ebbe, secondo l’ Örko, “l’antigiudaismo cristiano, che era stato ‘rimodernato’ nel 19° secolo in modo da avere effetto sulle masse” e che rese ciechi i cristiani “nei confronti dell’antisemitismo omicida dell’ideologia nazionalsocialista”. Uno smarrimento che colpì persino teologi, che si fecero affascinare dall’idea di un “Cristo nordico, ariano”. Tuttavia, puntualizza il documento, “relativamente presto” si fece strada nei rappresentanti ecclesiastici di tutte le confessioni la consapevolezza degli effetti di questa ideologia, quando le Chiese “si trovarono a confrontarsi con la politica anticlericale e antiumana del regime”. La dichiarazione menziona espressamente le poche “luci della fede e della solidarietà” in aiuto delle vittime della persecuzione: “Il centro di aiuto per i cattolici non ariani” presso il palazzo arcivescovile di Vienna, la “Missione svedese” e i centri di aiuto dei Quaccheri nella capitale austriaca. “Occorre anche ricordare che nella sofferenza comune nei campi di concentramento e nel deserto della guerra, venne posto il seme dell’ecumenismo che dà ancora oggi i suoi frutti”. Pertanto, conclude la dichiarazione, “Il riconoscimento degli errori del passato” deve oggi nutrire la fermezza nell’agire in secondo il Vangelo, ascoltare costantemente la Parola di Dio e di chiedere il discernimento e la chiarezza nello spirito di Gesù Cristo”. Inghilterra: cresce il commercio equo e solidaleMons. John Rawsthorne, vescovo responsabile di “Cafod”, l’agenzia della Chiesa Cattolica di Inghilterra e Galles per gli aiuti al Terzo mondo ha dato il benvenuto alle ultime cifre sul commercio equo e solidale che è aumentato nel 2007 dell’81% raggiungendo 493 milioni di sterline, 704 milioni di euro, secondo le cifre pubblicate dalla “Fairtrade Foundation”, l’organizzazione che si occupa di promuovere merci prodotte secondo condizioni di lavoro giuste. Per guadagnarsi il marchio “Fairtrade” occorre pagare ai produttori del Terzo Mondo un salario giusto e investire per migliorare le condizioni di lavoro. “Fairtrade” possono anche diventare diocesi, città o parrocchie se promuovono la vendita dei prodotti equosolidali. “E’ meraviglioso vedere I supermercati vendere prodotti equosolidali perché significa che la gente li compra. C’e’ voluto tempo e lavoro ma I risultati si vedono”, ha dichiarato al settimanale cattolico “The Universe” mons. Rawsthorne che è anche vescovo della diocesi di Hallam, “Non dobbiamo sederci sugli allori ma continuare il nostro impegno”. Nel Regno Unito le più importanti catene di supermercati vendono prodotti ecosolidali e ad ottenere il marchio sono anche importanti produttori come “Tale & Lyle”, una famosa fabbrica di zucchero. In Scozia la campagna per far acquistare alla regione il marchio equosolidale ha l’appoggio del Parlamento. Per ottenere il titolo è necessario che ogni città e il 55% degli enti locali abbiano già il marchio. La scorsa settimana è stato anche messo in commercio per la prima volta il “vino santo” equosolidale ovvero un vino prodotto per la Comunione dalla cooperativa “Los Robles” del Cile. “Poterion” questo il nome del vino viene distribuito dalla società di importazione dello Staffordshire “Whitebridge Wines”. Tra i prodotti equosolidali più popolari le banane la vendita delle quali ha raggiunto i 150 milioni di sterline, 214 milioni di euro e il cotone che ha fatto guadagnare al marchio “Fairtrade” 35 milioni di sterline, 50 milioni di euro.