CONSIGLIO UE

Tra decisioni e rinvii

Per diverse preoccupazioni interne e internazionali

In base all’ordine del giorno del’ultimo Consiglio europeo i capi di Stato e di governo avrebbero dovuto discutere in poche ore, dal tardo pomeriggio del 13 alla mattina del 14 marzo, della messa a punto della Strategia di Lisbona, delle misure da adottare nel vasto settore dei cambiamenti climatici e dell’energia, delle possibili azioni per una maggiore stabilità dei mercati finanziari. Senza trascurare il progetto francese di Unione per il Mediterraneo. In realtà le minacce di recessione internazionale, le preoccupazioni politiche ed elettorali interne di alcuni leader, i problemi balcanici (elezioni in Serbia, futuro del Kosovo) e mediorientali hanno imposto più di un rimando.Ambiente e pacchetto energia. Al termine dei lavori, è toccato al premier sloveno Janez Jansa, presidente di turno del Consiglio Ue, presentare le 20 pagine del documento conclusivo, con la retorica della “piena soddisfazione per i risultati raggiunti”. “Abbiamo affrontato argomenti rilevanti trovando punti di accordo sui temi in agenda”. Jansa ha spiegato: “Su ambiente ed energia abbiamo avallato il pacchetto di proposte avanzato dalla Commissione a gennaio. Entro giugno”, termine della presidenza slovena, “giungeremo a una intesa sul mercato dell’energia”, che comprende la spinosa questione della separazione proprietaria delle attività produttive e di distribuzione (unbundling). Sul pacchetto ambientale le decisioni sono invece rinviate alla presidenza francese, quindi entro il dicembre 2008. La discussione sui nodi ambientali è stata introdotta dal documento “Cambiamenti climatici e sicurezza internazionale”, illustrato da Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera. Il quale ha affermato: “I cambiamenti del clima possono diventare moltiplicatori di minacce”. Ai pericoli di “natura umanitaria”, infatti, si aggiungono “rischi politici e per la sicurezza che colpiscono direttamente gli interessi europei”. Qui, ha detto Jansa, si tratta di “definire una precisa modalità per la riduzione di emissioni di carbonio senza rallentare lo sviluppo delle nostre imprese. Ci sarà anche un costo per tale strategia, ma il prezzo della non azione sarebbe ben più elevato”. “Un prezzo eccessivo”, per la maggiore associazione industriale dei 27, BusinessEurope, presieduta da Antoine Sellière, con costi insostenibili “a carico delle imprese”. Strategia di Lisbona. Dal summit escono invece confermate le linee guida per l’ultima fase triennale della Strategia di Lisbona, pensata nel 2000 e intesa a fare dell’Europa, entro il 2010, la prima potenza mondiale basata sull'”economia della conoscenza”, sulla maggiore occupazione, rafforzando al contempo la “coesione sociale”. Le buone intenzioni permangono, benché il clima economico entro cui operare le riforme nazionali non è certo dei più favorevoli, fra rallentamento statunitense, turbolenze finanziarie, prezzi crescenti delle materie prime e dell’energia, innalzamento dell’inflazione. E con una volatilità dei tassi di cambio accentuata: l’euro è oggi una moneta “troppo forte”, tanto da costituire un ostacolo per le esportazioni europee. Proprio per queste ragioni, però, non si può “abbassare la guardia”: i 27 insistono sull’urgenza di riforme strutturali nazionali, politiche di bilancio e di spesa sane (welfare, sistemi previdenziali…), mercati del lavoro “duttili” (la parola d’ordine è “flexisecurity”). Molteplici le direzioni su cui concentrarsi: “investire nella conoscenza e nell’innovazione”; “liberare il potenziale delle imprese”, in particolare piccole e medie; spendere di più in formazione e ricerca. L’Ue e il Mediterraneo. Uscendo dal summit, Jansa ha quindi precisato: “Per le possibili azioni contro le turbolenze, il Consiglio ha convenuto che le principali risposte incombono sul settore privato. Tuttavia le autorità dell’Unione si dicono disposte ad assumere misure di regolazione e sorveglianza che si ispirano a quattro assi principali”: più trasparenza per gli investitori, vigilanza, rafforzamento del quadro prudenziale per la gestione dei rischi del settore finanziario, incentivi per il miglior funzionamento del mercato. Altrettanto ottimista (la carica del resto lo impone) è apparso il presidente della Commissione, incaricata di formulare proposte concrete in tale ambito. “L’Unione europea ha superato il test della realtà”, ha detto José Manuel Barroso. “Emerge la capacità di affrontare insieme i grossi problemi che abbiamo davanti, nonostante il fatto che il quadro economico sia mutato”. Riguardo l’Ue per il Mediterraneo, lanciata da Sarkozy per incrementare i rapporti di collaborazione tra le due sponde del mare, Jansa conferma che – a differenza della proposta di Parigi – saranno coinvolti “tutti i paesi Ue e non solo quelli che si affacciano sul Mediterraneo”. La Commissione “dovrà presentare una proposta entro il vertice di Parigi del 13 luglio”, in “continuità con il processo di Barcellona”. E senza prevedere nuove spese.