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La passione francese

Laicità: segnali di cambiamento anche per l’Europa

In un momento in cui la questione del ruolo delle religioni nella società torna al primo posto nei dibattiti elettorali in diversi paesi democratici (Spagna, Italia, Belgio, Stati Uniti), a volte anche con interventi dI episcopati, la Francia, patria della laicità, sembra prendere sotto la spinta del suo nuovo presidente della Repubblica: una strada inaspettata. Difatti, lo scorso dicembre Nicolas Sarkozy pronunciò un importante discorso al Laterano, nel territorio dello Stato della Città del Vaticano, per definire la sua idea di «una laicità positiva».Dopo un percorso storico dell’evoluzione della Francia Sarkozy sottolineò nell’occasione romana la profondità delle radici cristiane della Francia, e nello stesso tempo l’importanza della laicità come fatto identitario della cultura francese e come libertà fondamentale. Ma aggiunse che «la laicità non ha il potere di separare la Francia dalle sue radici cristiane» e «una nazione che ignora l’eredità etico, spirituale, religioso della sua storia commette un reato contro la sua cultura». Quindi, «la laicità non può essere la negazione del passato». Secondo il presidente francese, la Repubblica deve riconoscere «il fatto spirituale» come un fatto costitutivo della società, e senza strumentalizzare la religione. Inoltre Sarkozy considera positivamente il ruolo dei credenti per la costruzione della pace civile, cioè della convivenza in una società diventata multiculturale. In tale senso la laicità, nel rispetto della separazione tra Stato e religioni, per evitare ogni ambiguità, deve farsi «positiva», cioè organizzare una vera collaborazione. Questa lettura della laicità non è del tutto nuova. Poco a poco a partire dalla fine della prima guerra mondiale si è infatti costruita una laicità ufficiale, iscritta anche nella costituzione della IV (1946) e poi della V Repubblica (1958) : nelle sue grandi linee si esprmeva una laicità «pacificata» anche se ciò non escludeva e non eclude il ritorno a derive laiciste.Ma la Francia laica, per limitarsi a due temi cari alla Chiesa, è oggi in Europa uno dei Paesi dove lo Stato è il più impegnato ad assicurare la libertà dell’insegnamento, quindi il funzionamento, delle scuole cattoliche e a promuovere una politica di difesa della famiglia. Certo le cose potrebbero essere migliorate, ma il risultato francese è una scuola cattolica forte e un tasso di natalità tra i più alti d’Europa.Alcuni studiosi parlano di laicità aperta, o di cooperazione, che si osserva anche a livello locale, in numerosi comuni dove i sindaci hanno sviluppato una vera politica di riconoscimento del fatto religioso e delle religioni nel tessuto sociale. Ma nello stesso tempo si mantiene in Francia una tradizione laicista agressiva. Questa oggi non è quasi più presente al livello istituzionale, al livello dei governi (un governo socialista adottò nel 2002 il principio di un dialogo istituzionale al più alto livello del Governo con la Chiesa cattolica), come al livello locale (Regioni, Province, Comuni) anche se molto dipende dalle giunte.Paradossalmente permangono però tanti blocchi, ad esempio il rifiuto del riferimento alle radici cristiane dell’Europa nel progetto di costituzione euopea e il rifiuto di riconoscere i titoli delle Università cattoliche. D’altra parte il laicismo, nel senso dell’ostilità contro le religioni, soprattutto contro il cattolicesimo, resta forte in diverse componenti della popolazione: tra gli insegnanti dei licei e delle scuole medie, ma anche in alcune università e sopratutto nei media, particolarmente in televisione.Per altro verso é sempre potente la massoneria che funziona come una vera lobby. Si capisce che la laicità in Francia è molto più complessa di quanto si dica, al di fuori della stessa Francia, ma resta sempre una passione francese. Il discorso del Presidente Sarkozy, prende allora tutto il suo senso, e la sua importanza, perché per la prima volta il Capo dello Stato osa affrontare l’argomento senza paura. Ha provocato subito delle reazioni laiche, alcune violente, ma ha confermato in successivi interventi la sua linea. Ha sopratutto aperto un grande dibattito disinibito sul senso e la forma di una laicità moderna. Questo sarà utile anche per l’avvenire dell’Europa.