VERSO SYDNEY 2008
Scorrono veloci i giorni nel tabellone issato sulla cattedrale di Saint Mary nel centro di Sydney. Un conto alla rovescia che divide la città australiana dall’incontro con Benedetto XVI e i giovani di tutto il mondo, per la XXIII Giornata mondiale della gioventù. Un evento molto atteso, che dopo le Filippine tocca per la seconda volta l’emisfero asiatico del globo. 125mila i giovani provenienti da 120 diversi Paesi, di cui 11mila dall’Italia, che si uniranno agli oltre 100mila pellegrini locali per vivere insieme un esperienza nel segno della fede e della comunione. Nella settimana dal 14 al 20 luglio gli organizzatori prevedono oltre le 200mila presenze con punte di 500mila per la messa finale in programma domenica 20 luglio all’ippodromo di Randwick. Tra le nazioni con il numero più alto di partecipanti figurano Stati Uniti e Italia, con Germania, Francia e Spagna più indietro. Alla lista dei Paesi presenti si aggiungono nazioni più povere, ma che grazie alla vicinanza geografica riescono a partecipare più facilmente rispetto alle edizioni precedenti come, per esempio, East Timor e Papa Nuova Guinea. Anima di questa organizzazione i volontari, che al momento hanno raggiunto quota 4mila. Tra le fila dei tanti giovani che da mesi si trovano a Sydney per collaborare quattro di loro arrivano dall’Italia. Il SIR ha incontrato due di loro, Cristina Fumagalli, da Lecco, e la fiorentina Annalia Alvisi.
Come procede la preparazione dell’evento e come mai avete deciso di entrare a far parte dell’organizzazione della Gmg?
Fumagalli: “La preparazione va avanti bene, l’esperienza mi piace molto. Per ora il nostro compito è sopratutto quello di traduzione, visto che entrambe siamo laureate in lingue. In particolare mi occupo di rispondere alle mail dei pellegrini italiani e francesi. Per me essere qui è importante: era una cosa che volevo fare da tanto, visto che avevo vissuto le precedenti Gmg come pellegrina, volevo capire come potevo aiutare i giovani come me mettendo a disposizione le mie conoscenze. Inoltre la cosa che mi ha affascina di più è lo scambio culturale radicato nella fede e la forza e l’energia che porteranno tutti questi giovani in un paese lontano come l’Australia, penso che sarà una bella esperienza anche per la Chiesa australiana”.
Alvisi: “Anch’io sono contenta. A differenza di Cristina che è arrivata lo scorso ottobre, io ho iniziato a gennaio. È un esperienza nuova e interessante ed ogni giorno conosco qualcosa di nuovo, come la corretta dicitura delle preghiere, per esempio. È bello perché hai una visione d’insieme diversa rispetto a quando vivi l’evento da fuori. Inoltre è interessante vedere come si stanno preparando Paesi che non sono mai riusciti a partecipare per fattori di lontananza e povertà, come la Nuova Guinea che verrà per la prima volta”.
Che genere di richieste e domande ricevete dai pellegrini?
Fumagalli: “Principalmente chiedono informazioni sulle password che si sono dimenticati, dopo essersi registrati, oppure come partecipare in qualità di volontari o come compilare la richiesta di visto. Insomma domande puramente tecniche”.
Alvisi: “Tutte le comunicazioni sono tradotte in quattro lingue ufficiali (inglese, italiano, francese e spagnolo) e io mi occupo di tradurre la guida del pellegrino, comunicati stampa e documenti vari”.
Con voi ci sono anche molti altri giovani di varie parti del mondo. Come vi trovate a lavorare in una squadra così multicolore?
“È stimolante, ti dà molta energia. È bello perché ti relazioni con persone che arrivano da tutto il mondo e ognuno apporta il suo contributo. Ciascuno ha un compito diverso, ma si lavora tutti insieme per un unico obiettivo. Inoltre noi italiani, dopo i padroni di casa siamo i più numerosi, insieme a francesi, polacchi e tedeschi”.
A Sydney si respira già aria di Gmg?
“In realtà no, è ancora presto, non si rendono ancora conto di quante persone arriveranno e della portata dell’evento, ma gli abitanti di Sydney lo capiranno solo in quella settimana”.
Quanti italiani verranno a Sydney per la Gmg?
“L’Australia di per sé è un sogno, ma quello che frena di più è la lontananza e i costi elevati. Nonostante questo saranno circa 11mila i giovani italiani previsti, quindi non ci resta che continuare a lavorare per fare in modo che vivano bene questa magnifica avventura nel nome di Cristo e della fede”.
a cura di Francesca Baldini – Sydney
(2 aprile 2008)