GIOVANNI PAOLO II
Come la Polonia vive oggi la sua memoria?
Mercoledì 2 aprile 2008: terzo anniversario della scomparsa di Giovanni Paolo II. Anna Teresa Kowalewska, a nome di SIR Europa, ha posto alcune domande all’arcivescovo di Varsavia, mons. Kazimierz Nycz.A tre anni dalla scomparsa di Giovanni Paolo II si può dire che in Polonia cresce il culto di Papa Wojtyla? Che cresce la devozione nei confronti del Papa polacco? “Senz’alcun dubbio il culto di Giovanni Paolo II cresce e si sviluppa anche attraverso numerose iniziative che hanno come scopo approfondire l’insegnamento del Pontefice. Ma cresce anche la devozione, la preghiera per l’intercessione del Papa. Sono numerosissimi i casi del genere. La questione fondamentale però è non fermarsi ad un culto che è prova di un atteggiamento emozionale. Bisogna che seguano dei fatti e delle azioni concrete, bisogna che siano continuate le opere che erano particolarmente care al Papa”. Come procede in Polonia l’attuazione del magistero di Giovanni Paolo II, che durante uno dei suoi viaggi, nel 1991, ha ricordato ai polacchi i 10 comandamenti? “Penso che lo stesso Giovanni Paolo II, come Papa, fosse ben conscio di non proclamare il proprio magistero, bensì quello di Cristo. Non cercava di legare le persone a se stesso, bensì alla Chiesa e a Gesù Cristo. Ne è prova che quando se n’è andato, il numero dei pellegrini che vengono a Roma non è diminuito ma addirittura cresciuto, e in maniera considerevole. È aumentato sia il numero dei partecipanti alle udienze sia di coloro che partecipano alle preghiere domenicali così come sono più numerosi i pellegrini alla tomba del Papa. Cerco di ricordarlo sempre ai sacerdoti: non bisogna oscurare Gesù con la propria persona, ma bisogna guidare i fedeli verso il Signore. E papa Wojtyla lo ha saputo fare in maniera incredibile. E’stato il pastore della nuova evangelizzazione e in questo senso il suo insegnamento è tuttora di stretta attualità”. A che cosa chiama, in particolare, questo insegnamento?“Anzitutto a vedere se sappiamo concentrare in modo adeguato la nostra attenzione sui punti che erano importanti per il Papa, i momenti che egli ha sottolineato nel suo magistero, nei suoi pellegrinaggi. Occorre verificare se siamo capaci di imparare da lui ad avvicinare le persone con i modi di colui che non giudica, ma predica l’amore di Cristo. In particolare quel suo sapere parlare ai giovani, verso i quali non aveva un atteggiamento moralizzatore ma neppure condiscendente. Il Papa ai giovani poneva esigenze chiare, e nonostante ciò loro accorrevano. Sicuramente la Chiesa in Polonia deve studiare ancora molti anni per assolvere quel compito… E penso che la beatificazione ci possa aiutare”.Aiutare come? “La beatificazione o la canonizzazione avvicinerà di nuovo la persona di Giovanni Paolo II ai fedeli, indurrà ad uno studio ancora più approfondito dei suoi insegnamenti e alla preghiera. Il tempo allontana le persone. Invece noi vorremmo che il Papa rimanesse insieme a noi. Non deve ergersi su un piedistallo da non poter essere nemmeno imitato, ma bisogna che rimanga tra noi così com’era, come esempio, come persona da seguire, da imitare. Come un santo in terra per noi che viviamo qui adesso”. Quali sono le sfide più impegnative che attendono la Chiesa in Polonia? “Il compito fondamentale è sempre lo stesso: proclamare al mondo la verità che Cristo è morto e risorto per la nostra salvezza e che ognuno di noi deve fare quella stessa strada, deve portare la propria croce mentre l’uomo moderno cerca di dire ‘ questo non accadrà mai’. Il compito della Chiesa è quello di dimostrare che tutto questo ha un senso, che la nostra croce insieme alla croce di Cristo – quello che Giovanni Paolo II ci ha insegnato negli ultimi dieci anni – ha un senso. E questo è il programma più importante, non solo per i prossimi dieci anni, ma per sempre: fare di tutto affinché quella voce che parla dell’amore misericordioso di Dio per noi, arrivi a tutti, anche a coloro che non vengono in chiesa, che sono diventati indifferenti, la cui fede si è affievolita. Di qui l’importanza di portare attraverso i laici cattolici questa verità al mondo del lavoro, all’intera società. Per questo dobbiamo servirci dei media moderni, non solo della televisione, della radio o della carta stampata, ma anche di Internet. Ma bisogna anche far sì che il Vangelo proclamato e vissuto nei sacramenti sia realizzato nella vita di tutti i giorni attraverso la carità e la sollecitudine per i bisognosi e i sofferenti. Anche se nelle grandi città la disoccupazione è calata di molto, fino al 5% raggiungendo i cosiddetti livelli fisiologici, la Chiesa non deve dimenticare i poveri e i disoccupati, spesso costretti a emigrare all’estero, pagando per questo un prezzo molto alto”.