POLONIA

Il coraggio della verità

La Chiesa a tre anni dalla morte di Papa Wojtyla

Quale è la situazione della Chiesa polacca dopo la morte di Giovanni Paolo II? SIR Europa, tramite Anna Teresa Kowalewska, lo ha chiesto a mons. Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, ricordando che questa Chiesa è stata colpita da alcune esperienze dolorose e difficili. I media occidentali hanno parlato molto sia del problema della verificazione dei sacerdoti registrati come collaboratori dei servizi segreti del regime comunista sia della questione della Radio Maria e del suo direttore padre Tadeusz Rydzyk. “Vorrei dire chiaramente – afferma mons. Nycz – che i problemi a cui si è accennato non sono direttamente legati alla scomparsa del Papa. Né i problemi riguardanti la verificazione, né tanto meno la questione della Radio Maria. Tra l’altro sono dei casi ben diversi uno dall’altro. Bisogna ricordare che in Occidente non c’è stato alcun comunismo. È quindi difficile capire la vita nelle condizioni imposte da un regime che celandosi sotto le vesti del giusto e del retto, al contempo limitava la libertà personale delle persone, ed era pronto a guadagnarsi dei collaboratori servendosi dei ricatti, e delle minacce. Noi abbiamo avuto quaranta anni di quel sistema comunista. E quando è finito, nel 1989 non abbiamo fatto i conti col passato così com’è stato fatto in Cecoslovacchia o in Ungheria”.Mons. Nycz, in che senso sono stati trascurati i conti?“Abbiamo ritenuto che questi problemi si dovessero risolvere da soli. Il problema dei collaboratori dei servizi comunisti, come lo vedo oggi, non riguarda solo la Chiesa ma è un problema nazionale. Bisogna assumere una posizione onesta ed equa nei confronti del passato, considerando che dopo 15 anni che ormai sono passati non tutto può essere fatto così come si sarebbe potuto farlo prima. Gli ultimi due o tre anni passati sono il periodo quando si è cercato di far fronte a questo problema. E lo sforzo non è stato vano. La Chiesa ha contribuito alla soluzione di quel problema con un grande lavoro. Sono state istituite delle commissioni diocesane atte ad analizzare i singoli casi di presunti collaboratori. A livello nazionale è stata creata la commissione per i vescovi. Abbiamo cercato di esaminare il passato. Abbiamo chiesto agli interessati di esporre le loro posizioni, di chiarire i loro comportamenti. Non senza difficoltà, e a volte in maniera dolorosa, il problema è stato risolto. In quel processo di verifica è importante che la verità venisse conosciuta, che ci fossero il chiarimento e la purificazione della memoria. Per ciò che riguarda invece Radio Maria è difficile pensare che questa emittente che indirizza i suoi programmi alle persone anziane, ai malati, non ci sia più. Bisogna migliorarla soprattutto per quel che riguarda la sfera socio-politico. E io spero che si possa risolvere questi problemi dall’interno”. Il cattolicesimo polacco ha un carattere specifico rispetto a quello dell’Europa occidentale. Come portarlo in quell’Europa di cui anche la Polonia fa parte? “La specificità del cattolicesimo polacco ha donato, in un certo senso, come frutto Giovanni Paolo II. Ma la specificità del cattolicesimo polacco, è in questo sono ottimista, sta anche nel fatto che non possiamo essere paragonati né alla Spagna, né al Portogallo, né all’Irlanda. Non voglio parlare degli Stati confessionali, ma in quei Paesi in cui la Chiesa per decenni ha avuto dei benefici in quanto aveva dei rapporti con lo Stato. Da noi la situazione era ben diversa. La Chiesa polacca durante i quarant’anni del regime comunista, e prima ancora durante la guerra, ha dovuto difendersi dal nemico. E quel nemico era proprio lo Stato e il Potere. Risalendo poi a ritroso la storia della Polonia: c’è stato un breve ventennio di libertà tra le due guerre mondiali, ma prima ancora la Chiesa ha dovuto difendersi dalle potenze straniere (Russia, Prussia e Austria) che avevano diviso tra loro il territorio del Paese. Quindi per la Chiesa in Polonia non c’è il risultato positivo di relazioni con le Autorità. Abbiamo quindi la possibilità di evitare gli errori di altri, abbiamo la possibilità di mantenere un cattolicesimo vivo, mantenendo contemporaneamente sani gli equilibri di uno Stato democratico. Penso che per la Polonia ci sono delle buone probabilità che rimanga una società religiosa, anzi che lo diventi ancora di più di quanto non lo sia adesso”. La Polonia è dunque disposta a dare qualcosa all’Europa, tra l’altro ha appena ratificato il Trattato di Lisbona…“Questa è un tema da dividere in due. La prima domanda è se quello che la Polonia da, e cioè noi, lo fa in modo adeguato. E la seconda è se l’Europa vuole ricevere qualcosa. La risposta alla prima domanda, che riguarda noi in particolare, è che dobbiamo dare esempio del cattolicesimo non solo proclamato ma concreto. Se i polacchi sapranno mostrarsi cattolici competenti, onesti, responsabili, empatici, saremo accolti. Ma se pensiamo di camminare solo parlando del cristianesimo, senza rispettare degli impegni, non sembreremo credibili”.