GIOVANNI PAOLO II

Le ore di quel sabato

Alcune voci europee nel terzo anniversario della morte

“Un segno e una testimonianza della Risurrezione di Cristo”. Così Benedetto XVI ha definito il pontificato di Giovanni Paolo II, nella messa di suffragio celebrata il 2 aprile in piazza S. Pietro per il terzo anniversario della morte. Celebrazione eucaristica che ha aperto il Congresso apostolico mondiale della Misericordia, dedicato alla memoria del Papa polacco. “Riviviamo con emozione – ha detto il Papa – le ore di quel sabato sera, quando la notizia della morte fu accolta da una grande folla in preghiera che gremiva piazza San Pietro”. Poi, “per diversi giorni la Basilica vaticana e questa piazza sono state davvero il cuore del mondo. Un fiume ininterrotto di pellegrini rese omaggio alla salma del venerato Pontefice e i suoi funerali segnarono un’ulteriore testimonianza della stima e dell’affetto, che egli aveva conquistato nell’animo di tantissimi credenti e di persone d’ogni parte della terra”. “Non abbiate paura”. Queste parole, ha aggiunto Benedetto XVI, “sono diventate una specie di motto sulle labbra del Papa Giovanni Paolo II, fin dal solenne inizio del suo ministero petrino”. Parole “ripetute più volte alla Chiesa e all’umanità in cammino verso il 2000, e poi attraverso quello storico traguardo e ancora oltre, all’alba del terzo millennio”. Il card. Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ricordando il Papa polacco, ha osservato che la vita eterna “è la nostra chiamata, il nostro destino. Questo era il segreto della vita e della testimonianza di Giovanni Paolo II, l’origine della sua capacità di amare e di soffrire”. “Questa vita – ha aggiunto – è il frutto dell’amore che Dio ha per noi, non è un cieco destino e perciò questa vita non si interrompe e non finisce con la morte”.Un segno del cielo. Giovanni Paolo II “trovò, nelle parole, nei messaggi che suor Faustina ricevette da Gesù e che trasmise in un linguaggio del tutto semplice, la risposta ai grandi quesiti e alle sfide del nostro tempo”. Con queste parole l’arcivescovo di Vienna, card. Christoph Schönborn, ha ricordato papa Wojtyla. Egli, ha aggiunto Schönborn, “ha riflettuto, alla luce di questi messaggi, per tutta la vita, sull’inesauribile mistero della Divina Misericordia. Questo mistero ha plasmato il suo operato di sacerdote, di vescovo e di papa ed ha toccato, attraverso la sua persona, un numero infinito di uomini in tutto il mondo. Egli era davvero un testimone unico della Misericordia”. Il porporato ha evidenziato come “il cammino terreno” di Giovanni Paolo II sia finito proprio la “Domenica della Misericordia, festa che egli stesso aveva introdotto nell’anno del giubileo del 2000”, canonizzando suor Maria Faustina Kowalska. “È difficile, anzi impossibile, non ravvisare in questa coincidenza un ‘segno del Cielo'”. E si è domandato: “Non ha messo Dio stesso la sua firma” sotto “il programma di vita” di Giovanni Paolo?”.Il potere dell’amore. “Giovanni Paolo II visse sotto due regimi dittatoriali e sperimentò la profondità della potenza delle tenebre da cui è insidiato il mondo anche ai nostri tempi”: lo ha ricordato il card. Stanislaw Dziwisz, segretario di Giovanni Paolo II per 25 anni e oggi arcivescovo di Cracovia, “ma Dio si oppone a queste forze, che non lascia prevalere, con un potere totalmente diverso e divino, ponendo un limite al male. E’ il potere della verità e dell’amore”. Comunque, Giovanni Paolo II, per il porporato, è morto tre anni fa, ma da allora “non ci hai mai lasciati soli”. Il card. Dziwisz ha espresso la volontà di “prendere l’eredità” di Karol Wojtyla per proseguire il suo programma della nuova evangelizzazione: “Desideriamo proclamare la sacralità della vita e della santità della famiglia nel matrimonio. Nel nome di Gesù siamo dalla parte dei poveri, degli umili, di quelli che non hanno nulla, dei perseguitati a causa della loro giustizia o della religione”.Per un dialogo possibile. Giovanni Paolo II “ha rilanciato la Misericordia di Dio nel cuore della vita della Chiesa e del mondo”: lo sostiene il card. Audrys J.Bačkis, arcivescovo di Vilnius (Lituania). La devozione alla Divina Misericordia per il porporato “è un invito a rafforzare la propria fede in Gesù Cristo, nell’abbraccio della Chiesa, che si esprime nella profonda preghiera e attraverso i sacramenti”. Innanzitutto, attraverso l’eucaristia, ma anche attraverso “il sacramento della riconciliazione”. Per il card. Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, “la misericordia è uno dei temi maggiori nel nostro dialogo con le altre religioni, in particolare col giudaismo e l’islam”. Il card. Barbarin ha poi ricordato che da più di cinquant’anni è in atto a Lione un proficuo dialogo interreligioso cattolico-musulmano. “La mia convinzione – ha concluso – è che solo un’attitudine interiore umile, che ci renda pronti e recettivi verso i doni di Dio in noi e negli altri, ci permetterà di essere dei veri servitori della Sua misericordia, dei servitori della gioia nel cuore degli uomini”.