POLONIA

Dalla collina all’Europa

L’eredità culturale e spirituale di Giovanni Paolo II

“Ricordiamoci che l’attuale libertà del nostro Paese, e il suo ruolo in Europa, sono in grande misura dovuti al figlio di questa Chiesa, il servo di Dio Giovanni Paolo II” ha affermato il card. Stanislaw Dziwisz nell’omelia pronunciata a Lagiewniki il 30 marzo, la domenica della Divina Misericordia. Con queste parole l’ex segretario particolare di Karol Wojtyla, e suo successore nell’arcidiocesi di Cracovia, ha aperto la settimana di commemorazioni a tre anni dalla morte di Giovanni Paolo II. “Dalla Collina della Misericordia a Lagiewniki si vedono bene le cose del nostro Paese” ha continuato il cardinale, ricordando la ratifica del Trattato di Lisbona, in quei giorni discussa dal Parlamento e di seguito votata definitivamente proprio il 2 aprile, oggi in attesa della firma da parte del Presidente della Repubblica. Simbolica identità. Il sociologo Tomasz Zukowski osserva che la morte di Giovanni Paolo II ha sconvolto i polacchi più di qualunque altro evento negli ultimi anni: il 79% ha vissuto quei momenti in maniera “particolarmente profonda”, il 59% ha sentito in modo particolare “un legame forte con altri connazionali” mentre per il 50% la morte di papa Wojtyla è stato “un momento di riflessione personale”. Secondo Eileen Barker della London School of Economics, la “spontaneità organizzata” dimostrata dai polacchi in occasione della morte del papa non trova riscontri in altri Paesi. “Si può dire che il cattolicesimo è una specie di matrice che rappresenta una simbolica identità del popolo polacco”, ha affermato il prof. Enzo Pace dell’Università di Padova, anch’egli partecipante al seminario. Conformemente a molte ricerche, i polacchi sono convinti che il pontificato di Giovanni Polo II abbia esercitato una notevole influenza sulla loro vita, e abbia portato importanti cambiamenti nel mondo. Partecipazione più attiva. Lo storico Jerzy Kloczowski, in occasione della pubblicazione di una nuova edizione della monumentale “Storia del cristianesimo polacco”, ha ripreso una delle considerazioni di Umberto Eco, secondo il quale in Europa abbiamo attualmente a che fare con il tramonto del cristianesimo, paragonabile alla caduta dell’Impero Romano. Lo studioso polacco tuttavia si dice convinto che tali sviluppi non abbiano carattere inevitabile. La soluzione per l’Europa è, a suo parere, “un maggiore radicamento nella ricchezza della propria eredità culturale, identificabile per la gran parte nell’eredità giudeo – cristiana”. Kloczowski ha però tenuto necessario lanciare un avvertimento: “Se ciò non avviene, in Europa potremo avere a che fare con un ritorno di totalitarismi in forme nuove e finora sconosciute”. “Noi polacchi dovremmo partecipare più attivamente al dibattito sul futuro dell’Europa in quanto abbiamo nella nostra storia delle esperienze di totalitarismi che potrebbero essere utili nella costruzione di un futuro europeo” ha sottolineato. “L’Europa dovrebbe essere una federazione di popoli, e non un unificato megastato, estraniato dalle culture, tradizioni e storie di vari stati nazionali”, ha affermato a Radom, durante la settimana sociale “Polonia – identità – Europa. Domande sul patriottismo di oggi”, Stanislaw Kowalczyk dell’Università cattolica di Lublino. Ricordando che l’attuale generazione è erede di tutta la storia millenaria della Polonia, ha sottolineato che il futuro del nostro continente può essere costruito solo in base alle esperienze acquisite. L’impegno verso Giovanni Paolo II. Nell’ambito delle numerose iniziative (funzioni, celebrazioni, spettacoli) che hanno contribuito a rendere più vicina ai polacchi la personalità di Giovanni Paolo II in occasione dell’anniversario della sua morte, alcune sono state legate in modo particolare alla difesa della vita. Il 24 marzo con la parola d’ordine “Sono una mamma, e questa è la mia carriera” è stata celebrata la Giornata per la vita, istituita dal Parlamento polacco quattro anni fa. I dati pubblicati in quell’occasione dimostrano che l’indice che mostra il desiderio di prole è in Polonia il più alto nel mondo (2,33), ma l’indice di crescita demografica nel 2007 è pari solo all’1,23-1,27%. Dal 1998, il Giorno dell’Annunciazione la Polonia celebra la Giornata della Santità della Vita, proclamata dall’episcopato polacco in risposta all’appello espresso da Giovanni Paolo II nell’enciclica “Evangelium vitae”. La Giornata (posticipata quest’anno al 31 marzo) è stata dedicata soprattutto alla promozione della moratoria sull’aborto. Secondo Pawel Wosicki, presidente della Federazione polacca dei movimenti per la vita, se fosse proprio la Polonia a portare all’Onu la moratoria, “si attuerebbe l’impegno dei polacchi nei confronti di Giovanni Paolo II il Grande; ciò sarebbe una sorta di realizzazione del suo testamento spirituale”.Nel frattempo è stata nuovamente smentita dal portavoce della curia di Cracovia, mons. Robert Necek, la notizia, rilanciata da un settimanale polacco, che la Chiesa di Cracovia abbia fatto pressioni per il ritorno nel Paese del cuore o di qualche altra reliquia di Giovanni Paolo II. L’ipotesi era circolata già all’indomani della morte del Pontefice, ma fin da allora le autorità ecclesiastiche avevano precisato di non avere intrapreso alcuna iniziativa al riguardo.