Direttiva contro l’inquinamento dell’ariaÈ durato due anni e mezzo l’iter per la nuova direttiva Ue sulla qualità dell’aria in Europa. Il testo, passato in via definitiva lunedì 14 aprile, sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale a maggio ed entrerà in vigore nel 2011; riprende quasi integralmente la proposta che l’Esecutivo aveva presentato nel settembre 2005 e “dimostra il forte impegno dell’Unione a migliorare la qualità dell’aria attraverso la definizione di livelli di concentrazione vincolanti per le particelle sottili”. Il commissario Stavros Dimas dichiara ancora: “I cittadini sono preoccupati per l’inquinamento atmosferico, che colpisce l’ambiente e la salute umana; tale direttiva è una risposta ai loro timori perché fissa standard elevati, ma realistici, per combattere” lo smog dovuto alle particelle sottili (le polveri pesanti Pm10 sono già regolate da un’apposita normativa). Il testo riunisce in un’unica direttiva varie precedenti disposizioni. La direttiva prevede che nelle aree urbane gli Stati membri riducano del 20% l’esposizione alle polveri sottili entro il 2020 rispetto ai valori del 2010. Spazio europeo della ricercaLa Commissione europea ha nominato i 22 membri del Comitato per lo Spazio europeo della ricerca (European Research Area Board, Erab). Si tratta di studiosi e accademici provenienti dal mondo universitario, della ricerca e delle imprese chiamati a dare all’Esecutivo consigli e indicazioni in campo scientifico, “in vista della creazione di uno Spazio europeo della ricerca”. “Il dibattito attorno al nostro Libro verde ha mostrato la necessità di rafforzare la dimensione comunitaria della ricerca – spiega il commissario Janez Potocnik -. Tale obiettivo può essere perseguito solo con il sostegno degli Stati membri, degli scienziati, del mondo delle imprese e di un buon numero di altri soggetti interessati”. Tra i componenti di Erab figurano Robert Aymar (Cern – Centre européen pour la recherche nucléaire, Svizzera); Karol Musiol, (Università di Cracovia, Polonia); Lena Treschow Torell (Accademia reale svedese); Georg Winckler (Associazione europea delle università, Belgio); John Wood (Imperial College London, Regno Unito).Globalizzazione e modello sociale europeo”Il modello sociale europeo è più valido che mai, ma deve essere migliorato per affrontare le sfide poste dalla globalizzazione”: sulla base di uno studio presentato nei giorni scorsi, la Commissione Ue ha organizzato a Bruxelles il 16 aprile una conferenza internazionale per discutere delle implicazioni sociali dei processi di mondializzazione e “su come farne un’opportunità per l’Unione europea”. Il commissario agli affari sociali e occupazione, Vladimir Spidla, ha spiegato: “Molti cittadini europei sono preoccupati per i loro posti di lavoro e le loro pensioni. Ma un forte modello sociale e l’affermazione in un’economia globalizzata non sono fattori antitetici; essi devono anzi procedere di pari passo”. Ai timori espressi dagli europei tenta di rispondere lo studio intitolato “L’Europa sociale è pronta per la globalizzazione?”, dove si sostiene che tali paure “sono ampiamente infondate”. Secondo la ricerca prodotta dal Centro per gli studi politici europei, sotto la direzione di Iain Begg (London School of Economics), “alcune delle economie più floride nell’Europa settentrionale coniugano elevati tassi di occupazione con un grado di equità dei redditi molto più alto che in alte parti del mondo, conservando nel contempo un settore pubblico importante ed efficiente”. Lo studio insiste però sulla necessità di modernizzare alcune politiche sociali, di investire nelle risorse umane, di attrezzare l’economia a fare i conti con l’invecchiamento della popolazione, le “nuove fonti di competitività”, il cambiamento climatico.Il 2011 sarà l’Anno Ue del volontariato?Sono circa 100 milioni i cittadini Ue “di tutte le età, convinzioni e nazionalità impegnati in attività di volontariato”, mentre l’80% degli europei ha dichiarato a Eurobarometro di considerare il volontariato “un settore importante della vita democratica in Europa”. Inoltre “secondo alcune stime, il settore del volontariato rappresenta il 5% del Prodotto interno lordo delle economie nazionali Ue ed elabora azioni innovative per identificare, esprimere e soddisfare le esigenze della società”. Muove da queste considerazioni una dichiarazione scritta all’attenzione dell’Europarlamento che, “invita la Commissione, con il sostegno di tutte le istituzioni Ue, a proclamare il 2011 Anno europeo del volontariato”. Se sottoscritta dalla maggioranza dei deputati entro luglio, la dichiarazione diventerebbe posizione ufficiale dell’Assemblea. Una simile richiesta è stata appoggiata nei mesi scorsi da varie sigle attive nel volontariato, fra cui: Caritas Europa, Centro europeo del volontariato, Forum europeo della gioventù, Associazione delle organizzazioni di volontariato (Avso), Movimento mondiale Scout, Ufficio della Croce rossa nell’Ue