CAMPANIA
Un progetto a sostegno delle donne vittime della tratta
La Giunta regionale della Campania, a fine marzo, ha approvato il progetto “Fuori Tratta”, a sostegno delle vittime di tratta o di grave sfruttamento in ambito sessuale e lavorativo sul territorio della Regione Campania. Lo stanziamento previsto è di 650 mila di euro. Il progetto nasce per intervenire sul contesto in cui si sviluppano flussi migratori a scopo di tratta. Le azioni previste hanno come primo obiettivo l’uscita dalla situazione di sfruttamento con percorsi di protezione sociale, a cui seguiranno attività finalizzate all’inclusione sociale e lavorativa delle vittime, attraverso percorsi integrati di recupero della persona, sostegno psicologico e legale, azioni di formazione e orientamento. La proposta è stata messa a punto dall’assessorato regionale alle Politiche sociali e all’Immigrazione, d’intesa con l’Anci Campania, il Comune di Napoli, la cooperativa sociale Dedalus, la Provincia di Caserta, la Comunità Rut delle Suore Orsoline di Caserta, la Provincia di Salerno, il Comune di Salerno, l’ambito territoriale Salerno 2 e l’Arci Nuova Associazione.Le finalità del progetto. “Il progetto – spiega Enrica Di Nanni della cooperativa Dedalus – vuole operare sull’intero ambito regionale, con particolare attenzione alle province di Napoli, Caserta e Salerno, che sono le aree dove maggiormente si concentrano le diverse forme di tratta e sfruttamento”. Infatti, prosegue, “oltre il 90% delle donne vittime di sfruttamento sessuale in strada (tra le 800 e le 1.000 persone) sono presenti in queste province, così come le persone vittime di sfruttamento lavorativo, concentrate nelle aree a forte vocazione agricola del casertano e del salernitano”. Sono diverse le finalità che il progetto si pone; tra le altre, la creazione di “relazioni fiduciarie con l’utenza ai fini dell’attivazione di percorsi di uscita dal circuito tratta e delle diverse forme di sfruttamento”, il favorire “l’accesso dei destinatari ai servizi del territorio”, l’attivazione di “uno strumento permanente di monitoraggio del fenomeno sul territorio campano, attraverso il lavoro di strada nei luoghi di prostituzione e i campi dei lavoratori agricoli sfruttati”. “Il progetto – chiarisce Di Nanni – intende intervenire nel contrasto dello sfruttamento a fini prostitutivi, lavorativo, in attività illegali e di costrizione all’accattonaggio. Inoltre, mira a portare avanti azioni di riduzione del danno, di prevenzione sanitaria e di orientamento e accompagnamento ai servizi socio-sanitari del territorio, di protezione sociale e di reinserimento socio-economico”.Il nodo “lavoro”. Antonio Casale, direttore del centro Fernandez, una struttura della Caritas dell’arcidiocesi di Capua che si occupa di immigrati e tratta, racconta la sua esperienza: “Noi ci troviamo a Castel Volturno, sul litorale domizio, un luogo dove il fenomeno della prostituzione, soprattutto di ragazze nigeriane, è rilevante. Abbiamo un’équipe, costituita anche da suore nigeriane, che lavora sulla strada e nell’accoglienza, grazie a una piccola casa famiglia per le ragazze che vogliono uscire fuori dalla tratta”. L’accoglienza dura “dai sei mesi a un anno, perché è necessario fare le pratiche per il soggiorno, trovare un lavoro. Non è un percorso facile, perché le ragazze nigeriane difficilmente si adattano ai nostri ritmi di vita”. E il progetto della Regione può essere di aiuto? “Il punto debole di progetti di recupero delle donne coinvolte nella tratta, che vede sempre, in base alla legge, una sinergia tra istituzioni e terzo settore, è – evidenzia Casale – l’inserimento lavorativo, soprattutto in realtà come quella meridionale, dove è difficile trovare lavoro per gli stessi locali. Ad una ragazza che ha lasciato quel tipo di vita occorre dare una speranza di un lavoro regolare, e questo è difficile. Spesso ci s’imbatte in una situazione di precarietà che produce una nuova sofferenza. Quindi, l’ente pubblico dovrebbe predisporre soprattutto dei percorsi facilitativi per l’ingresso lavorativo”.Dov’è la sinergia? Non è convinto del progetto regionale Giancamillo Trani, responsabile del settore Immigrazione della Delegazione Caritas Campania: “È un’iniziativa che nasce senza il coinvolgimento della Caritas, che storicamente è il soggetto che da più tempo e per primo si è occupato di questi fenomeni. Nel momento in cui si vanno a costruire delle reti, sarebbe giusto coinvolgere e ottimizzare quello che c’è sul territorio: sia la diocesi di Napoli, sia quella di Capua, sia quella di Aversa in questi anni hanno prodotto e ancora adesso gestiscono iniziative importanti per il sostegno alle vittime di tratta”. Ad esempio, la Caritas dell’arcidiocesi di Napoli “gestisce un servizio di assistenza legale molto qualificato, per costruire percorsi di uscita per donne prostituite, e la casa di accoglienza Antares, un progetto finanziato dall’8 per mille”. Insomma, “le Caritas continuano a lavorare, ma solo con le loro forze, mentre la maggior parte degli altri enti che si occupano di tali faccende lo fanno in virtù di finanziamenti anche cospicui che sono dati: 650mila euro è una bella cifra, mentre il numero verde contro la tratta è stato gestito dalla Caritas di Napoli con 120mila euro annui”. Dunque, “non c’è una forma di perequazione tra quanto viene dato né tanto meno si chiamano a concertazione gli enti che sul territorio si occupano di questi fenomeni”, conclude Trani. a cura di Gigliola Alfaro(16 aprile 2008)