UE E TERZO MONDO

Promesse da mantenere

Ancora lontani gli Obiettivi del Millennio

“Bisogna passare dalle dichiarazioni altisonanti ai fatti. Servono più soldi per aiutare lo sviluppo, per combattere la povertà estrema, per dare un’istruzione scolastica ai bambini in tutto il mondo”: José Manuel Barroso fa il punto di “metà percorso” sugli Obiettivi del Millennio fissati nel 2000 dalla comunità internazionale per dimezzare la miseria nel mondo entro il 2015. Allo stesso tempo presenta una comunicazione dell’Esecutivo che chiede agli Stati membri Ue di tener fede agli impegni finanziari assunti in questo campo.Gli esempi di Spagna e Germania. “È grave e preoccupante che nel 2007 si sia registrata una diminuzione complessiva degli aiuti a livello globale, come ha dimostrato l’Ocse. Ciò riguarda anche diversi paesi comunitari”. L’Esecutivo ha presentato il 9 aprile una comunicazione intitolata “L’Ue partner globale per lo sviluppo” che intende “passare in rassegna gli sforzi intrapresi dall’Europa comunitaria per perseguire gli Obiettivi del Millennio” e per “agire meglio e con maggiore efficacia”. I 27 avevano assunto l’impegno tre anni or sono di portare i propri aiuti complessivi allo 0,56% del Prodotto interno lordo entro il 2010: il dato al 31 dicembre scorso era invece fermo allo 0,38% “Alcuni Stati si sono mossi con coraggio e generosità, altri no – spiega Barroso -. L’Ocse ha lodato ad esempio la Spagna per i progressi compiuti”. Ma mentre la Germania incrementa i propri fondi, “Francia, Regno Unito e Italia li hanno diminuiti”. Valori e prossime tappe. L’Ue (con oltre 8 miliardi di euro tratti dal bilancio della Commissione) e i suoi 27 Stati rimangono il principale donatore mondiale per gli aiuti allo sviluppo. Nel 2007 la cifra complessiva è stata di 46,1 miliardi di dollari (dati Ocse), ossia la metà della cifra globale. Si tratta di 93 euro a cittadino; gli Stati Uniti sono fermi a 53 euro e il Giappone a 44 euro per cittadino. L’elemento negativo è però dovuto al fatto che gli stanziamento europei nel 2006 erano risultati di 47,7 miliardi. “Siamo molto preoccupati da questa contrazione” di 1,6 miliardi messi a disposizione dai paesi membri, prosegue Barroso. “La Commissione era stata incaricata dall’Ue di definire una strategia complessiva in tale settore e dunque ora chiediamo conto agli Stati di quanto spendono, di come intendono farlo, dandosi inoltre obiettivi precisi nel tempo. Ribadirò la necessità di impegni chiari al Consiglio Ue di giugno, anche in vista delle prossime scadenze internazionali”: il G8 di luglio, la conferenza di Accra sulla efficacia degli aiuti (settembre 2008) e quella sul finanziamento allo sviluppo a Doha (dicembre successivo). Barroso cita poi alcuni risultati ottenuti in questi anni, specialmente in Africa. Quindi ricorda: “Il nostro impegno risponde ai nostri valori. Ci sono in gioco questioni fondamentali. Oltre alla lotta alla povertà, anche la stabilità geopolitica globale, il sostegno alle democrazie emergenti, il controllo delle migrazioni e la prevenzione delle cause del terrorismo”.Nessun Paese “orfano”. “Il fatto che l’Unione europea sia il principale donatore mondiale per gli aiuti umanitari e lo sviluppo, nasconde un’altra realtà. Ossia che gli altri paesi e organizzazioni internazionali donano troppo poco”: Louis Michel, commissario al settore, rilegge sotto un’altra ottica i dati resi noti dall’Ocse. Quindi torna alle cifre comunitarie: “Con questa comunicazione la Commissione chiede anzitutto agli Stati membri di confermare gli impegni assunti nel 2005”. Per questo “è necessario che ciascun paese definisca una tabella di marcia. Una dozzina di Stati lo hanno già fatto, gli altri non ancora. Inoltre bisognerà rendere gli aiuti più efficaci”. L’Ue prevede poi una migliore “divisione del lavoro”, definendo insieme gli ambiti su cui investire: riduzione della fame, istruzione, agricoltura… “Questo per non lasciare Paesi orfani e senza aiuti e per non trascurare settori importanti per lo sviluppo”.Quattro punti da rispettare. La Commissione insisterà affinché i Paesi in via di sviluppo siano “coinvolti nelle risposte alle sfide globali, come i cambiamenti climatici, le pandemie, i fenomeni migratori e le minacce alla pace”. Nel documento stilato dal collegio dei commissari vengono perciò fissati quattro “punti fermi”. Anzitutto occorre “raggiungere l’obiettivo collettivo dello 0,56% del Pil nel 2010, per passare allo 0,7% nel 2015″. In secondo luogo è necessario migliorare l’efficacia degli aiuti e il loro impatto sul campo”, anche mediante una maggior collaborazione tra i donatori e fra questi e i paesi riceventi. La Commissione cita in questo caso l’esempio che giunge da sei Stati Ue più la Norvegia a favore della Somalia. Terzo: serve una politica “a favore dello sviluppo che privilegi la ricerca e le soluzioni al problema della fuga dei cervelli”, che vede le persone più qualificate abbandonare Africa, Asia e America Latina. Infine, vanno finanziati gli aiuti al commercio, con 2 miliardi di euro nel giro di tre anni.