Sulle loro orme

IL PAPA NEGLI USA

A bordo del boeing 777 dell’Alitalia, Benedetto XVI è partito alle 12.15 di martedì 15 aprile dall’aeroporto di Roma-Fiumicino alla volta degli Stati Uniti. Per la seconda volta dall’inizio del pontificato (dopo il viaggio in Brasile nel 2007) Benedetto XVI ha attraversato l’Atlantico approdando sulla sponda americana. È il terzo Pontefice che visita il Paese e la sede delle Nazioni Unite, dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Un sito ad hoc. Dal suo arrivo alla base di Andrews fino alla sua partenza da New York sarà possibile seguire in diretta tutte le fasi del viaggio di Benedetto XVI negli Usa, attraverso il sito www.uspapalvisit.org, creato per l’occasione dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti d’America (Usccb). Tutti gli appuntamenti previsti dal programma della visita papale saranno commentati da esperti, opinionisti e dagli stessi vescovi Usa. “Con questa iniziativa vogliamo portare nei computer di tutte le persone la visita del Papa così che possano seguirla ovunque, nella pausa pranzo, a scuola, a lavoro. Sarà, infatti, un evento unico da seguire con attenzione”, ha affermato Joe Larson , direttore dei media digitali della Usccb. Il sito è stato reso possibile grazie alle offerte dei fedeli raccolte in occasione dell’annuale campagna cattolica per la comunicazione.

Mai più. “La Chiesa americana sta finendo la convalescenza. C’era un problema da risolvere e lo abbiamo risolto. Quella della pedofilia è stata una terribile tragedia”. Ad affermarlo, su Famiglia cristiana, è stato l’arcivescovo di Washington, card. Donald Wuerl. Sul tema della pedofilia è intervenuto lo stesso Papa. “Mi vergogno profondamente”: così Benedetto XVI , in volo verso gli Usa, ha risposto ai giornalisti sullo scandalo di alcuni preti pedofili, assicurando che la Chiesa “farà di tutto per sanare le ferite” e per “aiutare e assistere le vittime”. “Faremo tutto ciò che è in nostro potere – ha aggiunto – perché ciò non accada più nel futuro”. E riferendosi ai sacerdoti coinvolti nel vergognoso crimine ha commentato: “Meglio che i preti siano buoni piuttosto che avere tanti preti”, accennando alla necessità di una “profonda preparazione spirituale, umana e intellettuale degli aspiranti sacerdoti”.

Laicità positiva. Com’è tradizione in ogni sorvolo del territorio nazionale, Benedetto XVI ha inviato un telegramma al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, “con fervidi auspici per il benessere spirituale civile e sociale del popolo italiano, cui invio volentieri la mia benedizione”. Analogo saluto ha rivolto ai presidenti di tutti i Paesi sorvolati nel viaggio. “Un modello di laicità positiva”. Così il Papa ha definito gli Stati Uniti sempre nell’incontro con i giornalisti sull’aereo. Lo si legge sull’Osservatore Romano del 16 aprile, in uscita il 15 sera. Il Pontefice, riferisce il quotidiano della Santa Sede, rispondendo alle domande “in un certo senso ha anticipato le tematiche che affronterà durante la sua permanenza negli Stati Uniti: dal profilo eminentemente religioso e pastorale del suo viaggio alle aspettative per l’incontro con i cattolici americani, con gli ebrei e con i rappresentanti delle altre Chiese e confessioni cristiane, all’atteso appuntamento alle Nazioni Unite per il sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo”. Soffermandosi sulla crescente presenza negli Stati Uniti di immigrati da Paesi dell’America Latina, prevalentemente cattolici, il Papa ha sottolineato che “la loro presenza rappresenta una sfida per la Chiesa, chiamata ad affiancarli con grande sollecitudine pastorale, nella consapevolezza del rischio di disgregazione che corrono le loro famiglie”.

Un invito a non arrendersi. “Sulle orme dei suoi predecessori, Benedetto XVI si reca per la prima volta da Pontefice negli Stati Uniti d’America – sottolinea l’Osservatore Romano – per annunciare la grande verità di Gesù Cristo «speranza per gli uomini e le donne di ogni lingua, razza, cultura e condizione sociale»”. Due le tappe del viaggio: Washington e New York. Nelle due diverse dimensioni di questo viaggio, da un lato, l’incontro con la comunità ecclesiale statunitense e, dall’altro, quello con le nazioni e i popoli rappresentati all’Onu, “appare evidente – si legge – il filo conduttore della speranza”: “Nel cuore dell’istituzione che rappresenta i popoli e le attese degli ultimi il Papa intende farsi voce di quanti non ne hanno, indicando, attraverso il dialogo, nuovi traguardi di libertà, di convivenza pacifica e di solidarietà”. Il Papa, conclude l’Osservatore Romano, “si presenta come testimone della fiducia nell’uomo e nella ragione. Il suo è un invito a non arrendersi rivolto alla società moderna minacciata da sfide e problemi che incombono sul proprio futuro”.

(16 aprile 2008)