Austria: accordo sul salario minimo”Un grande ed importante passo per proteggere l’Austria dalla povertà”: questo il commento di Franz Küberl, presidente della Caritas, rilasciato sull’accordo sul reddito minimo garantito concluso tra il ministro del Sociale Erwin Buchinger e i Bundesländer. A partire dal 2009 il sussidio sociale, regolato in modo diverso nei singoli Länder, verrà sostituito da un reddito minimo garantito. Con questa riforma “si è costruito un ponte in un futuro migliore”, ha sottolineato Küberl, definendo tuttavia un'”opportunità sprecata” il mancato snellimento degli iter burocratici. Critico invece il “Netzwerk Grundeinkommen” (“Rete per il reddito di base”), associazione sostenuta in gran parte dall’Accademia sociale cattolica: “Il reddito minimo garantito, combinato con le nuove norme restrittive sulla previdenza per i disoccupati eserciterà una pressione, per cui verrà accettato qualsiasi lavoro ad ogni costo”. Per il direttore della Diakonie protestante, Michael Chalupka “la struttura dell’assistenza sociale rimane sostanzialmente identica” ma “vi sono importanti miglioramenti”. Per Chalupka occorre risolvere questioni aperte come “il sussidio per gli alloggi e per i bambini”. “Occorre una grande offensiva per le persone che non riescono a tenere il passo del primo mercato del lavoro”. Per il presidente dell’Associazione delle famiglie cattoliche, Johannes Fenz, l’accordo è un “sensibile peggioramento rispetto le attuali prestazioni di assistenza sociale dei Länder”, soprattutto per quanto riguarda i sussidi per i bambini. Dal canto suo l'”Armutkonferenz” (Conferenza per la povertà), associazione austriaca contro la povertà ha auspicato una “politica del mercato del lavoro nuova e mirata come integrazione dell’accordo”, ricordando che il problema interessa anche aspetti come “casa, assistenza ai bambini, salute, indebitamento”. Scozia: banca del sangue per le cellule staminaliUna banca nazionale del sangue proveniente dai cordoni ombelicali dei neonati per trovare cure per molte malattie rispettando nello stesso tempo gli insegnamenti della Chiesa. L’idea è stata lanciata dal leader dei cattolici scozzesi, card. Keith O’Brien, arcivescovo di St. Andrews e Edimburgo che si è battuto contro la nuova legislazione britannica che intende legalizzare gli embrioni ibridi umani e animali. La ricerca sulle cellule staminali ha già portato a cure per diverse malattie dalle fratture di una gamba al diabete di tipo uno. Il Cardinale ha scritto al primo Ministro scozzese Alex Salmond chiedendogli di dare il via alla nuova banca. “L’efficacia clinica delle cellule staminali provenienti dai cordoni ombelicali continua ad essere provata in ricerche e cure in tutto il mondo”, ha sostenuto il Cardinale nella missiva, “nel dare vita a un sistema nazionale per consentire la raccolta di cellule staminali ottenute in modo etico la Scozia potrebbe aprire una nuova strada per il resto del mondo perché i genitori avrebbero la possibilità di preservare il sangue dei loro figli e di donarlo al momento della loro nascita”. In questo momento in Gran Bretagna i genitori che vogliono conservare il sangue del cordone ombelicale dei figli devono pagare circa 1500 sterline, circa 1800 euro e soltanto tre ospedali di Londra danno questa possibilità. La Chiesa Cattolica ha più volte condannato la ricerca sugli embrioni come immorale e inutile dal punto di vista scientifico.Irlanda: quattro anni per rilanciare le vocazioni”Reach out”, ovvero un piano lungo quattro anni per rilanciare i ministeri e i servizi a livello di parrocchia e scoprire come possano essere migliorati. Il progetto è stato avviato dalla diocesi irlandese di Kildare e Leighlin nel 2004 e i risultati sono appena arrivati grazie a un questionario che è stato distribuito in ogni casa della diocesi. Il Vescovo responsabile della diocesi, mons. James Moriarty, li ha presentati in un messaggio col quale ha anche annunciato che il piano continuerà. “Degli 88 sacerdoti attivi nella diocesi, 34 sono stati ordinati oltre quarant’anni fa”, ha dichiarato il vescovo, “benché ci preoccupiamo di come fare i conti con un numero più basso di preti, la chiamata non è soltanto quella di vocazioni al sacerdozio ma anche quella di promuovere il ministero dei laici”. Anche gli intervistati nel sondaggio diffuso al termine del piano “Reach out” hanno dichiarato che la formazione dei laici secondo criteri professionali è importantissima perché assumano nuovi compiti nella liturgia e nella amministrazione della parrocchia. Il 75% di coloro che hanno risposto ha detto che apprezzava le iniziative avviate dalla diocesi, ma le strutture per sostenerle sono state giudicate carenti e la pubblicità poco organizzata. La maggior parte dei parrocchiani ritiene che l’obbiettivo più importante deve essere la formazione dei giovani per incoraggiarli a partecipare di più alla vita della Chiesa, soprattutto quelli nella fascia di età tra i quindici e i trent’anni.