MEDIA E CHIESA
Dal 25 al 27 aprile la Commissione degli episcopati europei (Ceem)
Si svolgerà dal 25 al 27 aprile a Roma l’incontro del Comitato esecutivo della Ceem (Commissione degli episcopati europei per i media) presieduta dal vescovo di Gap (Francia), mons. Jean-Michel di Falco-Léandri. Dopo l’approvazione del protocollo dell’incontro del 2007 (Gap, 23-25 marzo), mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) presenterà le attività dello stesso Ccee. A seguire un’analoga presentazione delle attività del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, da parte del suo presidente, mons. Claudio Maria Celli. Dopo il rapporto dei gruppi linguistici regionali e degli organismi europei, si aprirà la discussione sulle finalità e modalità di lavoro della Ceem, e sul programma e sul tema (La cultura del web e la Chiesa) dell’assemblea plenaria della Commissione, in programma nel 2009. Anche la plenaria 2008 del Ccee (Budapest, 30-09/03-10) sul rapporto della Chiesa con i media, sarà oggetto di riflessione. A mons. di Falco-Léandri abbiamo chiesto quali sfide pongono alla Chiesa in Europa i media, in particolare il web, e come la Chiesa può/deve ripensare i suoi rapporti con i media laici e all’interno dei propri media cattolici.Nella natura della Chiesa. “Il web – dichiara al SIR il presidente Ceem – è uno strumento abbastanza recente ma ormai largamente diffuso; evoca allo stesso tempo paura ed entusiasmo e ha già modificato il modo di comunicare delle persone, della Chiesa stessa, la nostra percezione del tempo e dello spazio e influisce sulla nostra stessa identità. Internet ha creato per la prima volta nella storia una comunità che è continuamente e ‘psichicamente’ collegata senza limiti di spazio e di tempo. Come qualsiasi strumento posto nella mano dell’uomo, Internet diventa ciò che l’uomo stesso decide che diventi”. “Dall’altra parte – prosegue mons. di Falco-Léandri – abbiamo la Chiesa. Una istituzione millenaria fatta di uomini e ‘maestra di comunicazione’ con un compito molto specifico: proseguire nella storia la missione evangelizzatrice di Cristo annunciando la buona novella a tutti gli uomini. Nella sua storia la Chiesa ha sempre saputo cogliere la bontà degli strumenti di comunicazione sociale per l’edificazione del genere umano. In non pochi casi ne è stata anche una grande promotrice. È insito nella natura stessa della Chiesa, quale comunità dialogante, l’interesse per i media”. Un ethos condiviso. Per il presidente Ceem, “forse proprio sui concetti di ‘comunità’ e ‘dialogo’, è possibile realizzare una fruttuosa collaborazione tra la Chiesa e il web”. Occorre però interrogarsi “sulle implicazioni che l’utilizzo di Internet può avere per la missione della Chiesa, e sulle sue ripercussioni nell’opera di evangelizzazione delle culture e di inculturazione della fede”. In che modo, si chiede inoltre il il vescovo di Gap, “Internet può entrare nella pastorale ordinaria delle nostre diocesi e delle nostre parrocchie?”. “L’appartenenza all’una o all’altra comunità – precisa – deve innanzitutto comportare l’accettazione di un ethos condiviso. In questo senso credo che la Chiesa debba indicare criteri etici e morali universalmente validi e riconoscibili nei valori umani e cristiani, sia a coloro che usano Internet per diversi motivi (svago, ricerche, informazione…) sia a chi se ne occupa professionalmente, cattolici o laici”. Al tempo stesso, “chiamata a rinnovare di continuo il suo dialogo con il mondo dei media, la Chiesa deve conoscerli a fondo, comprenderne obiettivi, metodi e strutture”. Accessibile a tutti. “Se è chiaro che la Chiesa ha un compito ed un dovere nei confronti degli utenti della rete, qual è l’utilità di Internet per la Chiesa? – si chiede ancora mons. di Falco-Léandri, secondo il quale “si potrebbe affermare che più che un’opportunità la rete è una necessità della Chiesa per non rimanere a margine dello sviluppo tecnologico; senza questo strumento essa non riuscirebbe a dialogare con migliaia di giovani e risulterebbe antiquata dal momento che oggi la comunicazione passa in grande parte attraverso questa nuova tecnologia”. “Forse tutto questo è vero – osserva il presidente Ceem -, ma certamente non è sufficiente. In realtà la Chiesa ha bisogno di Internet perché ha una Buona Novella da comunicare. E in questo senso qualsiasi strumento comunicativo diventa un dono”. “Voglio ricordare – conclude il presule – che una grande parte della popolazione mondiale non possiede ancora il privilegio di connettersi alla rete. Anche in Europa, specialmente in alcuni Paesi dell’est, molti non possono ancora fruire del mondo di Internet. Per questo motivo, da un lato la Chiesa deve aiutare a rendere questo strumento accessibile a tutti, dall’altro è importante che la nostra opera pastorale sia in sintonia con le forme più tradizionali di evangelizzazione”.