Volti, luoghi, parole

IL PAPA NEGLI USA

Un Papa che guarda all’America e al suo concetto positivo di laicità e che cita George Washington; un presidente americano che si affida a Sant’Agostino, uno dei padri della Chiesa. Tra Joseph Ratzinger, terzo Papa a mettere piede negli Stati Uniti, e George Bush, presidente che si avvia a concludere il suo secondo mandato, è feeling, sintonia quasi palpabile tra sorrisi, gesti cordiali, bandiere mosse dal vento e canti di augurio per gli 81 anni del Papa di Roma. La festa, un po’ stile holliwoodiano, è nel prato della Casa Bianca, un sole caldo e tante autorità, cardinali, vescovi, bande militari e una soprano di colore che canta “Happy birthday” seguita dalla folla degli ospiti, 9mila persone. In questa America che saluta Papa Benedetto non poteva mancare un homeless. Ogni mattina suona la tromba all’angolo della Casa Bianca. Al passaggio del Papa ha intonato “Stardust” (“Polvere di stelle”).

Dentro la Casa Bianca è già tempo di discorsi. La politica non può prescindere dalla morale; Bush sottolinea la sacralità della vita umana e dice “no” alla dittatura del relativismo. Papa Benedetto guarda al Paese: trovate nella religione una fonte di discernimento per compiere le proprie scelte politiche. E subito ai cronisti il pensiero va alle elezioni presidenziali americane.
Sintonia, dunque. E come non ricordare il gesto del tutto inusuale dell’andare ad accogliere l’ospite al suo arrivo, la prima volta di un presidente sotto la scaletta dell’aereo, per la prima visita di Benedetto XVI negli Stati Uniti. “Nel Papa vedo Dio”, aveva confessato il presidente, che ha definito “un’ispirazione” il discorso di Benedetto XVI durante le cerimonia di benvenuto alla Casa Bianca. Di più, la cerimonia di benvenuto è “un evento favoloso”; è stata “una giornata splendida per Washington”. Infine si è dichiarato “profondamente commosso” dalla decisione del Papa di trascorrere nella capitale americana il giorno del suo compleanno.

Ad un primo sguardo, il viaggio di Papa Benedetto negli Stati Uniti si presenta proprio come duplice messaggio: all’America perché riscopra nelle sue radici e tradizioni, il motivo di un rinnovato stimolo ad essere punto di riferimento, anzi modello fondamentale e positivo, come ha detto in aereo, di uno Stato laico proprio per una volontà religiosa. All’Europa secolarizzata perché guardi agli Stati Uniti, un Paese in cui le credenze religiose sono state fondamento e fonte di ispirazione della vita civile e politica. Un Paese da cui la vecchia Europa potrebbe imparare molto. E ricorda: “Le credenze religiose furono un’ispirazione costante e una forza orientatrice, come ad esempio nella lotta contro la schiavitù e nel movimento per i diritti civili”. La democrazia, dice quindi il Papa ricordando i padri fondatori dell’America, “può fiorire soltanto quando i leader politici e quanti essi rappresentano sono guidati dalla verità e portano la saggezza, generata dal principio morale, nelle decisioni che riguardano la vita e il futuro della nazione”.

Un comunicato congiunto evidenzia poi gli argomenti affrontati nel colloquio privato, ed è interessante quella parola “convergenza” riferita a molti temi, sia quelli che stanno particolarmente a cuore agli Stati Uniti, come la lotta al terrorismo, sia quelli cari alla sensibilità pontificia, la difesa della vita e del matrimonio, ma anche la tutela dei diritti degli immigrati latino-americani, il Medio Oriente, di qui la “comune volontà” di trovare una soluzione complessiva alle varie crisi della regione, al conflitto israelo-palestinese, nella prospettiva di due Stati, che vivano ciascuno al fianco dell’altro “in pace e sicurezza”. E poi l’Iraq, le condizioni precarie delle comunità cristiane sia nel Paese che nella regione mediorientale. L’auspicio, anzi la speranza comune per quel Paese è che si giunga presto a porre fine alla fine della violenza, “per una rapida soluzione globale”.
Sul terrorismo – ricordiamo che il Papa, domenica, sarà a Ground Zero, luogo simbolo della paura americana e della sofferenza di una nazione – Benedetto XVI e George Bush “hanno riaffermato il loro totale rifiuto” così come la condanna dell’uso della religione “per giustificare atti immorali e violenti contro degli innocenti”. Così se sono d’accordo anche sulla necessità di fronteggiare il terrorismo con mezzi appropriati, interessante la sottolineatura che sicuramente possiamo ascrivere al Vaticano, del “rispetto della persona umana e i suoi diritti”. Bush parlando al Papa dice anche: il mondo ha bisogno del suo messaggio nel quale ribadisce che “tutta la vita umana è sacra”.

Una frase accolta da un boato del pubblico, ma in qualche modo minata da una sentenza emessa proprio pochi minuti prima dalla Corte Suprema degli Stati Uniti (dove siedono 5 giudici cattolici su 9), che ha rafforzato la pena di morte in America. “In un mondo dove alcuni invocano il nome di Dio per giustificare atti di terrorismo, assassinio, e odio – ha detto il presidente Bush – abbiamo bisogno del suo messaggio che Dio è amore. In un mondo dove alcuni non credono più che si possa distinguere tra ciò che è semplicemente giusto o sbagliato abbiamo bisogno del suo messaggio per rigettare questa dittatura del relativismo, e abbracciare una cultura della giustizia e della verità”.
In qualche modo le elezioni americane hanno fatto capolino quando il Papa ha sottolineato che l’America “deve affrontare sempre più complesse questioni politiche ed etiche” di fronte alla quali Benedetto XVI ha confidato che gli americani “possano trovare nelle loro credenze religiose una fonte preziosa di discernimento e un’ispirazione per perseguire un dialogo ragionevole, responsabile e rispettoso nello sforzo di edificare una società più umana e più libera”. La libertà, ha detto il Papa agli americani, “non è solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale” e in quanto tale “è sempre nuova” e deve tener conto delle sfide del mondo.

La tappa di Washington ha ancora due momenti significativi: l’incontro con le altre confessioni religiose e la messa al Nationals Park Stadium – ci sarà anche la presidente del Congresso Usa, la democratica Nancy Pelosi che alla Casa Bianca si è chinata a baciare la mano del Papa. Messa che è stata preceduta dall’incontro con i vescovi americani al Santuario dell’Immacolata Concezione. Nel lungo discorso il Papa ha criticato quella “sottile influenza di secolarismo” che si infiltra anche all’interno della Chiesa nordamericana, pur così fiera, ha detto, di difendere la libertà religiosa nei dibattiti pubblici. “Ciò è aggravato da un approccio individualistico ed eclettico alla fede e alla religione: lungi dall’approccio cattolico del pensare con la Chiesa, ogni persona crede di avere un diritto di individuare e scegliere, mantenendo i vincoli sociali ma senza una conversione integrale, interiore alla legge di Cristo. Di conseguenza piuttosto che essere trasformati e rinnovati nell’animo, i cristiani sono facilmente tentati di conformarsi allo spirito del secolo”. Un esempio per il Papa è “lo scandalo dato da cattolici che promuovono un presunto diritto all’aborto”.

Un altro scandalo è la questione dei preti pedofili. Ne aveva già parlato in aereo, e in inglese, con i giornalisti dicendosi “mortificato”: “Faremo tutto il possibile per assicurare che questo non si ripeta in futuro. Credo che dovremo agire su tre piani: il primo è il piano della giustizia e il piano politico. Non voglio in questo momento parlare dell’omosessualità: questo è un altro discorso. Escluderemo rigorosamente i pedofili dal sacro ministero: è assolutamente incompatibile e chi è veramente colpevole di essere pedofilo non può essere sacerdote”.
Una frase questa che trova seguito nelle parole ai vescovi, dicendo che la risposta che la Chiesa ha dato allo scandalo “talvolta è stata gestita in pessimo modo”. Ora che la dimensione e la gravità del problema sono compresi più chiaramente, “avete potuto adottare misure di rimedio e disciplinari più adeguate e promuovere un ambiente sicuro che offre maggiore protezione ai giovani”. Ma il discorso è più ampio per Benedetto XVI, che dice: cosa significa “parlare della protezione dei bimbi quando la pornografia e la violenza possono essere guardate in così tante case attraverso i mass media ampiamente disponibili oggi?”. Se si vuole, dunque, una risposta che raggiunga in pieno lo scopo “occorre che le misure e le strategie da voi adottate siano poste in un contesto più ampio. I bambini hanno diritto di crescere con una sana comprensione della sessualità e il ruolo che le è proprio nelle relazioni umane. Ad essi – secondo Papa Benedetto – dovrebbero essere risparmiate le manifestazioni degradanti e la volgare manipolazione della sessualità oggi così prevalente; essi hanno il diritto di essere educati negli autentici valori morali radicati nella dignità della persona umana”.

Da Washington a New York. Ed è qui che il viaggio del Papa diventa ancora più politico. Il suo intervento al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite sarà da ascoltare con grande attenzione perché la preoccupazione per un mondo che sceglie il diritto della forza alla forza del diritto è sempre più palese e solo in un contesto internazionale di garanzie e diritti – il viaggio del Papa si inserisce anche nei sessanta anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – si può costruire un futuro dove non ci sia spazio per la guerra. Poi Ground Zero, il luogo del grande dolore, della paura di una nazione, della tristezza di un popolo. Qui la preghiera del Papa sarà messaggio di pace e di speranza.

Fabio Zavattaro

(18 aprile 2008)