IL PAPA NEGLI USA
“L’autentica libertà non è una scelta di ‘disimpegno da’. È una scelta di ‘impegno per'”; di qui il compito dei credenti di “aiutare gli altri a camminare sulla via della libertà che porta al pieno appagamento e alla felicità duratura”, secondo la testimonianza e il modello di sei santi e beati statunitensi, tra cui Francesca Saverio Cabrini e Elizabeth Ann Seton, che “nei vicoli, nelle strade e nei sobborghi di New York” si sono posti al servizio dei poveri seguendo la chiamata di Dio. E’stato incentrato sulla vera libertà, il cui fondamento è la verità, il discorso rivolto il 19 aprile da Benedetto XVI ai giovani e ai seminaristi americani, incontrati al Seminario di St. Joseph a Yonkers, New York.
La speranza dei cristiani. “Do a tutti voi un trenta e lode per la vostra pronuncia tedesca!” ha esordito il Pontefice ringraziando i giovani che, con riferimento al suo 81° compleanno caduto il 16 aprile, gli avevano cantato in lingua tedesca “Happy birthday”. Riandando con il pensiero alla propria giovinezza, Benedetto XVI ha rammentato: “I miei anni da teenager sono stati rovinati da un regime infausto che pensava di possedere tutte le risposte”. Un regime che “mise Dio al bando e così diventò inaccessibile per tutti ciò che era vero e buono”. Ringraziando Dio per le libertà “emerse grazie alla diffusione della democrazia e del rispetto dei diritti umani”, il Papa ha osservato che “il potere distruttivo tuttavia rimane” anche se “non trionferà mai, è stato sconfitto”. E proprio in tale convinzione risiede “l’essenza della speranza che ci distingue come cristiani”.
No alle tenebre del cuore… Molte persone sono tuttavia ancora avvolte nelle tenebre, ha fatto notare Benedetto XVI, riferendosi, anzitutto, a “quanti sono colpiti dall’abuso della droga”, “dalla mancanza di una casa e dalla povertà, dal razzismo, dalla violenza e dalla degradazione, particolarmente ragazze e donne”. Situazioni, ha spiegato, che rivelano “un atteggiamento mentale avvelenato che si manifesta nel trattare le persone come meri oggetti”, e conduce all’affermazione di “un’insensibilità di cuore che prima ignora e poi deride la dignità data da Dio ad ogni persona umana”.
e a quelle dello spirito. Oltre a questa, ha ammonito il Pontefice, vi è “una seconda zona di tenebre, che colpiscono lo spirito”, ossia “la manipolazione della verità” che “distorce la nostra percezione della realtà ed intorbida la nostra immaginazione e le nostre aspirazioni”. Sottolineando l’importanza della libertà, che “deve essere rigorosamente salvaguardata”, Benedetto XVI ha tuttavia rilevato che essa “può essere fraintesa o usata male così da non condurre alla felicità” ma “verso uno scenario buio di manipolazione, nella quale la nostra comprensione di noi stessi e del mondo si fa confusa o viene addirittura distorta”. “Quanto spesso”, si è chiesto, “la rivendicazione della libertà viene fatta, senza mai fare riferimento alla verità della persona umana?”.
Quale libertà? “Al posto della verità o meglio, della sua assenza ha fatto ancora notare il Papa – si è diffusa l’idea che, dando valore indiscriminatamente a tutto, si assicura la libertà e si libera la coscienza”. Ma “che scopo ha una libertà che, ignorando la verità, insegue ciò che è falso o ingiusto?”. Per il Pontefice la verità, “non è un’imposizione”, “né un insieme di regole”, bensì “la scoperta di Uno che non ci tradisce mai”. Rievocando le figure dei sei santi e beati statunitensi, Benedetto XVI le ha proposte ai giovani come testimoni di speranza per “scoprire nuovamente” “la profondità del cristianesimo”. “A volte ha osservato ancora siamo considerati persone che parlano soltanto di proibizioni”, ma “niente potrebbe essere più lontano dalla verità! Un autentico discepolato cristiano ha precisato – è caratterizzato dal senso dello stupore” per “quel Dio che conosciamo e amiamo come un amico” e per “la vastità della sua creazione”. Di qui l’incoraggiamento ai giovani a sviluppare “un rapporto personale con Dio”.
La carezza e il sorriso. Soffermandosi sul tema delle vocazioni, Benedetto XVI ha rivolto un pensiero grato ai genitori, “primi educatori nella fede”, e ha incoraggiato i seminaristi a rifuggire da “ogni tentazione di ostentazione, carrierismo o vanità”, e a tendere verso “uno stile di vita caratterizzato veramente da carità, castità e umiltà, nell’imitazione di Cristo”. ” Mostrate al mondo la ragione della speranza che è in voi”. L’arrivederci, infine, a Sydney, nel prossimo mese di luglio. “Dio vi ha benedetto con il dono della vita e vi ha dato anche altri talenti e qualità. Attraverso questi doni voi potete servire in molti modi Dio e la società”: con queste parole il Papa aveva salutato, prima dell’incontro con i giovani e i seminaristi, un gruppo di bambini disabili e di malati oncologici nella cappella del Seminario di St. Joseph, riservando ad ognuno una carezza e un sorriso, e chiedendo ai piccoli di pregare per lui.
(19 aprile 2008)