IL PAPA NEGLI USA
Tanti sono i temi etici, di cui Benedetto XVI ha parlato durante il suo viaggio negli Stati Uniti e all’Onu. Qualcuno potrebbe pensare che intenda dettare regole di comportamento o dare consigli per raddrizzare le cose. In realtà, in questa occasione come in tante altre, il Papa vuole mostrare ai credenti in Cristo, innanzitutto, l’intima coerenza che c’è tra la fede e la vita morale.
Nell’incontro con l’Episcopato statunitense ha detto che oggi un ostacolo, che rende difficile ai credenti l’incontro personale con il Dio vivente è “il modo in cui le persone permettono che la fede influenzi i propri comportamenti” (Discorso 16/04/08). Come a dire: si potrebbe relegare la fede alla condivisione delle verità rivelate e vivere secondo altri criteri. “È forse coerente si è domandato il Pontefice – professare la nostra fede in chiesa alla domenica e poi, lungo la settimana, promuovere pratiche di affari o procedure mediche contrarie a tale fede? È forse coerente per cattolici praticanti ignorare o sfruttare i poveri e gli emarginati, promuovere comportamenti sessuali contrari all’insegnamento morale cattolico, o adottare posizioni che contraddicono il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale?”
Per il Papa occorre resistere ad ogni tendenza a considerare la fede come un fatto privato. Infatti, solo quando questa permea ogni aspetto della vita, i cristiani diventano davvero aperti alla potenza trasformatrice del Vangelo. Le indicazioni etiche della Chiesa, dunque, hanno il compito di conferire alla fede il suo volto concreto, di modo che l’agire morale sia buona testimonianza di Cristo nel mondo. In questo senso, il criterio con cui verificare la propria appartenenza alla Chiesa non è solo quello della condivisione del Credo, che forse non crea troppi disturbi, ma anche quello della accoglienza del magistero morale.
Inoltre, la vita cristiana coerente con la fede diventa per i credenti stessi, ma anche per chi osserva il loro comportamento, un invito a qualcosa che trascende l’ordine materiale, a qualcosa di cui l’uomo ha assoluta nostalgia. “Le persone hanno oggi bisogno di essere richiamate allo scopo ultimo dell’esistenza. Hanno bisogno di riconoscere che dentro di loro vi è una profonda sete di Dio. Hanno bisogno di avere l’opportunità di attingere al pozzo del suo amore infinito. È facile essere ammaliati dalle possibilità quasi illimitate che la scienza e la tecnica ci offrono; è facile compiere l’errore di pensare di poter ottenere con i nostri propri sforzi l’adempimento dei bisogni più profondi”.
Il Papa ha messo in guardia nei confronti di una società ricca, dove conta maggiormente quello che si ha e si può fare; essa è un ostacolo all’incontro con il Dio vivente e senza di lui “le nostre vite sono in definitiva vuote”. Ben vengano, allora, i richiami del magistero della Chiesa circa il giusto distacco dai beni materiali e circa il loro corretto uso. È una parola di libertà!
È chiaro, dunque, che se il compito del Papa è quello di confermare i fratelli nella fede, questo comporta anche l’indicazione del modo concreto di vivere, secondo questa fede. C’è in gioco l’incontro, già in questa vita, con il Dio vivente.
Ma esiste, poi, un’altra coerenza che sta a cuore alla Chiesa: quella tra le scelte e il significato della persona. Dalla antropologia, cioè dalla concezione che si ha di sé stessi e del proprio prossimo, scaturiscono valori e norme di comportamento, che sono validi ovunque e per sempre. Con questa considerazione si va al secondo momento del viaggio apostolico, che è stato la visita alle Nazioni Unite. Già nel dialogo con i giornalisti, che lo accompagnavano in aereo, Benedetto XVI ha mostrato il suo interesse per la filosofia fondante le Nazioni Unite, definita da lui come “la base antropologica” e “il fondamento umano sul quale sono costruite”.
Infatti, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, di cui ricorrono i 60 anni, sono confluite diverse tradizioni culturali, che riconoscono l’uomo come soggetto di diritto precedente a tutte le istituzioni, portatore di valori comuni, che tutti devono rispettare. Esiste dunque, al di là delle coordinate spazio-temporali, un’antropologia, che è patrimonio dell’umanità, capace di fondare la legge naturale e il diritto delle genti. Le Nazioni Unite hanno scelto di proteggere nel mondo alcuni valori della persona, “la quale ha detto il Papa- rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia” E non potrebbe essere diversamente: rimuovere i diritti umani dal loro fondamento divino “significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l’interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti” (Discorso 18/04/08).
Marco Doldi
(20 aprile 2008)