Austria, Irlanda, Spagna

Austria: la Caritas per i disoccupatiPiù progetti d’integrazione per disoccupati del lungo periodo: questa la richiesta della Caritas di Vienna, formulata il 16 aprile scorso dal direttore della Caritas, Michael Landau. Intervenuto ai festeggiamenti per il 15° anniversario del ristorante Caritas “Inigo”, Landau ha auspicato una “politica del mercato del lavoro più impegnata e differenziata”. “Occorre un mercato del lavoro ampliato con lavori più orientati alle risorse, riconosciuti socialmente e adeguatamente remunerati anche per chi non può entrare a lungo termine o definitivamente nel mercato del lavoro tradizionale. Landau ha sottolineato il caso del ristorante “Inigo”, progetto della Caritas per favorire il rientro nel mercato del lavoro dei disoccupati del lungo periodo. Il ristorante ha consentito ad oltre 700 persone disoccupate del lungo periodo sono state formate professionalmente, assistite e infine aiutate durante la ricerca di un lavoro. “Circa un terzo delle persone che hanno partecipato al progetto hanno successivamente trovato un nuovo lavoro, un altro terzo ha acquisito competenze per poter rientrare nel mondo del lavoro e solo un terzo residuo necessita ulteriori supporto”, ha riferito. “Inigo” è uno tra sette progetti per disoccupati a lungo termine, organizzato dalla Caritas dell’arcidiocesi, che offrono un totale di 265 posti di lavoro. “Dal 1990 abbiamo potuto coinvolgere 3000 persone in uno dei nostri progetti. Questo impegno sarà importante anche in futuro”, ha puntualizzato Landau, ricordando le cifre allarmanti (26.726) dei disoccupati a lungo termine rilevati a marzo nella sola Vienna.Irlanda: “cattolici, non evitate le scuole miste!”E’ importante che i genitori cattolici, quando scelgono una scuola, non preferiscano quelle dove la maggioranza degli alunni sono irlandesi e bianchi. L’ha detto l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin durante un intervento “Il ruolo dell’educazione nella nuova Irlanda” tenuta nei giorni scorsi al St. Patrick’s College di Maynooth, una università antichissima dove studiano i sacerdoti irlandesi. Secondo Martin non è un comportamento cattolico evitare scuole a composizione mista. “Sento di genitori, anche quelli che entrano nella categoria di “buoni cattolici”, che decidono di evitare la diversità”, ha detto l’arcivescovo di Dublino, “mentre riconosco il diritto dei genitori di scegliere la scuola che considerano migliore, l’esercizio di questo diritto deve anche comprendere la preoccupazione per il bene comune”. Martin ha aggiunto che la politica del governo forse aggrava questi comportamenti perché non impone a tutte le scuole di condividere il problema posto dall’arrivo di migliaia di famiglie di immigrati. Le scuole cattoliche hanno raccolto bene questa sfida secondo l’arcivescovo di Dublino. “Non sarei affatto contento di scoprire che le scuole cattoliche scelgono di essere meno aperte alla diversità di altre e, dove necessario, sono pronto a intervenire per far sì che questo non accada”, ha detto mons. Martin che ha spiegato di aver avviato speciali politiche per l’iscrizione nelle scuole così che esse riflettano la composizione etnica e religiosa delle zone nelle quali si trovano. “Il volume di posta razzista o quasi razzista che ho ricevuto dopo questa decisione non mi ha incoraggiato”, ha detto l’arcivescovo. Martin ha difeso le scuole cattoliche dicendo di non credere in un sistema dove esistono solo istituti statali. Spagna: un vescovo contro la persecuzione Un volume recente pubblicato documenta come mons. Marcelino Olaechea y Loizaga, primo vescovo di Pamplona, e successivamente di Valencia, “difese migliaia di condannati a morte, orfani e vedove, durante la persecuzione religiosa del 1936”. L’attestazione sull’operato del vescovo, religioso salesiano, scomparso nel 1972, così come pubblicato dalla agenzia Avan, è dello storico Vicente Cárcel Ortí, autore del libro “Caídos, víctimas y mártires” (Caduti, vittime e martiri) pubblicato dalla editrice Espasa-Calpe. Mons. Olaechea, nell’epoca in cui era vescovo di Pamplona (1935-1946), scrisse lettere a Francisco Franco per “salvare la vita di migliaia di condannati a morte e ottenne la commutazione di molte pene capitali, la riduzione di condanne e la liberazione di alcuni incarcerati nel Forte di San Cristóbal di Pamplona, Navarra”, attesta Cárcel Ortí nel suo libro, basandosi su ricerche fatte su documenti dell’Archivio segreto Vaticano. Il vescovo si dedicò – riporta il libro – anche alla cura degli “‘orfani della guerra’, il prelato chiamava così i figli delle vittime, si impegnò per cercare risorse economiche per alcune persone e in diverse occasioni intervenne davanti alle autorità locali per ottenere l’annullamento di condanne”. “In ugual modo difese i detenuti politici al termine della Guerra Civile quando centinaia di prigionieri gli inviarono lettere ringraziamento”, assicura anche lo storico che aggiunge che mons. Olaechea “fu uno dei prelati più critici nei confronti del regime politico”. Al termine della guerra “non tutto fu fucilazioni, repressioni ed epurazioni, si ebbero anche indulti, revisioni di processi, riduzioni di condanne, scarcerazioni, e altri gesti di clemenza grazie all’intervento diretto della Chiesa”.