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Così Benedetto XVI guarda all’Europa
Il viaggio americano di Papa Benedetto – un successo mediatico, come sottolineano quasi tutte le testate Usa – ha un risvolto non secondario anche per il nostro vecchio continente, tenuto conto che il pensiero ratzingeriano non si esaurisce in un discorso ma si costruisce quasi pagina dopo pagina, incontro dopo incontro. Così i giorni a stelle e strisce si possono leggere in controluce, facendone memoria, il discorso pronunciato a Subiaco, il giorno prima della morte di Papa Wojtyla, l’intervento di Ratisbona, e le parole pronunciate in Turchia. Il tema chiave è sempre il legame profondo tra fede e ragione, tra libertà e verità. Così sin dal primo discorso, il saluto al presidente Gorge Bush alla Casa Bianca, Papa Benedetto mette in luce che “sin dagli albori della Repubblica, la ricerca di libertà dell’America è stata guidata dal convincimento che i principi che governano la vita politica e sociale sono intimamente collegati con un ordine morale basato sulla signoria di Dio Creatore. Gli estensori dei documenti costitutivi di questa nazione si basarono su tale convinzione, quando proclamarono la verità evidente per se stessa che tutti gli uomini sono creati eguali e dotati di inalienabili diritti, fondati sulla legge di natura e sul Dio di questa natura”.L’Europa, per Benedetto XVI, è stata il continente cristiano, ma ha sviluppato una razionalità scientifica, e, oggi, proprio questa razionalità da vita “ad una cultura che, in modo sconosciuto prima d’ora all’umanità, esclude Dio dalla coscienza pubblica, sia che venga negato del tutto, sia che la sua esistenza venga giudicata non dimostrabile, incerta, e dunque appartenente all’ambito delle scelte soggettive, un qualcosa comunque irrilevante per la vita pubblica”. In Europa, in sostanza, “si è sviluppata una cultura che costituisce la contraddizione in assoluto più radicale non solo del cristianesimo, ma delle tradizioni religiose e morali dell’umanità. Da qui si capisce che l’Europa sta sperimentando una vera e propria prova di trazione; da qui si capisce anche la radicalità delle tensioni alle quali il nostro continente deve far fronte”.Il messaggio del Papa è chiaro: “superare ogni separazione tra fede e vita, opponendosi ai falsi vangeli di libertà e di felicità”; ancora “respingere la falsa dicotomia tra fede e vita politica, poiché come ha affermato il Concilio Vaticano II, ‘nessuna attività umana, neanche nelle cose temporali, può essere sottratta al dominio di Dio'”.È con gli occhi dell’America che Benedetto XVI parla, dunque, dell’Europa; così nei cattolici americani vede una dinamica importante per i cattolici europei, per scuoterli, come dire, dal loro torpore. Certo la religiosità americana è fatta anche di un fenomeno che potremmo chiamare di fluidità religiosa, cioè questa capacità di rigenerarsi religiosamente che una indagine quota al 44 per cento, tanti, cioè, sono i cittadini americani sopra i 18 anni che sono passati ad altra religione o hanno abbandonato l’incredulità per una fede.Ma al Papa del vecchio continente piace il modello di una America la cui democrazia ha avuto inizio con un concetto positivo di laicità “perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle Chiese di stato e volevano avere uno stato laico, secolare, che aprisse possibilità a tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso”. Laico, afferma ancora il Papa “doveva essere lo stato proprio per amore della religione nella sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente”. Questo è un modello fondamentale e positivo, “degno di essere tenuto presente anche in Europa”.E, dunque, proprio in questa sana laicità che ha dato vita alla democrazia americana che Papa Benedetto inserisce il suo modo di concepire il rapporto tra fede e politica.