CCEE-KEK
Cristiani e musulmani in Europa
“Se riusciamo a sgretolare gli impianti ideologici e a neutralizzare gli influssi di certi poteri politici, rimangono le persone, e con loro l’incontro è autentico: cristiani e musulmani che amano la pace, si pongono la domanda sul senso della vita, desiderano un mondo vivibile e in pace, sono entrambi alla ricerca di Dio”. E’ positivo il bilancio che mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee), traccia al SIR all’indomani dell’incontro promosso nei giorni scorsi dal Comitato Ccee-Kek (Conferenza delle Chiese europee) per le relazioni con i musulmani (Crme) ad Esztergom (Ungheria). Presenti anche musulmani di diversi Paesi europei per preparare insieme una Conferenza cristiano-musulmana europea, che si terrà a Malines/Bruxelles dal 20 al 23 ottobre 2008, su “Essere cittadini europei e credenti. Cristiani e musulmani come partner attivi nelle società europee”.Che cosa è emerso, in particolare, ad Esztergom?“Anzitutto la volontà, ma anche la difficoltà, di trovare un partner per il dialogo. L’islam in Europa è una realtà molto variegata: i musulmani che vengono dall’Algeria sono diversi da quelli dell’Africa nera o della Turchia e vi è grande varietà anche all’interno delle stesse tradizioni musulmane. Per quanto riguarda il confronto con la cultura e la società europea, da un lato vi sono intellettuali che tentano la costituzione di un islam europeo, o addirittura francese o italiano, ispirato alla coscienza di trovarsi in un Paese con una cultura, un sistema politico e una legislazione cui occorre adeguarsi pur salvando la propria identità; dall’altro vi è una posizione, rappresentativa della maggioranza, che guarda a questo mondo come a qualcosa di estraneo, pericoloso o addirittura ostile, e questo non semplifica le cose”.E per qianto riguarda la Conferenza cristiano-musulmana di ottobre in Belgio?“Cresce la coscienza che dobbiamo confrontarci insieme su quale contributo, in quanto uomini di religione, possiamo offrire all’Europa su temi quali il rapporto tra religione e politica e religione e laicità, la libertà di religione e la condizione dei credenti in un mondo secolarizzato. Si avverte sempre più la necessità di interrogarsi su come promuovere la conoscenza, il rispetto, la comprensione reciproca e la collaborazione tra cristiani e musulmani e, soprattutto, come costruire dei ponti, pur nella consapevolezza di problemi innegabili come certi estremismi o alcuni tentativi di strumentalizzare la religione o il nome di Dio per scelte violente”. Si è parlato della necessità di un’autocritica al riguardo?“E’ proprio il punto da cui entrambi intendiamo partire. A Esztergom i partner incontrati hanno affermato di essere disponibili a questo e noi, da parte nostra, non intendiamo chiamarci fuori, nella storia di tutte le religioni si registrano pagine di violenza. A Bruxelles vorremmo invitare persone con cui si possa avviare questo processo”. Oggetto di riflessione è stata anche la lettera, dello scorso ottobre, dei 138 leader musulmani ai responsabili delle Chiese cristiane… “Dai partecipanti è stato sottolineato che forse per la prima volta in quel documento i musulmani citano le scritture cristiane secondo la nostra fonte e non mediate dal Corano, con grande rispetto verso la fonte della rivelazione cristiana. Dalla lettera emerge inoltre il tentativo di trovare una base comune di dialogo, quella del sacro. Siamo uomini di religione, coscienti della nostra diversità tuttavia legati dall’essere entrambi credenti. Su questa base ‘sacrale’ è possibile fondare il nostro incontro. La lettera, accolta con grande interesse dalla Chiesa cattolica – è in via di costituzione un forum di studio cattolico-musulmano e si pensa ad un incontro di una rappresentanza dei 138 con Benedetto XVI – ha aperto prospettive che appaiono molto promettenti”. Come è stata recepita dal mondo musulmano?“E’ proprio questo il problema, sottolineato anche dagli amici presenti all’incontro: il distacco tra chi promuove questo dialogo – si tratta di un’élite intellettuale – e la base. La maggior parte dei musulmani – è stato detto – non è al corrente di questo documento e non ha conoscenza alcuna degli incontri e dei dialoghi in corso. Siamo convinti che occorra un grande lavoro; per questo vorremmo invitare a Malines anche musulmani che rappresentano questo islam più diffuso, vogliamo tentare di coinvolgere anche questa base nel dialogo”. Che tipo di collaborazione è possibile a livello europeo?“Esistono già a livello locale diverse esperienze. Vi sono alcuni temi sui quali possiamo impegnarci insieme. La famiglia, pur nelle diverse visioni, affinché venga sostenuta dalla società; la vita, sulla cui sacralità vi è consenso di fronte ai rischi legati allo sviluppo scientifico-tecnologico; la difesa dell’ambiente e, più in generale i temi della giustizia e della povertà”.