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S.Adalberto: la santità, la missione, la difficoltà

“Uno speciale saluto indirizzo ai vescovi e ai fedeli e pellegrini a Gniezno, che rendono gloria a Sant’Adalberto, Patrono della Polonia. Il suo sangue di martire è diventato seme della fede sulle vostre terre. Per sua intercessione prego affinché questo seme cresca e porti buoni frutti”. Con queste parole Benedetto XVI si è rivolto domenica 27 aprile ai polacchi presenti in piazza San Pietro, salutando anche coloro che a Gniezno, hanno celebrato la memoria del santo morto per mano dei pagani il 23 aprile 997. La leggenda vuole che il duca polacco Boleslao il Coraggioso abbia comprato dai pagani le spoglie del santo pagandole a peso d’oro. Nell’anno mille l’imperatore Ottone III e Boleslao si incontrarono sulla tomba di S. Adalberto a Gniezno. L’imperatore investì allora il duca con il titolo di Frater et Cooperator Imperii. Sant’Adalberto, vescovo e martire, diventò così il simbolo dell’unità spirituale di tutta Europa. Una testimonianza per l’unità dell’Europa . “La testimonianza di Sant’Adalberto è oggi particolarmente attuale. L’Europa di allora, cercando la sua identità, la trovò nella cultura e nella civiltà cristiane”. Lo ha detto mons. Henryk Muszynski, arcivescovo di Gniezno, durante la solenne celebrazione di domenica 27 aprile presieduta dal card. Stanislaw Dziwisz sul sagrato della cattedrale di Gniezno. “Anche oggi – ha continuato – l’Europa con grande intensità ricerca le sue radici. Se ci concentriamo tuttavia solo sui valori economici, politici e sociali, se verrà a mancare il collante spirituale, l’Europa cesserà di essere se stessa ovvero, come disse Giovanni Paolo II, avrebbe tagliato le proprie radici e assunto un forma completamente diversa da quella originale”. Nell’omelia pronunciata durante la liturgia, anche mons. Jozef Zycinski ha sottolineato che il volto della cultura europea è stato tracciato dai martiri e dai santi. “Ma i santi – ha detto – sono il dono di Dio non solo ai tempi di Sant’Adalberto ma anche nei giorni nostri. Attorno a noi ci sono molti santi. Come le madri che si sacrificano per compiere la propria missione o i giovani che, non mossi dall’anelito di vivere alla giornata sono disposti, a difendere dei veri valori”.Le croci missionarie. Dalle mani del primate di Polonia, il card. Jozef Glemp, alcuni giovani in pellegrinaggio alla tomba di Sant’Adalberto hanno ricevuto la Bibbia. A coloro invece che sono in procinto di partire in missione nei Paesi dell’Africa, Asia e America Latina, il nunzio apostolico in Polonia mons. Jozef Kowalck ha imposto le croci missionarie. Negli anni 1998 – 2007 tali croci sono state conferite a quasi 500 religiosi e laici di vocazioni diverse. Quest’anno le hanno ricevute 9 sacerdoti, 10 religiosi, 21 religiose e 3 laici. I dati pubblicati in Polonia in occasione della Giornata Mondiale delle Vocazioni mostrano un calo (circa il 30%) del numero dei missionari volontari. Secondo mons. Wojciech Polak, presidente del Consiglio polacco per la pastorale vocazionale, le cause sono da attribuirsi non tanto al calo delle vocazioni quanto a un più forte impegno nelle opere sul territorio nazionale, dovuto alla possibilità, da parte degli istituti religiosi, di riavere scuole e ospedali. Mons. Polak ha ricordato come sia cambiato il carattere delle vocazioni: non nascono più soprattutto negli ambienti rurali, ma prevalgono nelle città e nei centri dove è attiva la pastorale giovanile, dove operano i movimenti, e le varie comunità religiose. Calo nelle vocazioni. I seminari diocesani in Polonia, nel 2007 hanno registrato, rispetto al 2006, un calo del 10% dei candidati al sacerdozio. Una tendenza simile, ha rilevato mons. Polak, ha caratterizzato anche gli istituti femminili, mentre il numero degli alunni dei seminari religiosi è calato del 4-5%. Ancora più preoccupanti sono i dati riguardanti gli alunni del primo anno che, nel 2007, erano il 25% in meno rispetto all’anno precedente. Attualmente nei seminari diocesani in Polonia studiano 4257 alunni. Mentre i candidati al sacerdozio, nel 2005 sono stati 1145, nel 2007 sono stati 786. Nei seminari degli ordini religiosi studiano 1768 alunni. Secondo i dati al 1 gennaio 2008 in Polonia vi sono 22.087 religiose professe. Al postulantato nel 2007 sono state ammesse 410 candidate. Secondo mons. Polak, la causa principale del calo delle vocazioni risiede in “una cultura che generalmente non premia l’assunzione delle responsabilità, né le decisioni prese per tutta la vita”.