commissione Ue
Più timori e preoccupazioni che nuovi investimenti
Nessuna sorpresa: l’economia rallenta, crescono i prezzi di energia e beni alimentari e, per questo, è il momento di tutelare le famiglie, “specialmente quelle a basso reddito”. Le previsioni economiche di primavera, rese note lunedì 28 aprile dalla Commissione, confermano la frenata del Prodotto interno lordo, che per l’Ue27 dovrebbe assestarsi al 2% nel 2008 e all’1,8% nel 2009, a fronte del 2,8% registrato lo scorso anno. Nell’area-euro il dato si aggirerebbe all’1,5%. Da Bruxelles partono i consueti richiami al controllo dell’inflazione e dei bilanci pubblici, mentre investimenti, ricerca, innovazione e formazione sembrano passare in secondo piano.Il peso dei “fattori esterni”. La crescita economica è in frenata sia nell’Unione europea nel suo complesso che nei 15 paesi che adottano la moneta unica. Il commissario per gli affari economici e monetari, Joaquín Almunia, ha un’espressione cupa mentre snocciola i numeri e spiega le tabelle che ha in mano. Nella sede dell’Esecutivo si fa largo il “rischio-recessione” e si definiscono “preoccupanti” le “pressioni inflazionistiche importate”, ovvero causate da fattori esterni: l’indice è puntato sulle turbolenze finanziarie innescate negli Stati Uniti dalla crisi dei mutui subprime e sull’aumento spropositato del petrolio e delle altre fonti. “Finora le nostre economie hanno resistito agli shock esterni e prevediamo che la creazione di posti di lavoro prosegua, per quanto più lentamente – deve ammettere Almunia -. Ma dobbiamo mantenere politiche macroeconomiche sane ed evitare attentamente di entrare in una spirale inflazionistica che colpirebbe principalmente le famiglie a basso reddito”.Domina l’incertezza. Quella che il commissario spagnolo definisce prudentemente “crescita moderata” si deve “al persistere della crisi nei mercati finanziari, al rallentamento marcato dell’economia statunitense e all’impennata dei prezzi dei prodotti di base”. Per gli esperti della Commissione “l’economia Ue resiste relativamente bene grazie a fondamentali solidi e dovrebbe creare 3 milioni di nuovi posti di lavoro nel biennio 2008-2009”, meno della metà dei 7 milioni e mezzo creati nel biennio 2006-2007. Inoltre quest’anno i prezzi al consumo dovrebbero salire “temporaneamente” al 3,6% nella Ue, a fronte del 2,4% nel 2007. Con uno sviluppo su base annua del 2% (inferiore di mezzo punto rispetto a quanto annunciato nelle previsioni d’autunno 2007), l’Europa resta comunque in una situazione di “vantaggio relativo” rispetto agli Usa, la cui crescita economica dovrebbe collocarsi allo 0,9% nel 2008. La Commissione parla dunque di uno “scenario di base dominato fino alla fine di quest’anno dall’incertezza”.L’Ue non ne uscirà indenne. In un contesto pur così problematico, la Commissione indica elementi che lascerebbero sperare: “L’economia della Ue è ancora in condizioni relativamente buone per resistere alle turbolenze mondiali – si legge nelle previsioni di primavera – grazie al miglioramento dei suoi fondamentali, che si traduce ad esempio nell’assenza di squilibri macroeconomici e finanze pubbliche sane”. In effetti sia il disavanzo pubblico che il saldo delle partite correnti si sono mediamente attestati al di sotto dell’1% del Pil nel 2007, “benché persistano notevoli differenze tra uno Stato membro e l’altro”. Poi qualche affermazione da valutare con prudenza: “I bilanci delle famiglie e delle imprese sono migliorati considerevolmente negli ultimi anni e i tassi di disoccupazione dell’Ue e dell’area euro sono al loro livello più basso da più di 15 anni”. Tanto è vero che la relazione subito aggiunge: “L’economia comunitaria non ne uscirà indenne”. La crescita degli investimenti segna il passo, i consumi privati si sono raffreddati e l’occupazione si è assestata dopo un biennio favorevole.L’est cresce, ma manca il lavoro. In una economia in cui “prevalgono i rischi di un peggioramento” complessivo, non si possono poi trascurare le notevoli differenze tra paese e paese. Nei Paesi Bassi si registra un dato previsionale 2008 al 2%, che tocca il 3,4 nel caso della Grecia, mentre Francia, Regno Unito e Germania si collocano tra l’1,6 e l’1,8%. Situazione a rischio, invece, per l’Italia, fanalino di coda in Europa, con appena lo 0,5%. Di tutt’altro genere i dati di crescita dei paesi dell’est che, pur partendo da situazione economiche generalmente più arretrate, marciano a ritmi accelerati: la Bulgaria al 5,8%, la Repubblica ceca al 4,7; la Lituania e la Romania volano oltre il 6%, la Slovacchia raggiunge il 7 e la Polonia segna un 5,3%. Nell’Europa orientale preoccupano semmai i dati della disoccupazione, ancora piuttosto marcati. Dati incoraggianti per la crescita del Pil anche nei tre paesi candidati, Croazia, Macedonia e Turchia, tutti oltre il 4%; anche qui resta però il problema della disoccupazione, che in Macedonia va addirittura oltre il 30% della forza lavoro.