Bibbia IN EUROPA
Una ricerca della Santa Sede
Testo ritenuto di difficile lettura ma considerato dalla maggioranza della popolazione interessante. Poco letto ed utilizzato per la preghiera personale, ma presente nelle case. E’ la Bibbia, al centro di un’indagine condotta da Gfk – Eurisko, presentata il 28 aprile in sala stampa vaticana e patrocinata dalla Federazione biblica cattolica, in vista del Sinodo dei vescovi che si terrà nel mese di ottobre e verterà sul tema della “Parola di Dio” nella vita della Chiesa. L’indagine è stata condotta in 8 Paesi Europei (Regno Unito, Germania, Olanda, Francia, Polonia, Russia, Spagna, Italia) e negli Stati Uniti per “valutare il rapporto della popolazione adulta con le Scritture”. E’ stato preso in esame un campione rappresentativo ed ecumenico (cattolici, protestanti e ortodossi). La lettura biblica. Riguardo alla frequenza di lettura della Bibbia, dall’indagine emerge che negli ultimi 12 mesi ha letto almeno un brano della Bibbia il 20% della popolazione spagnola, il 27% degli italiani e il 36% degli inglesi. La percentuale si alza per i polacchi (38%) e per i russi (35%) fino a raggiungere la punta del 75% degli americani. Solo negli Stati Uniti la lettura della Bibbia è la forma di comunicazione religiosa preferita. Il 30% dei tedeschi, il 31% degli italiani e il 34% dei polacchi preferiscono l’omelia mentre in UK, Olanda, Russia, Spagna e Francia prevale la fruizione in Tv di una trasmissione religiosa. Nella preghiera (“comportamento molto più diffuso di quanto in genere si pensi”, sottolineano i ricercatori), si fa un ricorso alla Bibbia modesto rispetto al ruolo che le Sacre Scritture dovrebbero avere. Gli Stati Uniti rappresentano il caso più positivo con un 37% degli intervistati che prega utilizzando le Scritture. Questo valore resta alto anche in Polonia (32%) ma scende al 13% in Germania, al 9% in Italia e addirittura al 6% in Spagna. Nella casa di una larga maggioranza degli intervistati, vi è una copia della bibbia. L’unica eccezione è costituita dalla Francia dove meno del 50% degli intervistati ha in casa una copia della Bibbia. La Francia è anche l’unico paese in cui è prevalente l’opinione secondo cui nelle scuole non si dovrebbe studiare il testo biblico. Approccio al testo. Che valutazione hanno dato gli intervistati al contenuto delle Scritture? Dalla ricerca emerge che prevalgono nettamente coloro che considerano il testo biblico “vero” su coloro che lo considerano “falso” e coloro che lo ritengono “interessante” (la soglia non scende mai sotto il 75%) su coloro che lo considerano “noioso”. Risulta anche che di fronte al messaggio biblico, la maggioranza degli intervistati ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un testo di non facile lettura e comprensione (la soglia si assesta al 65% in Europa).Insomma nei confronti del messaggio biblico è forte un orientamento positivo ma altrettanto forte è la sensazione di trovarsi di fronte ad un testo di non facile lettura. “Segno che da un lato non ci si accosta a questo testo con superficialità e con atteggiamenti semplificati ed unilaterali, ma lo si vede nella sua complessità. Allo stesso tempo questa complessità non scoraggia; al contrario è un invito e una sfida all’ascolto e all’approfondimento. Riflessioni pastorali. Mediamente – si legge nel documento dell’Eurisko -, quasi un intervistato su due riconosce che l’ascolto delle Scritture richiede un’attitudine ermeneutica, cioè che questi testi non possono essere assunti alla lettera ma affrontati attraverso “forme mediate” come gruppi, celebrazioni, programmi e trasmissioni. “Tutti questi dati – rilevano i ricercatori – permettono alcune considerazioni pastorali interessanti”. La prima è che “la Bibbia è riconosciuta come un canale di relazione con Dio”. La seconda è che “l’ascolto di questa Parola è vissuto dalla gente come richiesta e attesa” e che “dare risposta a questa attesa non è semplice: la gente non è autonoma nella lettura delle Scritture e si attende un aiuto dalle istituzioni ecclesiali. “Alla pastorale delle nostre Chiese – conclude il documento – giunge quindi la richiesta di percorsi di accesso e di lettura del testo biblico, la richiesta di strumenti di mediazione e di facilitazione dell’approccio alla scritture”. Insomma, più che “una buona opportunità pastorale”, una “richiesta ed una necessità”. Le questioni etiche. Un’ultima osservazione, meno centrata sulla pratica biblica, riguarda le opinioni degli intervistati sulle questione etiche. Le risposte date alle domande sulle questioni dell’eutanasia, dell’aborto, il concetto del matrimonio e della famiglia, “mostrano un pensiero parecchio distante dalle posizioni espresse dal magistero della Chiesa cattolica, anche di recente”. Ciò si registra anche in paesi dove minore è l’influsso della secolarizzazione rispetto ad altri, come in Italia.