UE - CHIESE CRISTIANE
Incontro a Bruxelles nella sede della Commissione
“Nel mondo di oggi noi siamo chiamati a una nuova ascesi e ad accontentarci di uno stile di vita più semplice per preservare le risorse del Creato e per condividerle con le popolazioni più povere” del mondo. Il cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, è stato tra i partecipanti all’incontro fra vertici Ue e chiese europee, tenutosi il 5 maggio a Bruxelles nella sede della Commissione. In agenda erano segnati anche i temi ambientali. All’incontro hanno partecipato 21 leader religiosi, in rappresentanza delle Chiese ortodosse, anglicana, e riformate. Erano presenti anche rappresentanti delle comunità islamiche ed ebraiche. Nel suo intervento il vescovo Hilarion di Vienna e Austria, rappresentate della Chiesa ortodossa russa, ha ringraziato le istituzioni europee per quanto sta facendo per la promozione della tolleranza e la pace ma ha anche denunciato nuove e vecchi forme di persecuzione di cui sono vittime in Europa e nel mondo i cristiani, richiamando l’attenzione dell’Europa su Turchia, Kosovo e Medio Oriente. Credenti, Europa e bene comune. “Si è trattato di un momento molto ricco, interessante, con una discussione aperta e franca”, spiega al SIR mons. Noel Treanor, esperto di questioni comunitarie, segretario generale della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), recentemente nominato vescovo di Down e Connor (Irlanda). “Al centro dei colloqui erano posti due argomenti: la riconciliazione tra i popoli e i problemi legati ai cambiamenti climatici e sostanzialmente ci si è attenuti a questi punti”. L’Ue era rappresentata dai presidenti dell’Esecutivo, José Manuel Barroso, del Consiglio, Janez Jansa, e del Parlamento Hans-Gert Poettering, che ha giudicato l’appuntamento come “un nuovo passo importante sulla strada di un dialogo che si sviluppa progressivamente tra l’Ue, le chiese e le comunità religiose”. Nel suo discorso ha richiamato il valore del 2008, Anno europeo del dialogo interculturale e ha affermato: “Sono convinto che l’Ue ha tutto da guadagnare da un dialogo tra le religioni”, perché “i veri credenti sono disposti a pagare di persona per il servizio al bene comune”. Dialogo: obbligo e necessità. Il presidente dell’Europarlamento ha però ricordato che “è responsabilità dei capi religiosi cercare di presentare una concezione della fede in termini di coesistenza pacifica e di riconciliazione”. Nell’epoca moderna, poi, “in cui il relativismo rischia sovente di rendere fragile la nostra società, numerose persone trovano sostegno nei loro convincimenti religiosi” per orientare le proprie scelte di vita. Poettering ha inoltre citato la necessità di contrastare le disuguaglianze sociali. Infine, dopo aver ribadito l’importanza del confronto tra istituzioni europee e chiese, l’oratore ha ricordato che tale dialogo diventerà “un obbligo giuridico”, oltre che una “necessità”, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona”. Cambiamenti climatici, salvaguardia del Creato. Si è sofferma soprattutto sui nodi ambientali il presidente della Commissione José Manuel Barroso: “Il cambiamento climatico – ha spiegato al termine del meeting – obbliga tutti noi a intervenire con urgenza; ciascuna componente della società civile deve contribuire a garantire un futuro sostenibile per il pianeta. Grazie all’ampiezza della loro influenza e al ruolo che svolgono nelle nostre società, le religioni e le comunità di fede si trovano in una posizione ideale per fornire un valido contributo a mobilitare a favore di un futuro sostenibile”. Dal canto suo il presidente di turno del Consiglio dei 27, il premier sloveno Janez Jansa, ha aggiunto: “L’ambiente ha non solo una dimensione naturale, ma anche una sacralità. Il concetto di comunità e di lealtà tra l’uomo, la natura e il creatore è sotteso parimenti al giudaismo, al cristianesimo e all’islam”. Per Jansa “il cambiamento climatico ci impone di ripensare le forme in cui l’immaginazione, la spontaneità e l’imprenditorialità vanno canalizzate per creare un mondo affrancato dalla dipendenza dei carburanti di origine fossile”. Ciò non significa “che dobbiamo rinunciare alle nostre conquiste, solo che dobbiamo ripensarle e considerarle da un punto di vista nuovo”. Un Alto rappresentante per i giovani? Nella lista dei partecipanti figuravano ventuno guide spirituali di religioni monoteiste di varie nazionalità. Erano presenti in particolare rappresentanti cristiani (cattolici, anglicani, riformati e ortodossi), ebrei e musulmani (sunniti e sciiti). La delegazioni cattolica comprendeva, oltre al cardinale Rodé, i cardinali Audrys Juozas Backis (arcivescovo di Vilnius) e Keith Patrick O’Brien (arcivescovo di Edimburgo), e il vescovo di Rotterdam, nonché presidente della Comece, mons. Adrianus van Luyn. Il quale nel corso del dibattito ha suggerito “la creazione della figura di Alto rappresentante per le generazioni future”, che potrebbe essere, accanto all’Alto rappresentante Ue per le relazioni esterne, anche vice presidente della Commissione. “Sarebbe un segno visibile della nostra speranza in una Europa solidale, al di là delle frontiere geografiche e generazionali”. Nel suo intervento al palazzo Berlaymont, il primate luterano di Svezia, mons. Anders Harald Wejryd, ha invece affermato che le “religioni hanno il dovere di impegnarsi nella lotta contro i cambiamenti climatici, dato che questo problema solleva questioni di ordine morale, di giustizia e di equità” per tutti i cittadini e i popoli.