Bosnia-Erzegovina: non perdere le radici cristianeL'”attenzione verso il prossimo” come importante “elemento per costruire la pace nel mondo”: con queste parole il vescovo della Carinzia, mons. Alois Schwarz, ha salutato l’arrivo di una delegazione dell’arcidiocesi di Sarajevo. L’incontro, cui ha partecipato il card. Vinko Puljic, è avvenuto nel quadro del gemellaggio tra le diocesi di Gurk e Sarajevo: un gemellaggio, ha sottolineato Schwarz, che è primariamente un “gemellaggio di cuori e dell’affetto reciproco”. Il vescovo si è detto “impressionato” per le “testimonianze di fede vissuta”, osservate a Sarajevo e ha manifestato la necessità di percepire “la diversità come arricchimento reciproco”. Infatti, ha proseguito, “solo la conoscenza reciproca e la disponibilità verso persone di altri Paesi e religioni possono far crescere la pace in Europa”. L’esperienza del gemellaggio diocesano con l’arcidiocesi di Sarajevo, che opera in una realtà in cui la Chiesa cattolica è una minoranza, dimostra che “il perdono e la riconciliazione sono requisiti del dialogo”. E il card. Puljic, secondo il vescovo austriaco “ha avviato un processo di pace esemplare” che fa di Sarajevo “un luogo di speranza”. Da parte sua, il card, Puljic ha espresso riconoscenza per il gemellaggio: “Compiamo insieme un cammino che è esempio per gli altri e ci auguriamo che il nostro gemellaggio diventi un ponte dell’amore per il prossimo”, ha affermato il cardinale bosniaco, aggiungendo che “il riconoscimento e l’accettazione della diversità è requisito per un’Europa riunita”. Riferendosi a quest’ultima, Puljic ha riaffermato l’esistenza delle radici cristiane del continente che “è necessario conservare. Solo così l’Europa non perderà la sua identità”, ha detto. Nell’illustrare le attività della Chiesa cattolica a Sarajevo, il cardinale ha posto l’accento sui “molti compiti importanti” ancora da affrontare: “La ricostruzione delle strutture ecclesiastiche dopo la lunga Via Crucis della Seconda guerra mondiale, del titoismo e successivamente della guerra in Bosnia avviene molto lentamente”, ha concluso. Germania: il calcio in aiuto dei bambini-soldato”Mirare alla porta, non alle persone”: questo lo slogan scelto per la campagna ecumenica di beneficenza organizzata da Missio e da Mission EineWelt a favore degli ex bambini soldato. L’azione è stata sostenuta dalla squadra di calcio Schalke 04 che ha disputato il 3 maggio una partita in casa contro la squadra Hannover 96 nella Veltins-Arena: per l’occasione, lo stadio ha ospitato anche la raccolta di fondi e informazioni sui progetti promossi per aiutare i bambini-soldato, nonché un saluto via video del fuoriclasse brasiliano Pelé per sostenere l’iniziativa. Già nel febbraio 2006, la manifestazione aveva trovato sostegno presso i tifosi dello Schalke ed erano stati raccolti oltre 12.000 Euro. “In questi due anni, con questi soldi i nostri partner ecclesiastici hanno potuto aiutare oltre 2.000 ex bambini-soldato a riprendere una vita normale”, ha raccontato padre Hermann Schalück, presidente di Missio Aquisgrana e tifoso dichiarato della squadra. Per ringraziare per il sostegno all’iniziativa, i partner del progetto della Liberia, il Paese colpito in passato dalla guerra civile, hanno inviato foto di questi bambini, alcuni dei quali indossavano le maglie della squadra. L’edizione di quest’anno avuto come obiettivo aiutare altri 1.500 bambini-soldato a superare i traumi della loro esperienza. “Trovo molto positivo il fatto che la nostra squadra possa aiutare ad offrire a questi bambini una possibilità di ritornare ad una vita normale”, ha detto Gerald Asamoah, centrocampista ghanese dello Schalke. Da parte sua, Schalück ha ringraziato il sostegno e ha ricordato come il progetto intenda sensibilizzare sul destino di 250.000 bambini-soldato: “Questi bambini hanno un grande sogno: vogliono mirare alla porta, anziché alle persone. E noi, insieme con i calciatori e i tifosi, vogliamo aiutarli”.Slovenia: chiusura dei Giochi internazionali salesianiCon la cerimonia di premiazione e il passaggio della bandiera ufficiale alla delegazione dell’Italia, dove si celebrerà l’edizione 2009, si sono conclusi nei giorni scorsi a Lubiana i XIX Giochi Internazionali della Gioventù salesiana. Mons. Alojzij Uran, arcivescovo di Lubiana, celebrando la messa finale nella chiesa di san Giuseppe ha invitato i giovani atleti a far tesoro della esperienza vissuta e facendo eco alle parole di san Paolo – “Nulla è impossibile a coloro che hanno fiducia in Dio” – li ha invitati a fronteggiare le situazioni e coloro che si oppongono o impediscono il loro pieno sviluppo e crescita. La vittoria più importante, infatti, è quella che si ottiene vincendo il proprio egoismo. Tra le squadre si sono distinte quelle del Belgio, Repubblica Ceca, Croazia, Germania, Polonia, Spagna e Ucraina.