ECUMENISMO
Visita a Roma di Karekin II, Catholicos di tutti gli armeni
Con un fraterno abbraccio suggellato da un canto armeno si è concluso lo scambio dei saluti in piazza San Pietro tra papa Benedetto XVI e Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di tutti gli Armeni, prima che cominciasse l’udienza generale del mercoledì. Arrivato martedì 6 maggio a Roma, il Patriarca è alla guida di una folta delegazione di vescovi e arcivescovi di Paesi della diaspora armena, tra cui Australia, Stati Uniti, Canada, Russia, Francia, Brasile, Iraq e Gerusalemme. Il programma del soggiorno romano è fitto di appuntamenti importanti. Mercoledì 7, il Catholicos ha ricevuto dalla Università Pontificia salesiana una laurea honoris causa in teologia pastorale giovanile mentre venerdì 9 incontrerà Benedetto XVI. Il Papa riceverà successivamente un gruppo di fedeli armeni apostolici della diaspora convenuti a Roma per la visita e si unirà al patriarca Karekin per un momento di preghiera comune.Insieme in piazza San Pietro. La “grande gioia” per la presenza a Roma di Sua Santità Karekin II e il “grazie” per il suo “personale impegno per la crescente amicizia tra la Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica”. Con queste parole piene di gratitudine il papa ha accolto in piazza San Pietro Sua Santità Karekin II. Accompagnato dal card. Walter Kasper, il Patriarca è entrato sul sagrato della piazza, ha salutato il Papa e si è seduto accanto a lui sotto il baldacchino, per l’udienza generale. Dopo il saluto di benvenuto del Papa, il Patriarca ha preso la parola ed ha detto: “Nonostante le divergenze dogmatiche e culturali, siamo tutti figli dell’unico Dio e fratelli e sorelle nel suo santo amore”. Nel suo discorso il Patriarca ha ricordato che “la situazione mondiale non è semplice”: “guerre e terrorismo” gettano sconforto “in Medio Oriente e in tante altre regioni del mondo”. “Siamo armeni – ha detto Karekin II -, popolo che è sopravvissuto al genocidio. Conosciamo bene il valore della vita, della fratellanza, dell’amicizia, della pace e della sicurezza”. Da piazza San Pietro, Karekin II ha chiesto “una condanna universale di tutti i genocidi” che si sono perpetrati nella storia e che “continuano nel giorno presente”. Riprendendo la parola, il Papa ha fatto di nuovo riferimento nella sua catechesi alla visita di Karekin II a Roma. “L’odierna sua presenza – ha detto – ci ravviva nella speranza della piena unità di tutti i cristiani”. “Noi abbiamo la certezza che il Signore Gesù non ci abbandona mai nella ricerca dell’unità, poiché il suo Spirito è instancabilmente all’opera per sostenere i nostri sforzi tesi a superare ogni divisione e a ricucire ogni lacerazione nel vivo tessuto della Chiesa”. “Ecco perché – ha spiegato il Papa – pur di fronte alle difficoltà e alle divisioni, i cristiani non possono rassegnarsi né cedere allo scoraggiamento”, ma anzi devono “perseverare nella preghiera per mantenere viva la fiamma della speranza e l’anelito verso la piena unità”. Impegno ecumenico. Karekin II ha dedicato “energie e fatiche a favore dell’educazione religiosa dei giovani”. È una delle motivazione contenute nel decreto di conferimento della laurea honoris causa in pastorale giovanile. Nel decreto si parla anche della “intensa azione ecumenica di dialogo, di collaborazione e di stima” sviluppato da Sua Santità, soprattutto con la Chiesa cattolica romana. “La promozione dell’unità dei cristiani – ha detto nella “laudatio” il card. Walter Kasper – è stata una delle sue maggiori preoccupazioni”. Riguardo agli appuntamenti annuali della Commissione di dialogo, il cardinale ha detto: “Tali impegni ecumenici non sono per lui degli appuntamenti formali. Al contrario, essi costituiscono una parte essenziale dell’esempio personale che il Catholicos vuole offrire alle generazioni più giovani”.Una storia carica di sofferenze. “Lungo la storia, il popolo armeno ha subito indicibili crimini e persecuzioni, ma non ha mai abbandonato la sua fede in Gesù Cristo che ha sempre ispirato speranza e forza”. Con queste parole, Karekin II ha parlato dell’Armenia nella sua lezione dottorale alla Università Pontificia salesiana. Il Catholicos ha ripercorso gli anni del regime sovietico e il Genocidio degli armeni perpetrato dai turchi ottomani dagli anni 1915 al 1921: “circa mezzo milione di uomini, donne e bambini sono stati assassinati, più di 4 mila i preti massacrati; centinaia di monasteri e chiese derubate e distrutte. Oggi – ha proseguito il Catholicos – assistiamo alla continuazione dell’annientamento culturale nella Repubblica di Turchia. Ciò che non fu distrutto durante il Genocidio Armeno, viene distrutto oggi”. L’Armenia di oggi – ha aggiunto il Patriarca – sta facendo i conti con una profonda crisi economica, con un crescente numero di disoccupati e la conseguente emigrazione all’estero. Una delle priorità del suo ministero è la formazione dei giovani sacerdoti. La Chiesa di Armenia – ha detto il Catholicos – ha bisogno prima di tutto di preparare “una nuova generazione di sacerdoti” e di formarli ad “uno spirito ecumenico”.