ALLARGAMENTO (3)

I nuovi dodici

Estonia

Terza tappa del viaggio di SIREuropa (cfr 19-23/2008) nei nuovi Paesi dell’allargamento. Dalla baltica Estonia, ex repubblica sovietica indipendente dall’agosto del 1991, la direttrice del Centro per lo sviluppo della provincia di Pölva, Kaire Mets, ci aiuta a capire i lati positivi e negativi dell’adesione all’Unione Europea.Sono trascorsi quasi quattro anni da quando l’Estonia è entrata a far parte dell’Unione Europea, nel 2004: come descriverebbe l’influenza che tale ingresso sta avendo sulla vita socio-economica quotidiana del Paese?“Entrare nell’Unione Europea ha cambiato il modo di vivere della gente, spero in meglio. Per esempio, la convergenza economica e il libero movimento della manodopera hanno permesso a molti estoni di andare all’estero a lavorare, mentre i salari nazionali sono aumentati e il tasso di disoccupazione è sceso al livello record di circa il 4-5%. Statisticamente, i salari sono aumentati quasi del 50% nel periodo 2004-2007 e in alcuni casi gli emigrati hanno già cominciato a rientrare in patria. Nello stesso tempo, anche l’economia è cresciuta rapidamente. Il Pil è aumentato nel 2004, 2005 e 2006, con un tasso di crescita medio dell’8,7% annuo”.Quali sono i settori in cui l’Estonia mira a migliorare le proprie prestazioni e quali le vostre aspettative per gli sviluppi futuri del Paese?“Parliamo della società. Penso che le sfide principali siano due. La prima è migliorare i processi politici facendo partecipare un maggior numero di cittadini. Una cittadinanza attiva e la democrazia significano che le persone dovrebbero essere coinvolte sempre, non solo durante le elezioni. Significa che dobbiamo costruire un capitale sociale a livello orizzontale e collegamenti più forti con i livelli politico e istituzionale. Significa anche che il ruolo del governo dovrebbe cambiare, aiutando e sostenendo le istituzioni a livello inferiore e le reti di persone. L’altra sfida è, secondo me, la costruzione di una società più coesa ed equilibrata, con un equilibrio tra vita urbana e rurale e politiche sul reddito. Lo scopo è il benessere della gente che vive in Estonia”.Come ritiene che il nuovo scenario internazionale e la presenza dell’Estonia nella maggior parte delle organizzazioni regionali e internazionali contribuisca a far ascoltare maggiormente la voce e i problemi del popolo estone?“È difficile vedere e capire come appare il quadro dal punto di vista dell’Unione Europea, quale sia l’impatto dell’Estonia in questo scenario. A me sembra che in alcuni casi si parli una lingua che gli altri non capiscono. Per esempio, noi percepiamo in modo diverso la politica energetica dell’Unione Europea. Mentre l’Ue cerca forniture energetiche dai gasdotti russi, gli estoni sono molto preoccupati del perché questo gasdotto sia stato progettato senza coinvolgerli, nonostante il fatto che il gasdotto del Nord sia progettato sotto il Mar Baltico. Vediamo molti rischi ambientali in questo caso, oltre a questioni di ordine politico. In positivo, invece, noto che c’è stato un grande movimento, che potrei descrivere come «da creatori di politiche a utilizzatori di politiche altrui». Intendo dire che l’Estonia svolge in alcuni casi un ruolo significativo a favore di altre repubbliche ex sovietiche, come l’Ucraina, la Georgia, la Moldavia, alle quali possiamo offrire il nostro know how e le nostre esperienze su come sviluppare l’economia o facilitare i processi democratici e la cittadinanza attiva. Le nostre esperienze riformistiche, una buona conoscenza delle difficoltà della transizione dal sistema sovietico al libero mercato e alla democrazia, oltre agli aiuti per lo sviluppo che possiamo dare, ci consentono di offrire il nostro contributo alla creazione delle politiche. Questo riguarda non soltanto il governo centrale, ma anche le province e le città. Abbiamo avuto diversi contatti pure con i nostri vicini russi e ucraini per aiutarli nel loro cammino”. SchedaLa Repubblica d’Estonia (Eesti) è indipendente dal 1991, a seguito della “rivoluzione pacifica” delle tre Repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) che per prime hanno conseguito l’indipendenza dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Confina con la Federazione Russa ad Est e con la Lettonia a Sud-Sud Est. La costa settentrionale si affaccia sul Mar Baltico e sul Golfo di Finlandia. Gli abitanti sono poco più di un milione e mezzo, il 70% dei quali vive in aree urbane; i residenti nella capitale, Tallinn, sono 400.000. La divisa nazionale è la Corona (Kroon). La popolazione è in lento ma costante declino. La confessione religiosa principale è quella luterana; significative la presenza ortodossa, battista, metodista e cattolica. Per il periodo 2007-2013, l’Estonia beneficia di un pacchetto di fondi strutturali per lo sviluppo pari a 3,4 miliardi di Euro. In sede comunitaria, è rappresentata da 6 eurodeputati (tre iscritti al Partito socialista europeo, due all’Alleanza dei liberaldemocratici, uno al Partito popolare) e dal vicepresidente della Commissione europea Siim Kallas, responsabile per gli affari amministrativi, l’audit e la lotta antifrode.