UNIONE EUROPEA

Limiti e vantaggi

10 anni fa la creazione dell’Euro

“L’Unione economica e monetaria è una costruzione solida”, “un successo incontestabile”; “in un periodo come questo, di grande incertezza, dove si registrano aumenti dei prezzi di energia e beni alimentari, occorre felicitarsi disponendo di una moneta unica, basata su un mercato che comprende 320 milioni di persone”. Joaquin Almunia, commissario Ue agli affari monetari, traccia – davanti all’Europarlamento riunito a Bruxelles il 7 e 8 maggio – un bilancio dei primi dieci anni dell’euro; la decisione di creare la valuta risale infatti al maggio 1998.Un bilancio della moneta unica. Almunia ha presentato mercoledì 7 maggio uno studio intitolato “Uem@10: bilancio dell’Unione economica e monetaria dieci anni dopo la sua creazione”. Gli economisti attribuiscono all’introduzione dell’euro diversi esiti positivi: una maggiore stabilità finanziaria, il controllo dell’inflazione e dei prezzi al consumo, finanze pubbliche in via di risanamento, una crescita di integrazione dei mercati finanziari e l’irrobustimento del mercato interno con più scambi commerciali entro l’Ue, l’eliminazione dei costi di cambio. Nel documento dell’Esecutivo appaiono anche una serie di valutazioni sui problemi che rimangono da affrontare per dare ulteriore stabilità ai processi produttivi e commerciali, per far crescere la competitività del sistema economico europeo e creare occupazione. “La governance deve migliorare”. Secondo gli esperti della Commissione, “l’euro ha introdotto una durevole stabilità dei prezzi a un livello che la maggior parte dei suoi Stati membri non aveva mai conosciuto”; “i tassi di interessi sono mediamente scesi al 5%, contro il 9% degli anni ’90”. Inoltre, il venir meno dei costi e dei rischi legati al cambio, ha consentito di accrescere gli scambi nell’Uem, che “attualmente rappresentano un terzo del Pil europeo, contro il 25% precedente”. Dati positivi giungono inoltre da maggiori investimenti e “da un più elevato livello occupazionale, con la creazione di 16 milioni di posti di lavoro”, frutto condiviso con la Strategia di Lisbona. Almunia non tace i problemi da affrontare: “La governance della zona euro e il coordinamento delle politiche monetarie devono migliorare” per “diventare più efficaci”. Infatti le “decisioni economiche di un singolo Paese influiscono su tutti gli altri”. Da qui la continua necessità di vigilare su inflazione, bilanci pubblici, rapporto tra Prodotto interno lordo e indebitamento.Porte aperte alla Slovacchia. Nel rapporto “Uem@10” la Commissione segnala alcune linee politiche che si potrebbero adottare per rafforzare l’Unione economica e il mercato interno. Almunia spiega che intende sottoporre, nel secondo semestre dell’anno, a Consiglio ed Europarlamento varie proposte, fra cui: “un programma per sviluppare appieno il potenziale dell’Uem”; misure per “migliorare la sorveglianza” e il “rafforzamento dell’euro sulla scena internazionale”, “una governance interna più efficace”. La Commissione ha però assunto altre decisioni in questo ambito. Lo stesso 7 maggio ha concluso, dopo un periodo di osservazione, che “la Slovacchia soddisfa i criteri per aderire all’euro” e quindi l’Esecutivo ne proporrà al Consiglio l’ingresso dal 1° gennaio 2009. Resta per ora la strada sbarrata per altri 9 paesi: ossia Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia. Infine l’Esecutivo guidato da Barroso ha raccomandato al Consiglio di chiudere la procedura per “disavanzo eccessivo” a carico di Italia e Portogallo, “dato che nel 2007 il disavanzo dei due paesi è sceso al di sotto del 3% del Pil e, secondo le previsioni, dovrebbe restare al di sotto di questa soglia nel 2008 e 2009”. La Commissione ha inoltre stabilito che può essere sospesa la procedura per i disavanzi eccessivi a carico di Repubblica ceca e Slovacchia. La parola ora passa al Consiglio: se adotterà tali raccomandazioni, rimarranno solo due paesi “sotto osservazione”: Polonia e Ungheria. SchedaL’euro, diventato uno dei simboli più evidenti e concreti dell’integrazione Ue, circola attualmente in 15 nazioni grazie a un lungo processo politico, avviato nel 1971 con il Rapporto Werner (allora premier lussemburghese) e codificato nel Trattato di Maastricht del 1992. Il Consiglio Ue nel maggio 1998 stabilì che 11 Stati soddisfacevano i “criteri di convergenza” ed erano pronti per far parte della zona euro. La Banca centrale europea entrò in funzione il 1° giugno: l’euro divenne invece una realtà, come “moneta contabile”, nel gennaio 1999, mentre monete e banconote cominciarono a circolare nel 2002. Da 11 Stati iniziali (Belgio, Germania, Spagna, Francia, Italia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia), si sono poi aggiunti altri 4 paesi (Grecia, Slovenia e, dal 1° gennaio 2008, Cipro e Malta): dal 2009 la Slovacchia dovrebbe diventare il sedicesimo membro della zona euro.