PRIMA PAGINA
L’Onu nel pensiero di tre Pontefici “europei”
Nel contesto del recente viaggio di Papa Benedetto XVI negli Stati Uniti ha assunto particolare rilievo la sua sosta nel Palazzo di vetro delle Nazioni Unite, di cui ha scritto per SIR Europa Aldo Giordano segretario generale del Ccee, il Consiglio delle conferenze episcopali europee.Vogliamo tornare, con un percorso storico, alla volontà dei successori di Pietro di incontrare il mondo intero. Paolo VI aveva aperto questo cammino il 4 ottobre 1965 nel doppio contesto del Concilio Vaticano e della guerra fredda. Giovanni Paolo II l’ha seguito due volte nell’ottobre 1979 e nell’ottobre 1995. Oggi il contesto della vita internazionale è cambiato ma le necessità fondamentali si mantengono: la necessità di creare le condizioni di una pace giusta e durevole ; la necessità di difendere la dignità e i diritti fondamentali dell’uomo : la vita, la famiglia, il lavoro, di pregare e di praticare la sua propria fede ; la necessità che i rapporti internazionali siano basati sul diritto; la necessità che la vita internazionale sia regolata da un’istanza riconosciuta da tutti, cioè l’Onu, che, aldilà delle sue debolezze strutturali costituisce probabilmente la migliore soluzione per organizzare un mondo a rischio sulla base del diritto che garantisce le piccole nazioni. Solo l’Onu può far vivere, secondo i tre pontefici, il concetto di comunità internazionale. Difatti l’impressionante grande sala dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione incarna tale idea. “È necessario, disse il Santo Padre il 18 aprile, di riconoscere il superiore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune” : “Siamo convinti che tale Organizzazione rappresenta il cammino obbligato della civiltà moderna e della pace mondiale”. Come i suoi predecessori, e sulla base della grande tradizione cattolica di riflessione sullo ius gentium, dal Cinquecento fino al Novecento, il papa sottolinea la “responsabilità di proteggere” i deboli che tocca all’Onu. È “la grande scuola” della pace, diceva Paolo VI. Ma sopratutto si ferma a lungo sull’attualità della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani di cui si commemora il 60° anniversario : il suo merito “è di aver permesso a differenti culture, espressioni giuridiche e modelli istituzionali di convergere attorno ad un nucleo fondamentale di valori, e, quindi, di diritti”. Nel sottolineare il loro valore davvero universale dal punto di vista geografico, ma anche permanente dal punto di vista storico, condanna “le pressioni per interpretare i fondamenti e di comprometterne l’intima unità”. Tra i diritti dell’uomo, il papa dedica un posto fondamentale alla libertà religiosa, la “libertà di professare o di scegliere una religione”. Questa è una pietra basilare di tutte le libertà : senza la libertà di coscienza, non ci sono libertà per l’uomo.La Chiesa del Concilio Vaticano II, intende quindi aiutare l’Onu come “ponte tra i popoli” (Paolo VI), “quale strumento di servizio per tutta l’umana famiglia” (Benedetto XVI), con “la nobile finalità” della “vita in comune degli uomini et delle nazioni” (Giovanni Paolo II). Questo intervento nella vita internazionale è giustificato da Paolo VI dal fatto che la Chiesa è “esperta in umanità” secondo la sua famosa espressione, porta con sé stessa “una lunga storia” che corre attraverso venti secoli. Papa Ratzinger parla lui dell'”esperienza in umanità” della Chiesa, un’esperienza “sviluppata lungo i secoli fra popoli di ogni razza e cultura”, e di metterla “a disposizione di tutti i membri della comunità internazionali”. “Perizia”, “esperienza”, le parole significano lo stesso servizio per la persona umana nutrito da 2000 anni di storia. L’esperienza, cioè il Vangelo come guida nella storia, il magistero sociale della Chiesa, l’antropologia cristiana nutre la perizia cioè la conoscenza della natura umana e della presenza della persona nella società. In questo senso la Santa Sede può affermarsi, come lo diceva già Leone XIII, “la più alta autorità morale nel mondo”. Come diceva Paolo VI, la Chiesa prende in carico “tutto l’uomo e tutti gli uomini”; all’Onu di prendere in carico l’organizzazione concreta del mondo. Ma non dovrebbe accontentarsi di ascoltare il Papa con rispetto: sarebbe ben ispirata nel prendere concretamente in considerazione le parole pontificie, nate in Europa, ispirate dal lungo pellegrinaggio della Chiesa tra gli uomini.