UE E RELIGIONI
Il documento di lavoro per l’incontro di Bruxelles
“La fede può essere un importante fattore di integrazione perché la religione è una parte essenziale dell’identità di molte persone”. Si deve allo European Policy Centre il documento di lavoro preparato in vista dell’incontro del 14 maggio a Bruxelles sul dialogo tra le religioni. L’appuntamento è fra i principali eventi del 2008 quale Anno europeo del dialogo interculturale. Confronto vitale per la pace e la coesione. Nel rapporto dello Epc, redatto su mandato dell’Ue, si legge: “Una società segnata dalle tensioni fra persone di diverse fedi non può funzionare in maniera efficiente”. Il confronto è invece “vitale al fine di realizzare pace sociale e coesione, per prevenire conflitti e per assicurare che tutti i talenti dei cittadini siano orientati verso l’obiettivo condiviso di costruire una comunità migliore”. Il testo (disponibile in inglese all’indirizzo internet www.interculturaldialogue2008.eu) traccia dapprima una panoramica della situazione in Europa, segnalando occasioni ed esperienze positive di dialogo ma anche motivi di preoccupazione, per poi individuare alcune “prospettive” che dovrebbero essere al centro della discussione al Residence Palace, nel cuore del quartiere europeo della capitale belga. Al tavolo dei relatori sono stati invitati: Nadine Iarchy, vice presidente del Consiglio internazionale delle donne ebraiche; Abduljalil Sajid, presidente del britannico Consiglio islamico per l’armonia religiosa e razziale; il commissario all’educazione Jan Figel’; il vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro.Cristianesimo, religione più diffusa. Il documento di Epc affronta il titolo dell’incontro: “Nuovi orizzonti. Cittadinanza attiva per colmare le divisione tra le religioni”. L’Unione europea è vista come un “vivace mix di popoli di diverse fedi, culture e tradizioni. Il cristianesimo è la religione predominante, ma molti cittadini europei sono musulmani, ebrei, indù e buddisti, mentre altri non credono o si dichiarano atei”. La diversità di religioni in Europa è stata intensificata dalla popolazione immigrata, spesso proveniente da paesi a maggioranza islamica (Turchia, Marocco, Algeria, Tunisia…). In tale contesto, l’Ue “garantisce il rispetto della diversità religiosa, culturale e linguistica. La legislazione europea bandisce la discriminazione per motivi di religione o di credo nonché di origine razziale o etnica, così come quella di genere, disabilità, età oppure orientamento sessuale”. Tuttavia “l’Europa ha visto feroci conflitti interreligiosi e intrareligiosi e la violenta soppressione ed esclusione di minoranze”. Anche oggi “l’antisemitismo e la discriminazione contro i rom e i musulmani continua a macchiare la reputazione dell’Europa quale società diversa, multiculturale e multifede”. In particolare “il sospetto verso i musulmani è cresciuto in molti stati membri” come conseguenza degli attacchi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti e di quelli in Spagna nel marzo 2004 e nel Regno Unito nel luglio 2005. Le relazioni nella vita di ogni giorno. Nonostante queste realtà, l’Epc riconosce altrettanti fatti positivi. “Membri delle comunità religiose da anni interagiscono sia informalmente che formalmente nell’Europa pluralistica di oggi” – attesta il documento. Le relazioni informali tra persone di diversa fede “si svolgono continuamente: nei negozi, nei caffè, al lavoro e a casa”. Per parte sua, l’Ue ha moltiplicato gli scambi con vari Stati mediante la politica di vicinato e grazie al processo Euro-Mediterraneo lanciato a Barcellona nel 1996. Allo stesso modo l’Alleanza per la civilizzazione (creata per iniziativa di Spagna e Turchia sotto gli auspici dell’Onu) “mira ad accrescere le relazioni per la comprensione e la cooperazioni tra nazioni e popoli”. Il documento riconosce quindi le molteplici iniziative realizzate dalle comunità e dalle Chiese per un confronto tra le fedi e per contribuire allo sviluppo sociale dell’Unione europea. Il “coraggio” di Benedetto XVI. Il testo cita ad esempio la “mossa coraggiosa” di papa Benedetto XVI che ha accordato un deciso sostegno alla creazione del Forum cattolico-musulmano che, dopo un seminario di preparazione svoltosi a marzo, terrà il suo summit inaugurale a novembre in Vaticano. Il rapporto dell’European Policy Centre si sofferma sull’attività della Conferenza delle Chiese europee, sulle iniziative che collegano ebrei e islamici, sulla recente “Carta europea” promossa dalle comunità musulmane del vecchio continente. Questo scambi tra le fedi vengono intesi sia in chiave di prevenzione dei conflitti sia per smorzare quelle tensioni latenti che rischiano di segnare la convivenza dentro l’Ue e fra questa e i “vicini di casa”. A livello globale, infatti, la necessità di “affrontare sfide chiave come il cambiamento climatico, la povertà, le migrazioni e il terrorismo, richiede cooperazione e sforzi per superare divisioni tradizionali” fondate sulla nazionalità o la stessa religione.