Olanda: la nuova edizione del catechismo”Il catechismo della Chiesa cattolica si pone in concorrenza e in dialogo positivo con altre storie contemporanee sul significato della vita ma avendo dalla propria parte validi motivi”; con queste parole nei giorni scorsi mons. Everard de Jong, vescovo ausiliare di Roermond, ha presentato la nuova edizione del Catechismo della Chiesa cattolica e il suo Compendio. Il volume era stato già presentato nel 2005, ora i due volumi sono accompagnati da una guida in lingua fiamminga. Il catechismo è apparso per la prima volta nel 2000, il catechismo mondiale è del 1993, è apparso in nederlandese nel 1995 e ha venduto in pochi anni 20.000 copie. La nuova edizione ha una tiratura di 3.000 copie; mentre il Compendio è stato stampato in 5.000 copie. Alcune differenze rispetto alla precedente edizione sono di tipo linguistico, altre di tipo concettuale, infatti viene in linea teorica assunta la posizione di escludere la pena di morte. La nuova versione di 650 pagine ha dietro di sé un lavoro di 7 anni. De Jong ammette che i due libri possano essere difficili da capire per molte persone in quanto “scritti in linguaggio ecclesiastico e contenenti verità che per molti possono apparire scoraggianti, ma” continua “chi farà il possibile per apprendere quel linguaggio troverà che le verità contenute non limitano la libertà personale, ma anzi liberano l’uomo da tutto il disordine che lo circonda”. Secondo il presule le risposte del catechismo e del Compendio sono come fondamenta sulle quali si possono costruire case per la vita perché fondate sulla roccia che è la parola di Cristo. Il Catechismo e il Compendio possono aprire gli occhi ed essere fonte di ispirazione per coloro che vogliono fare di questo mondo un posto migliore”. De Jong continua affermando che “entrambi i libri contengono delle verità. La verità su un Dio ancora sconosciuto a molti, che dimostra amore e pietà, e che attraverso suo figlio vuole salvare l’umanità. Una verità tanto grande da poter integrare tutte le verità delle altre religioni e della scienza”. Germania: una campagna per il rispetto dei giovaniIl vescovo responsabile della pastorale giovanile per la Conferenza episcopale tedesca (Dbk), mons. Franz-Josef Bode, ha accusato la politica e la società di trascurare troppo in fretta le cause della povertà nel caso della criminalità giovanile. “Nel caso dei giovani criminali, si pretendono subito leggi più severe”, ha detto Bode nei giorni scorsi a Berlino durante una manifestazione organizzata dalla Caritas tedesca per presentare una nuova campagna per il rispetto dei giovani e per ottenere opportunità eque di inserimento nel lavoro. “Si parla solo marginalmente di situazioni disastrose in cui spesso crescono i giovani a rischio”, ha affermato Bode, aggiungendo, che sul tema della povertà, “la società mostra una specie di tendenza a minimizzare”. Pur riconoscendo la sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti delle situazioni di povertà dei bambini, Bode ha osservato: “Ma se il bambino affamato di cinque anni diventa un quindicenne arrabbiato, non si parla più di politica sociale ma si chiede a gran voce una politica dell’ordine”. Invece, ha sottolineato Bode, “la criminalità giovanile è spesso dovuta alla povertà”. Il presidente della Caritas, Peter Neher, che ha presentato la campagna, ha spiegato che l’iniziativa è dedicata ai giovani che fin da piccoli sono stati vittime di violenza e abusi: “Vogliamo suscitare attenzione e rispetto nei confronti dei giovani che si assentano da scuola, non hanno il diploma e non trovano lavoro. La Germania non può permettersi di lasciare questi giovani senza prospettive di futuro”, ha dichiarato Neher.Inghilterra: la Chiesa a difesa dei nomadiLa Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles sta entrando in contrasto con i ministri britannici e l’Alta Corte per difendere un gruppo di duecento famiglie di “Irish Travellers”, così si chiamano alcuni nomadi di origine irlandese, che il governo vuole sfrattare da un terreno nella contea dell’Essex sul quale si trovano. Il Vescovo Malcolm McMahon, della diocesi di Brentwood, che copre l’area dove si trovano i nomadi, ha dichiarato che non si può giustificare chi viola la legge, ma che i nomadi hanno buone ragioni per voler rimanere e che l’autorità locale, il “Basildon District Council” ha torto a volerli allontanare. “Quando un gruppo di persone si trova nella stessa zona per dieci anni come in questo caso ed ha problemi con l’educazione dei figli, la cura della salute e la necessità di trovare lavoro, ci sono buone ragioni perché l’autorità locale conceda il permesso di rimanere”, ha dichiarato il vescovo. La comunità è accampata a Crays Hill, vicino a Basildon ed è titolare di un terreno a Dale Farm ma non è riuscita ad ottenere dall’autorità’ locale il permesso di costruire sul terreno del quale è proprietaria. Il parroco locale, don John Glynn, ha benedetto una cappella e un centro sociale costruito con fondi del governo che ospita classi per i bambini e offre assistenza sanitaria. “Ci sono persone cattoliche di origine irlandese a Dale Farm”, ha dichiarato il parroco Glynn, “molti residenti locali si oppongono con forza alla loro permanenza qui. Ho cercato di mediare cercando di essere il più equilibrato possibile. Le cose stanno migliorando poco a poco”.