PARLAMENTO EUROPEO
Il 3 dicembre visita ufficiale del Dalai Lama
La visita ufficiale del Dalai Lama al Parlamento europeo è stata fissata per il prossimo 3 dicembre e avverrà nella sede di Strasburgo. Hans-Gert Poettering, presidente dell’Assemblea dei 27, ne ha dato notizia la scorsa settimana, a margine dei lavori della plenaria svoltasi a Bruxelles il 7 e 8 maggio, incontrando Kesang Yangki Takla, ministro per le relazioni internazionali del governo tibetano in esilio. Fra i temi affrontati in emiciclo la situazione dei diritti umani nel mondo, il valore dello sport nella società contemporanea, la regolazione della presenza delle lobby che ruotano attorno alle istituzioni comuni.Tibet, Cina e Birmania. “La Cina deve avviare immediatamente colloqui che portino a negoziati con i rappresentanti del Dalai Lama”, ha affermato Poettering davanti alla rappresentante tibetana. “Ho incontrato il Dalai Lama tre o quattro volte e il ministro Takla mi ha confermato quello che egli ha sempre detto: non mira all’indipendenza del Tibet ma all’autonomia nell’ambito della Costituzione cinese”, per “consentire al suo popolo di gestire le questioni che lo riguardano nei settori della religione, della cultura, delle norme sociali”. Poettering ha invitato le parti in causa a un dialogo costruttivo e la Cina a rispettare le libertà e i diritti in Tibet. All’inizio della sessione, Poettering aveva invece espresso solidarietà al popolo birmano, ricordando “l’immane tragedia che ha ucciso decine di migliaia di persone e causato centinaia di migliaia di senzatetto”. Il ciclone Nargis ha creato un “disastro senza precedenti”, dinanzi al quale occorre mobilitare la comunità internazionale. Poettering ha poi elencato le responsabilità della “giunta militare che guida” il paese asiatico, la quale “non ha affrontato la situazione in modo appropriato”. La Commissione, che ha stanziato i primi aiuti finanziari, ha illustrato ai deputati le prossime iniziative per intervenire a favore delle popolazioni colpite dall’uragano.Le chiese non sono “lobby”. Numerose le questioni di cui s’è occupata l’Aula. Fra di esse, s’è discusso dei 15mila lobbisti presenti a Bruxelles, un terzo dei quali accreditato presso il Parlamento Ue. Una realtà consolidata, che al Parlamento è regolata dal 1996 da un registro, disponibile su internet. L’Assemblea, approvando la relazione del deputato tedesco Ingo Friedrich (547 sì, 24 no e 59 astensioni), chiede che sia istituito un registro delle lobby in comune con le altre istituzioni dell’Unione e un codice etico per regolarne l’attività. La definizione di lobbismo è contenuta nella relazione: Friedrich ne parla come l’insieme di “attività svolte al fine di influenzare l’elaborazione delle politiche e il processo decisionale delle istituzioni europee”. Nelle sedi Ue i “rappresentanti di interessi” e di realtà associate (non solo economiche, ma anche sociali, culturali, di volontariato, ambientali) “svolgono un ruolo essenziale nel dialogo aperto e pluralistico su cui si basa ogni sistema democratico”. Parlamento, Commissione e Consiglio “aperti”, dunque, ma anche “indipendenti”: nel testo si afferma che gli eurodeputati devono essere “in grado di operare scelte politiche indipendenti rispetto ai lobbisti”. La creazione dello “sportello unico” per l’accreditamento e il codice di condotta servirebbero a “regolare questa presenza”. I parlamentari hanno d’altro canto respinto un emendamento che avrebbe equiparato le chiese e le comunità religiose alle lobby, anziché ritenerle partner indispensabili per il processo di integrazione continentale.Diritti umani nel mondo. Il Parlamento ha inoltre approvato (533 favorevoli, 63 contrari, 41 astensioni), dopo un ampio dibattito e il voto su vari emendamenti, la relazione del deputato italiano Marco Cappato sulla difesa e promozione dei diritti umani nel mondo. Essi sono definiti come universali e indivisibili e il loro “concreto ed effettivo rispetto è garanzia indispensabile per l’attuazione e il rispetto della legalità e dell’ordinamento internazionale, per la promozione della pace, della libertà, della giustizia e della democrazia”. Per queste ragioni il testo deplora la mancanza di una coerente politica estera Ue. L’Unione dovrebbe inoltre sostenere i tribunali internazionali e vigilare per l’attuazione della moratoria sulla pena di morte recentemente decisa dall’Onu. Occorrerebbe in definitiva contrastare in tutto il mondo “la discriminazione razziale, religiosa, di genere e sull’orientamento sessuale”. Nelle 80 pagine della relazione, vengono segnalate violazioni ai diritti in diversi paesi fra cui Cina, Russia, Birmania, Darfur. Vengono segnalati problemi relativi al rispetto delle minoranze etniche, lo sfruttamento dei minori, le violenze e soprusi contro donne e ragazze. Minore, invece, l’attenzione complessiva alla questione della libertà di credo ed espressione religiosa. Controversi anche alcuni passaggi sulla tutela della salute sessuale e sul concetto di famiglia. La relazione chiede infine che il 2010 sia proclamato “Anno europeo della non violenza”.