UE E RELIGIONI

Con parole giuste

Spunti dall’incontro di Bruxelles del 14 maggio

Dialogo tra le religioni per realizzare una società pacificata; necessità di educare i giovani a riconoscere le proprie radici e ad assumere atteggiamenti aperti e solidali; istituzioni politiche che sappiano riconoscere lo “spazio pubblico” delle comunità credenti. Sono numerosi gli argomenti emersi mercoledì 14 maggio all’incontro su “Dialogo interreligioso e cittadinanza attiva”, promosso dall’Ue a Bruxelles nell’ambito del 2008 Anno europeo del dialogo interculturale.Scommettere ancora sull’educazione. “Dobbiamo tendere a costruire una società inclusiva, solidale e questo percorso passa anche dal dialogo tra le religioni che sono presenti in Europa”: la giornalista Shada Islam, che da anni si occupa di questi temi, era incaricata di introdurre la serata, cui ha partecipato un folto pubblico. “Per questo – ha proseguito – è necessario superare gli stereotipi e le etichette” e contrastare “la peste dei pregiudizi”. Il commissario all’educazione, Jan Figel’, si è detto convinto “che l’Unione europea di oggi è costituita da tante diversità che riguardano la nazionalità, la lingua, lo stato sociale, la professione, la cultura. È tempo di considerare adeguatamente anche la pluralità e l’importanza delle presenze religiose, dato che esse sono un elemento favorevole all’integrazione” sia all’interno dei 27 che fra l’Ue e il resto del mondo. “Le religioni, le convinzioni, le credenze fanno parte della società e si riverberano nella vita pubblica – ha proseguito il commissario -. Si presenta però la necessità di non relegare i nostri retaggi in un angolo”. Figel’ ha insistito poi sul tema dell’educazione, fattore di conoscenza della propria storia, della realtà in cui viviamo, per “comprendere le ragioni altrui” e “tendere all’unità”. Verso una società democratica e tollerante. “La fede religiosa è un fattore determinante nella vita di milioni di persone” e in tal senso essa è un elemento costitutivo della società europea del Terzo millennio. Abduljalil Sajid, presidente del britannico Consiglio islamico per l’armonia religiosa e razziale, ha portato la voce del mondo islamico, sostenendo l’opportunità di promuovere la “conoscenza e il rispetto reciproco”, “il rispetto delle leggi”, la costruzione di momenti di confronto. “Ma la conoscenza senza l’azione non basta – ha spiegato -. In questo senso credo che la cittadinanza attiva corrisponda all’impegno concreto per creare una società democratica, rispettosa, tollerante”. Sajid ha quindi lamentato il crescere di “atteggiamenti antislamici, ma anche antisionisti e razzisti, nell’Europa odierna. Per questa ragione vedo il dialogo e la reciproca conoscenza come strade per superare gli odi e ogni discriminazione”. L’imam si è quindi detto favorevole all’ingresso della Turchia nell’Unione, per “gettare ponti” verso il mondo musulmano. Conoscere se stessi per comprendere gli altri. Nadine Iarchy, vice presidente del Consiglio internazionale delle donne ebraiche, ha messo in guardia dal fatto che “i giovani, anche quelli delle nostre comunità, tendono a perdere la propria identità profonda, la fede, i valori di riferimento, la storia. E se non si conosce se stessi e la propria religione, non si potrà comprendere nemmeno le altre”, venendo meno a quell’atteggiamento di dialogo ormai vitale nell’era globalizzata. Eppure nemmeno una solida identità è sufficiente: “Dobbiamo infatti trovare le parole giuste, i toni giusti, gli atteggiamenti adeguati che aprono a un confronto reale con tutti”. E ancora un monito: “Nell’Europa attuale vanno intrapresi cammini per comprendere le differenze, ma è pur necessario rispettare la differenza”. Il segno distintivo dell’Europa. Dal canto suo il vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro, prendendo a prestito le parole di Platone, “che non era né cristiano, né ebreo, né musulmano”, ha affermato che “nessuna legge è più efficace della comprensione”. Dunque all’interno dell’Ue, ma anche nello scenario internazionale, “bisogna cooperare affinché il dialogo tra le culture e le religioni costituisca il segno distintivo dell’Europa”. Mauro ha quindi citato i numerosi “segni di speranza e di dialogo presenti nella vita quotidiana”, iniziative informali che tendono ad avvicinare persone e famiglie di diversa provenienza, cultura, credo religioso. “Le istituzioni europee sono chiamate a sostenere attivamente tutti gli esempi di convivenza e dialogo. Si tratta di un investimento decisivo per il nostro futuro”. Allo stesso tempo va “lanciato un ponte, intellettuale e culturale, sul Mediterraneo, inteso a promuovere una società inclusiva in cui ognuno possa avere un ruolo attivo”. Mauro ha chiuso osservando che “l’Europa ha bisogno di politiche educative che puntino allo sviluppo integrale della persona in una prospettiva interculturale e di maggiore coesione sociale”.