PRIMA PAGINA
L’Ue a quasi 60 anni dai primi passi comunitari
Nel mese di maggio di ogni anno, le istituzioni europee e con esse il Movimento europeo festeggiano la Giornata dell’Europa.Il 5 maggio 1949 venne infatti istituito il Consiglio d’Europa, ossia il primo organo istituzionale che doveva promuovere l’unificazione europea. Ad esso appartenevano tutti gli stati della libera Europa (occidentale). Tuttavia l’unificazione che ha potuto compiere il Consiglio d’Europa si esaurì con l’armonizzazione degli ordinamenti giuridici e la cooperazione culturale. La creazione di un’unità di azione politica non era prevista nel suo programma.Per questo motivo già l’anno successivo, il 9 maggio 1950, Robert Schuman, ex ministro degli Esteri francese, adottò un’iniziativa volta alla fondazione di un’altra istituzione che doveva intraprendere una nuova strada verso l’unificazione dell’Europa. Con la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), che iniziò la propria attività nel 1952 e alla quale presero parte Francia, Italia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo, si creò il cuore della nostra attuale Unione europea. Anche se questa fondazione riguardava materialmente la riunione e la gestione comunitaria della produzione di carbone e acciaio, la motivazione ideale si rivolgeva soprattutto verso la creazione della pace, la tutela della libertà e il consolidamento della solidarietà tra le nazioni e i popoli partecipanti a cinque anni dalla fine della Guerra mondiale che aveva distrutto l’Europa ed in vista della nuova minaccia da parte di un comunismo aggressivo.La Comunità Economica Europea (Cee) e la Comunità europea dell’energia atomica (Euratom), istituite dai Trattati di Roma del 1957, rappresentarono ulteriori e conseguenti sviluppi della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), come del resto anche tutte le successive revisioni, più o meno ampie, dei trattati fondamentali che contrassegnarono le varie tappe: la fusione delle tre Comunità europee (1967), l’Atto unico europeo (1987), il Trattato di Maastricht (1993), il Trattato di Amsterdam (1997), il Trattato di Nizza (2003) fino al Trattato di Lisbona, che entrerà in vigore nel gennaio del prossimo anno, nel caso in cui entro quella data tutti gli Stati membri lo abbiano ratificato.Dai sei Stati originari della Comunità europea, che durante i primi venti anni hanno sostenuto da soli il processo di unificazione, si sono raggiunti ad oggi 27 stati membri. Lo sviluppo è stato mozzafiato, in particolare per quanto riguarda gli ultimi venti anni, durante i quali gli europei sono stati spinti verso un adeguamento accelerato del proprio ordinamento politico dalle conseguenze della caduta dei regimi comunisti dell’est, della rivoluzione tecnologica e della globalizzazione. Non poteva non verificarsi che nel corso di questo sviluppo la costituzione originaria della Comunità, così come gli ideali che avevano accomunato i suoi padri fondatori, subissero un certo indebolimento e delle interpretazioni differenti. L’aspetto essenziale dell’iniziativa del maggio 1950 comunque sembra essere rimasto intatto nonostante le numerose contestazioni: si tratta cioè della capacità del sistema allora introdotto, che, come lo definì Robert Schuman, doveva fondarsi sulla “solidarietà di fatto”, di realizzare una politica in modo collettivo. Sarebbe stato possibile, in caso contrario, uscire sempre rafforzati dalle crisi che la Comunità/Unione ha vissuto nel corso dei quasi 60 anni della propria esistenza?Sarebbe stato possibile in caso contrario intraprendere quello sforzo straordinario legato alla successiva inclusione di un gran numero di nuovi stati membri?Sarebbe stato possibile, in caso contrario, raggiungere nella Convenzione europea (2002/2003) un ampio consenso per la nuova costituzione dell’Unione, i cui valori e contenuti essenziali, tra i quali la Carta dei diritti fondamentali, vengono adesso inseriti nel Trattato di Lisbona come nuovo fondamento per le proprie modalità di funzionamento e di lavoro?