La sapienza e la forza

IL PAPA NEGLI USA

“Una nuova Pentecoste per la Chiesa in America”, la cui missione “ha sempre comportato un attrarre la gente «di ogni nazione che è sotto il cielo» entro un’unità spirituale, arricchendo il Corpo di Cristo con la molteplicità dei loro doni”. Ad invocarla, sabato mattina, 19 aprile, a New York, papa Benedetto XVI, nell’omelia della messa celebrata nella cattedrale di St Patrick. Sempre nel corso dell’omelia, il Santo Padre è ritornato sulla problematica degli abusi sessuali che hanno coinvolto esponenti della Chiesa statunitense. “Qui – ha detto il Papa – desidero semplicemente assicurare a voi, cari sacerdoti e religiosi, la mia vicinanza spirituale, mentre cercate di rispondere con speranza cristiana alle continue sfide presentate da questa situazione. Mi unisco a voi pregando affinché questo sia un tempo di purificazione per ciascuno e per ogni singola Chiesa e comunità religiosa, sia un tempo di guarigione. Vi incoraggio pure a cooperare con i vostri vescovi, che continuano a lavorare efficacemente per risolvere questo problema”. Infine, un invito ai presenti ad essere “i primi amici del povero, del profugo, dello straniero, del malato e di tutti i sofferenti”, agendo “come fari di speranza, irradiando la luce di Cristo nel mondo e incoraggiando i giovani a scoprire la bellezza di una vita donata completamente al Signore e alla sua Chiesa”.

Il dono della vita. La Chiesa, ha ricordato Benedetto XVI, “è chiamata a proclamare il dono della vita, a proteggere la vita e a promuovere una cultura della vita”. Dopo aver messo in luce la “testimonianza eroica per il Vangelo della vita offerta dai defunti cardinali Cooke e O’Connor”, il Papa ha aggiunto che “la proclamazione della vita, della vita in abbondanza, dev’essere il cuore della nuova evangelizzazione. Poiché la vera vita, la nostra salvezza, può essere trovata solo nella riconciliazione, nella libertà e nell’amore, che sono doni gratuiti di Dio”. “È questo – ha sottolineato – il messaggio di speranza che siamo chiamati ad annunziare e ad incarnare in un mondo in cui egocentrismo, avidità, violenza e cinismo così spesso sembrano soffocare la fragile crescita della grazia nel cuore della gente”. Significativo, per Benedetto XVI, il luogo dove si è volta la celebrazione eucaristica, la cattedrale voluta dall’arcivescovo John Huges per ricordare “alla giovane Chiesa in America la grande tradizione spirituale di cui era erede” e per ispirarla “a portare il meglio di tale patrimonio nell’edificazione del Corpo di Cristo”.

Entrare nel mistero della Chiesa. Proprio la struttura architettonica di St Patrick è stata lo spunto “per una riflessione sulle nostre vocazioni particolari all’interno dell’unità del corpo mistico”. A partire dalle vetrate istoriate, che da fuori “appaiono scure e pesanti”, ma dentro inondano l’ambiente “di una luce mistica”. “È solo dal di dentro, dall’esperienza di fede e di vita ecclesiale – ha precisato il Papa – che vediamo la Chiesa così come è veramente: inondata di grazia, splendente di bellezza, adorna dei molteplici doni dello Spirito. Ne consegue che noi, che viviamo la vita di grazia nella comunione della Chiesa, siamo chiamati ad attrarre dentro questo mistero di luce tutta la gente”. “Non è un compito facile – ha ribadito – in un mondo che può essere incline a guardare la Chiesa, come quelle finestre istoriate, «dal di fuori»: un mondo che sente profondamente un bisogno di spiritualità, ma trova difficile «entrare nel» mistero della Chiesa”. E anche all’interno “la luce della fede può essere attenuata dalla routine e lo splendore della Chiesa essere offuscato dai peccati e dalle debolezze dei suoi membri”. Ma in aiuto ci viene la Parola di Dio, che ci esorta “ad una fede sempre più profonda nella potenza infinita di Dio di trasformare ogni situazione umana, di creare vita dalla morte e di rischiarare anche la notte più buia”.

Fissare insieme lo sguardo su Cristo. Il Santo Padre ha dunque richiamato a “una continua conversione” e a “«rinnovarci nello spirito della nostra mente», per acquistare una mentalità nuova e spirituale”. Poi, un cenno a quell'”esperienza di divisione tra gruppi diversi, generazioni diverse e membri diversi della stessa famiglia religiosa” che ha costituito “una delle più grandi delusioni che seguirono il Concilio Vaticano II”. “Possiamo andare avanti – ha affermato – solo se insieme fissiamo il nostro sguardo su Cristo! Nella luce della fede scopriremo allora la sapienza e la forza necessarie per aprirci verso punti di vista che eventualmente non coincidono del tutto con le nostre idee o i nostri presupposti”. Nell’unità della cattedrale gotica, ha evidenziato, “possiamo vedere un simbolo dell’unità della Chiesa”, unità “di un corpo vivo composto da molte membra diverse, ognuno con il proprio ruolo e la propria determinazione”. “Tutti voi che oggi riempite questa cattedrale, così come i vostri fratelli e sorelle anziani, malati o in pensione che uniscono le loro preghiere e i loro sacrifici al vostro lavoro – ha concluso il Papa –, siete chiamati ad essere forze di unità all’interno del Corpo di Cristo”.

(19 aprile 2008)