ALLARGAMENTO (4)
Malta
Prosegue il viaggio di SIR Europa (cfr 19-23-34/2008) nei 12 nuovi Paesi dell’allargamento. È la volta dell’arcipelago di Malta: con i suoi 400 mila abitanti, divisi su quattro isole principali per una superficie globale di 316 kmq, è lo Stato più piccolo e meno popolato dell’Unione Europea. Come può una realtà di tali dimensioni integrarsi nel contesto comunitario al pari dei suoi partner europei? E con quali prospettive? Anton Theuma, direttore del Centro servizi sulle politiche e sui programmi comunitari “Paragone Europe”, ci aiuta a capire meglio problemi e aspettative di uno dei luoghi del Mediterraneo più ricchi di storia e di religiosità.Sono trascorsi quattro anni da quando Malta è entrata a far parte dell’Unione Europea, nel 2004: quali riflessi ha avuto l’ingresso nell’Ue sulla vita socio-economica del Paese?“Far parte dell’Unione Europea significa essere in un contesto dinamico, che non si ferma né rilassa mai: ogni giorno si devono fare i conti con provvedimenti comunitari che comportano inevitabilmente cambiamenti socio-economici. Nel corso della storia il popolo maltese ha mostrato la propria forza nell’adattarsi alle mutate circostanze, con una notevole capacità di cambiamento. Ora, ci saranno sacrifici da fare sia nel presente sia nel futuro, come la scomparsa di alcuni benefici assistenziali, tagli alle pubbliche amministrazioni e perdite nell’industria manifatturiera, ma vi sono anche miglioramenti nelle attività commerciali e grandi progetti a valore aggiunto, come «Smart City», iniziativa del valore di 150 milioni di euro e che porterà 8.000 posti di lavoro per professionisti del settore Ict (tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, ndr )”.Quali sono i settori in cui Malta mira a migliorare le proprie performance e quali le vostre aspettative per i futuri sviluppi interni?“I due pilastri principali, che stanno crescendo a notevole velocità, sono proprio l’Ict e il settore finanziario. Negli anni settanta Malta riusciva ad attirare un numero notevole d’industrie manifatturiere, grazie a una strategia basata sulla competitività dei costi, soprattutto per i colletti blu. Adesso un’analoga strategia sta avendo buoni risultati con i colletti bianchi, cioè manager e professionisti. Ma anche il turismo e i semi-conduttori continuano ad essere importanti nella nostra economia. Tuttavia riteniamo che il futuro del Paese stia nell’offrire servizi di qualità e soluzioni di ricerca e innovazione tramite una strategia settoriale di micro-imprese. Per far ciò, dobbiamo investire di più nel nostro sistema educativo e in ricerca, tecnologia, sviluppo e innovazione. Anche gli investimenti esteri e il settore finanziario devono essere maggiormente orientati in questa direzione, piuttosto che verso strategie commerciali e offshore del passato e del presente”. Il mutato scenario internazionale e la presenza di Malta nella maggior parte delle organizzazioni regionali e internazionali aiutano a far sentire di più la voce e le problematiche della popolazione maltese?“Recentemente si è parlato molto di Malta sui giornali per il problema degli immigrati: essendo il confine più a Sud dell’Unione Europea, siamo incessantemente esposti a questo fenomeno. Ci si aspettava che l’Ue intervenisse per aiutarci ad affrontare il problema in modo coerente e duraturo, ma le nostre aspettative sono state deluse. I nostri cinque parlamentari europei si sono distinti per iniziative come la diminuzione del 50% delle tariffe di roaming per i telefoni cellulari o il consolidamento della Direttiva sui servizi finanziari. Ma quello che ancora manca a Malta è una chiara visione strategica di che cosa voglia essere e diventare. Questo, ovviamente, dipende dalla popolazione, dal settore pubblico e privato, dai politici, dagli imprenditori e dalla comunità in generale. Riteniamo che l’Unione Europea possa darci questa visione grazie alla strategia di Lisbona e all’economia della conoscenza; spetta a noi utilizzare le piattaforme giuste per gestire le opportunità che vorremmo portare avanti per un futuro più prospero e luminoso”. SchedaI primi insediamenti umani a Malta risalgono al 5200 a.C. Furono i fenici, nel IX secolo a.C., a conferire all’arcipelago l’attuale denominazione. Per secoli e durante diverse dominazioni le isole sono state la sede dell’Ordine dei cavalieri dell’Ospedale di San Giovanni. Il controllo dell’impero britannico è cessato nel 1964, anno dell’indipendenza, anche se la Repubblica è stata proclamata ufficialmente nel 1974. Il 97% della popolazione è di religione cattolica, l’1% musulmano e meno dell’1% sono cristiani di rito ortodosso e protestante. La lingua ufficiale è il maltese, misto di arabo, inglese e italiano. Per il periodo 2007-2013, Malta beneficia di poco meno di 750 milioni di Euro a valere sui Fondi strutturali dell’Unione Europea. A Bruxelles il Paese è rappresentato da 5 eurodeputati (3 dei quali appartenenti al gruppo socialista, 2 al gruppo popolare) e dal commissario responsabile per la pesca e gli affari marittimi, Joe Borg.