TURCHIA - UE

La speranza dei curdi

Positivo l’ingresso del Paese in Europa: con alcune preoccupazioni

Il suo è un volto noto nella comunità curda presente in Europa, ma anche fra i curdi che vivono in Turchia (circa il 25% della popolazione complessiva), Iran, Iraq e Siria. Il giornalista Huseyin Elmali, è il conduttore del programma “De l’Europe” in onda su Roj Tv. Il canale televisivo satellitare del Kurdistan, sorto nel 1995, ha sede a Bruxelles. Elmali abita con la famiglia a Strasburgo, dove segue da vicino l’attività del Consiglio d’Europa, della Corte dei diritti dell’uomo e del Parlamento Ue; ma spesso fa la spola con la capitale belga. Gianni Borsa, per SIR Europa, lo incontra a margine della sessione parlamentare in corso a Strasburgo, alla vigilia del dibattito sui negoziati per l’adesione di Ankara all’Unione europea.Iniziamo proprio dalla questione linguistica. Perché una tv di lingua curda deve avere la sede in Europa?“Semplicemente perché in Turchia è vietato parlare in pubblico la nostra lingua. Per mandare in onda un programma nella lingua curda occorre un permesso speciale: da qualche tempo è stata introdotta una trasmissione di un’ora al giorno, giusto per venire incontro a precise richieste dell’Ue sul rispetto delle minoranze. Peccato che tale programma vada in onda a orari impossibili”.Ma il recente documento della Commissione sullo stato di avanzamento dei negoziati tra Ue e Turchia raccomandava molto la libertà di espressione…“È vero. Ma la realtà è ben diversa; anche nelle scuole l’insegnamento della lingua curda è fortemente ostacolato. Se poi estendiamo il problema della libertà di espressione alla libertà di informazione, allora la realtà peggiora. Negli ultimi 15 anni la Corte dei diritti dell’uomo ha condannato un centinaio di volte la Turchia per questo aspetto. Eppure…”.I rapporti tra minoranza curda e governo di Ankara sono sempre stati difficili. La situazione non sembra migliorata: tanto è vero che la Commissione insiste su questo punto, oltre a indicare numerose riforme da realizzare e diritti e libertà fondamentali da rispettare… Secondo lei, l’eventuale ingresso della Turchia nell’Ue sarebbe positivo?“In generale ritengo di sì. Il cammino verso l’Ue prevede infatti riforme e tutele di diritti che invochiamo da tempo. Però si tratta di capire se queste novità positive saranno realmente introdotte e quando. Restano peraltro alcune, grosse difficoltà, che noi curdi avvertiamo maggiormente. Ad esempio i piccoli agricoltori che vivono nelle nostre terre temono la concorrenza dei prodotti Ue: il mercato interno non è ancora pronto a questo salto. Occorre pensare anche a preservare le specificità culturali, le tradizioni, la stessa lingua. Ancora un esempio: si teme che la liberalizzazione consenta l’invasione dei fast food americani, stravolgendo le tradizioni alimentari, che fanno parte della cultura. In sostanza, bisogna che il percorso verso l’Ue sia graduale ed equilibrato”.A proposito di fedi religiose: lei intravvede dei problemi?“In genere si dice che in Turchia il 99% della popolazione sia musulmana. Intanto si tratta di un islamismo diverso da quello dei paesi arabi, con forti connotazioni anatoliche e mesopotamiche. Bisogna quindi considerare che in Turchia ci sono significative minoranze armene, assire, caldee, turcomanne, resistite nonostante le persecuzioni nel corso della storia, ciascuna con il proprio credo. Inoltre c’è un gran numero di persone secolarizzate oppure atee. Il rispetto di queste differenziazioni è fondamentale, ma spesso non garantito”.E i cristiani?“Sono tra le minoranze più a rischio di estinzione”.Con lei si potrebbe parlare di numerosi temi riguardanti la Turchia: la laicità dello Stato, il ruolo dell’esercito nel Paese; le vicende processuali che stanno riguardando il partito del premier Erdogan, la storia del Pkk. Tutti argomenti in discussione all’Europarlamento. Della vita politica e istituzionale cosa ci dice?“Vorrei osservare almeno che negli ultimi 20 anni in Turchia sono stati messi fuori legge una decina di partiti, di cui cinque filo-curdi. E per cinque volte la Corte di Strasburgo ha condannato questo atteggiamento di Ankara, trattandosi di partiti inseriti nel gioco democratico”. Dal punto di vista socio-economico, come si vive oggi in Turchia?“Ufficialmente il reddito pro-capite è attorno ai 7mila euro l’anno, ma ci sono fortissimi squilibri sociali e regionali. A Diyarbakir, capitale della regione curda, non si arriva ai 500 euro! In realtà la Turchia è un Paese molto esteso, con mille risorse: sole, acqua, terra, petrolio e carbone. E poi ci sono bellezze naturali, storiche e archeologiche. L’economia, il turismo, potrebbero rendere prospera la popolazione. In verità queste risorse non vengono sfruttate, non si fanno investimenti per le infrastrutture e per le imprese, si spende poco nella formazione, nei servizi pubblici e negli ospedali. Così siamo di fronte a tanta arretratezza. Per questo il cantiere aperto per l’adesione all’Ue potrebbe portare vantaggi concreti alla gente, ma occorre che l’Ue sia vigile e imponga serie riforme al governo turco”.