BALCANI
I vescovi di Bosnia, Croazia e Slovenia sui cimiteri nascosti della II Guerra mondiale
Diritto alla sepoltura e al servizio di pietà per le vittime trovate nei cimiteri nascosti della Seconda Guerra Mondiale e del periodo post-bellico: è quanto chiedono le Commissioni di Giustizia e Pace di Bosnia-Erzegovina, Croazia e Slovenia in un comunicato congiunto, diffuso il 13 maggio scorso e firmato da mons . Vlado Koić (Croazia), mons. Anton Stres (Slovenia) e mons. Pero Sudar (Bosnia-Erzegovina). Eccone alcuni passaggi significativi.Poter piangere le vittime. “La portata dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità perpetrati in quel periodo, così come la natura del regime sono testimoniati in modo eloquente dal gran numero di cimiteri nascosti e finora non contrassegnati, esistenti in Slovenia, in Croazia e in Bosnia-Erzegovina. Tali cimiteri dimostrano il crimine più odioso: le esecuzioni sistematiche di massa. Nel corso degli ultimi 17 anni ne sono stati individuati e registrati circa 1.300, per lo più in Croazia (oltre 700) e in Slovenia (oltre 500). È necessario identificare tutti i cimiteri nascosti, contrassegnarli con memoriali adatti e favorire la celebrazione delle esequie di tutte le fedi e l’espressione dei servizi di pietà nei confronti delle vittime. Nei luoghi in cui i resti delle vittime sono stati dispersi in luoghi inadatti e inaccessibili, le Commissioni sono del parere che sia necessario esumare i resti mortali delle vittime, seppellirli in modo degno e, ove possibile, identificarle a spese dello Stato. Tutto ciò dovrebbe essere fatto al fine di far sì che le famiglie possano piangere la perdita dei loro genitori, dei loro fratelli e sorelle, figli e figlie: ciò che non hanno potuto fare per via dell’incertezza circa il luogo e la data delle esecuzioni, della cospirazione del silenzio sui crimini e persino del divieto di menzionare le vittime degli eccidi”.Giustizia, silenzio e verità. “Ogni persona, anche dopo la sua morte, ha diritto alla dignità umana: ciò rappresenta un principio etico fondamentale. Pertanto, per porre fine alla diffamazione e al silenzio su queste vittime non riconosciute del periodo bellico e post-bellico, e per rendere possibile il diritto alla conoscenza da parte dell’opinione pubblica e all’espressione dei servizi di pietà, le Commissioni vogliono esortare le istituzioni dei tre Paesi a condurre indagini obiettive e complete su questi crimini di guerra e sui crimini contro l’umanità, al fine di accertare i fatti storici, sulla base dei quali sviluppare una pedagogia di riconciliazione e perdono. Le Commissioni ritengono che le istituzioni dei tre Paesi devono avviare o proseguire le indagini su queste vittime e determinare i fatti relativi ai crimini e ai loro responsabili ideologici e materiali”.Crimine, punizione e ricordo. Poiché fino ad oggi… molti fatti e circostanze sui crimini di massa sono ancora ignoti, le Commissioni sottolineano l’importanza del funzionamento degli Stati legali di Bosnia-Erzegovina, Croazia e Slovenia, nonché del rispetto delle leggi nazionali, delle risoluzioni del Consiglio d’Europa e delle convenzioni dell’Onu… Al contempo… insieme con la punizione dei criminali – ancora praticata in Paesi democratici quali la Francia, la Germania e gli Stati Uniti – occorre innanzitutto creare i presupposti per l’elaborazione del lutto e dell’espressione del servizio di pietà nei confronti delle vittime, nonché determinare i fatti storici e creare la memoria collettiva della nazione. Il cammino della riconciliazione e del perdono. “Partendo dal dovere cristiano del perdono e dall’esigenza delle riconciliazione, orientati non solo alla purificazione della memoria e alla pace personale, ma anche alla prevenzione dell’odio e della vendetta, nonché al diritto ad un sepolcro e al servizio di pietà, le Commissioni sollecitano i colpevoli ancora in vita e i testimoni dei crimini a testimoniare, fornendo informazioni sulle vittime, sui luoghi e le date, nonché sulle istituzioni e le persone che hanno ordinato e commesso i crimini”. Contro ogni totalitarismo. “Le nostre Commissioni condannano fermamente tutti i tre tipi di totalitarismo e le loro ideologie, la loro idolatria di classe, nazione e razza, nonché tutti i loro crimini, come fecero tante persone buone durante quel tragico periodo: molti cattolici, laici, religiosi, sacerdoti e vescovi, in particolare l’arcivescovo di Zagabria, il beato Alojzije Stepinac, il vescovo di Mostar, Alojzije Miić e il vicario generale della diocesi di Ljubljana, Anton Vovk. Le commissioni sottolineano che la purificazione della memoria è dovere cristiano e condannano in modo altrettanto deciso i crimini perpetrati da cattolici che, contrariamente ai principi e ai valori cristiani, hanno promosso, ordinato o commesso crimini contro la vita, la libertà e la dignità di altre persone diverse da loro – in guerra, nei campi di concentramento, nei luoghi di esecuzione e in altri luoghi di sofferenza per gli innocenti”.