MARCHE

Un patrimonio dimenticato?

In fase di definizione una proposta di legge sui beni culturali

È in fase di definizione, anche se non di imminente approvazione, la bozza di legge regionale “Norme in materia di beni e attività culturali”. Si tratta di un testo che dovrebbe semplificare, chiarire e sostituire la precedente legge regionale 75 del 1997. Il testo ha suscitato, in ambito ecclesiale, qualche perplessità, perché manca del tutto, ad esempio, il riferimento ai “beni culturali ecclesiastici”, che sono riconosciuti anche a livello nazionale dal Codice Urbani (art. 9); i beni culturali vengono definiti semplicemente come il “complesso” del “patrimonio monumentale e storico-culturale”, ma il patrimonio religioso, solo di chiese, comprende duemila edifici sparsi su tutto il territorio regionale. Stesso discorso quando la proposta di legge definisce l’identità culturale marchigiana, “nelle sue articolate espressioni”: sono nominate quelle linguistiche, musicali, artistiche, artigianali e folkloristiche, ma non quelle religiose. Nell’articolo relativo alla promozione degli itinerari culturali non c’è alcun accenno a quelli turistico-religiosi.Altro punto delicato è quello dei finanziamenti: nella precedente legge tutto passava attraverso le province, mentre nella nuova proposta di legge si parla di “azioni di sostegno sinergiche e integrate, favorendo il concorso degli enti locali, degli istituti culturali, dei soggetti pubblici e privati”. L’ultimo nodo da sciogliere è quello della “Commissione paritetica beni ecclesiastici”: l’organismo viene nominato nell’articolo 11, ma sembra rimanere un organo di mera consultazione la cui composizione, stando almeno all’attuale formulazione del documento, è definita dalla Giunta. Reale valorizzazione. “La nuova proposta di legge – dice Mariano Landi, dirigente del Servizio cultura, turismo e commercio della Regione – supera l’impostazione della precedente e vuole proprio favorire, oltre la programmazione comunale e provinciale, anche quella territoriale, che può essere tematica o regionale”. Dopo aver pubblicato la bozza, l’ente ha accolto molte osservazioni, e alcune di queste, come quella avanzata dalla Conferenza episcopale marchigiana (Cem) per il riconoscimento dei “beni ecclesiastici” dovrebbero essere accolte. Il dirigente sottolinea che tutto il budget ordinario del suo settore è di circa 6 milioni di euro annui e per la conservazione e la tutela dei beni culturali bisogna cercare altre risorse.”Sulla Consulta paritetica – prosegue Landi – la legge stabilisce solo i criteri, ma è poi una delibera che decide i membri e nel prepararla la Cem potrà indicare i suoi rappresentanti”. La Regione, afferma Simone Longhi, segretario dell’Osservatorio giuridico legislativo della Cem, “dovrebbe recepire effettivamente, nella proposta di legge, il principio di sussidiarietà orizzontale, che è affermato anche dall’articolo 118 della Costituzione. Questo significa che, ad esempio, una reale valorizzazione dei beni culturali, che comprendono anche quelli gestiti da enti ecclesiastici, dovrebbe passare attraverso maggiori possibilità di accedere ai finanziamenti pubblici”. Distribuire bene le risorse. Per quanto riguarda la gestione dei beni culturali ecclesiastici, nella proposta di legge va inserita, secondo Longhi, una chiara definizione del “principio della collaborazione” tra la Regione Marche e la Regione ecclesiastica Marche per una “programmazione negoziata”, in base a quanto già stabilito a livello nazionale (Codice Urbani del 2004), a livello di legislazione pattizia (nuovo Concordato tra Stato e Chiesa) e a livello regionale in base alle “intese” approvate e in via di approvazione tra le autorità civili e religiose. Facendo un quadro generale della situazione, don Giorgio Carini, incaricato regionale per i beni culturali della Cem, riflette sul fatto che “il patrimonio ecclesiastico è di estrema importanza nelle Marche e va salvaguardato programmando gli interventi ed evitando le emergenze”. Questo significa anche “distribuire bene le risorse” che sono ogni anno sempre più esigue. In Regione c’è oltretutto il problema degli edifici sacri lesionati dal sisma del 1997 “ma non ci sono praticamente più contributi per la ricostruzione e le diocesi da sole non ce la fanno”. Comunque, per avere una maggiore chiarezza sul patrimonio dei beni ecclesiastici di cui si sta parlando, nelle diocesi marchigiane è in corso un’elencazione sistematica, secondo standard scientifici uniformi, di tutte le Chiese del territorio, “una catalogazione – conclude don Carini – che dovrebbe essere pronta entro un anno”. a cura di Simona Mengascini(21 maggio 2008)