UNGHERIA

Una Chiesa alla prova

Intervista con il card. Péter Erdö, arcivescovo di Budapest

Una Chiesa fortemente impegnata nella missione, nella formazione dei giovani e nell’assistenza ai malati e ai poveri all’interno di una società “anziana” e molto secolarizzata, nella quale tuttavia si riscontrano un “risveglio delle coscienze” e un “aumentato interesse da parte dei giovani”. Così il card. Péter Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest, presidente della Conferenza episcopale ungherese e del Ccee, nei giorni scorsi a Roma per la “visita ad limina” traccia, a Giovanna Pasqualin Traversa per SIR Europa, il profilo della Chiesa cattolica in Ungheria. Su circa 10 milioni di abitanti, sono oltre 8 milioni e mezzo i cristiani, dei quali circa 6 milioni i cattolici.Dopo gli anni del totalitarismo, qual è oggi il volto della Chiesa in Ungheria?“Con la caduta del regime abbiamo dovuto riprendere attività che erano tipiche della nostra Chiesa prima del 1948: l’istruzione scolastica e l’assistenza sanitaria. Attualmente le scuole cattoliche costituiscono il 6% del totale, ma dobbiamo lavorare ancora molto per rafforzarne l’identità. Siamo convinti – e la risposta dei genitori lo conferma – che offrire una scuola di qualità sia un vero esercizio di carità. L’impegno maggiore è tuttavia costituito, in una società fortemente secolarizzata come la nostra, dall’urgenza della missione. Occorre trovare nuove forme e andare a cercare i ‘lontani’: sono state avviate diverse iniziative nelle parrocchie, e i sinodi diocesani hanno tracciato linee di sviluppo. Pesa purtroppo la scarsità di sacerdoti”. L’educazione alla fede inizia dai più giovani: come?“Attraverso la catechesi nelle parrocchie e nelle nostre scuole, ma anche nelle scuole pubbliche dove l’insegnamento della religione è materia di studio, ancorché facoltativa. A differenza di quanto avviene in altri Paesi, in Ungheria tale insegnamento non si limita alla mera informazione religiosa, ma comprende anche la catechesi vera e propria. Abbiamo, insomma, il diritto di informare e convincere i ragazzi, perché le istituzioni apprezzano l’apporto della Chiesa alla società”. Quale altro contributo formativo offre la Chiesa?“Da qualche anno abbiamo ripreso il dialogo con il mondo della cultura, bruscamente interrotto durante il regime. Convinti della necessità di una formazione scientifica, etica e umana ad alto livello, volta alla creazione di professionisti ‘completi’, nel 1992 i vescovi ungheresi hanno fondato l’Università cattolica a Budapest. Cinque facoltà, scientifiche e umanistiche, 11mila studenti e circa 700 professori. Un’istituzione molto viva, ma che richiede grande impegno, sia per consolidare la nostra identità, sia per seguire le continue riforme del settore. Occorre inoltre stare al passo con i progressi scientifici al fine di mantenere sempre alto il livello didattico e formativo”.In questi giorni, con i vescovi ungheresi ha incontrato il Papa…“Gli abbiamo esposto preoccupazioni, progetti e speranze. Tra le priorità – missione e formazione – vi sono la famiglia e la vita. Il Paese sta conoscendo una stagione demografica catastrofica: la popolazione diminuisce ogni anno di 50-60mila unità, anche a causa della diffusa pratica dell’aborto, ed è sempre più vecchia. La società è molto secolarizzata: il matrimonio è in crisi, altissimo il numero dei divorzi e delle coppie di fatto. Si è smarrito il valore della famiglia; dobbiamo offrire segni di speranza, incoraggiare le famiglie ad avere figli e sostenerle in questo compito. Tra questi segni, i nostri centri per il recupero di ragazze madri, spesso giovanissime. Con Benedetto XVI abbiamo affrontato anche l’impegno di informazione-formazione sulla dottrina sociale della Chiesa. E’ per noi motivo di inquietudine il grave indebolimento del concetto di bene comune, responsabilità verso gli altri, diritti e doveri dei cittadini; occorre ri-educare la società. Siamo chiamati inoltre ad impegnarci per poveri, anziani e i malati che a causa delle trasformazioni in atto nel sistema sanitario sono privi di assistenza e medicine. In Ungheria vi sono quattro ospedali cattolici, ma il sistema di finanziamento delle strutture sanitarie sta per crollare”.In un bilancio ideale, quali gli elementi positivi? “Riscontriamo un risveglio e una nuova coscienza missionaria nelle parrocchie e nei movimenti spirituali, e una maggiore attenzione da parte dei giovani, in particolare dopo la ‘grande missione cittadina’ svoltasi l’autunno scorso a Budapest, tappa conclusiva dell’evangelizzazione delle capitali europee (Vienna 2003, Parigi 2004, Lisbona 2005 e Bruxelles 2006, ndr). Abbiamo avviato incoraggianti iniziative per i rom: tra queste la traduzione della Bibbia nella loro lingua. E ancora, “L’Anno della Bibbia” istituito nel 2008, ha costituito l’opportunità per molte iniziative ecumeniche. All’inizio di giugno, con due vescovi protestanti, distribuiremo le Scritture ai deputati in Parlamento”.