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Famiglia in Europa: quale cultura e quale politica?
Dal Rapporto Ipf diffuso nei giorni scorsi (sintesi in questo numero e testo integrale su www.ipfe.org) emerge un’Europa sempre più vecchia, stanca e ripiegata su se stessa, un’Europa che si sta preparando a condurre una sorta di guerra contro l’immigrazione, ma che di fatto ne è sempre più dipendente giacché gli immigrati costituiscono la parte più giovane e dinamica della sua popolazione. Le tendenze alla crescita si stanno sostanzialmente azzerando, anche se qualche Paese – come la Francia e alcune nazioni del Nord Europa – sta conoscendo una certa ripresa, mentre i “nuovi” entrati nell’Ue presentano dati sostanzialmente negativi: uno scarso dinamismo che si accompagna con una scarsa capacità di osare il futuro e poca voglia di crescere. Sul lato istituzionale il calo dei matrimoni e l’aumento delle nascite al di fuori di essi conferma lo sfilacciamento di una società incerta e confusa che inevitabilmente sconta una notevole differenza qualitativa rispetto a nazioni più giovani e con forti spinte alla crescita, come quelle dell’Africa mediterranea o dell’Asia. Fa particolarmente impressione il dato di un aborto ogni 27 secondi – 1,2 milioni l’anno – ma occorrerà attendere qualche tempo la stabilizzazione di questi numeri. L’ingresso nell’Ue di taluni Paesi dell’est ha infatti modificato in modo significativo il quadro con il quale eravamo in precedenza abituati a fare i conti: all’interno di alcuni di essi il numero degli aborti è pari alle nascite. Pur immettendo nell’Ue forze giovani e dinamiche, la ventata dall’est ha portato con sé anche preoccupanti germi di disgregazione: divorzi, aborti, bassa natalità. Conseguenza dei lunghi anni trascorsi sotto regimi che hanno favorito una mentalità di sfiducia, chiusura e secolarizzazione, responsabile di quella dissoluzione del tessuto connettivo morale minimo che finisce per ripercuotersi anche in ambito familiare.Il Rapporto formula anche alcune proposte in buona parte condivisibili, concrete e ispirate all’idea di fondo che la famiglia è e deve rimanere una risorsa insostituibile per la società, perché in sua assenza tutti i fenomeni più negativi rischiano di aggravarsi. Occorre tuttavia cautela quando si auspica di uniformare a livello europeo le politiche familiari: dietro le buone intenzioni potrebbe nascondersi un tentativo di invadenza dell’Europa, ultimamente preoccupatasi più degli aspetti legati alle questioni del genere che non delle effettive esigenze della famiglia. Proprio nell’intento di definirla giuridicamente si può leggere il tentativo di scardinarla ampliando in modo del tutto indebito il significato e i contenuti che la caratterizzano. In tale direzione va il tentativo di uniformare le legislazioni nazionali secondo un pensiero che fa ruotare tutto intorno al tema delle discriminazioni e dell’omofobia, mentre la diversità sessuale è per la famiglia un principio cardine da mantenere in tutta la sua chiarezza. Invocare, insomma, una sorta di cappello dell’Ue potrebbe rivelarsi un boomerang. Ad esempio, se appare positiva la proposta di destinare una quota fissa del Pil alle famiglie, per quanto riguarda le deduzioni Irpef dovrebbero essere i governi nazionali a individuare le soluzioni più appropriate, come ha fatto la Francia con il quoziente familiare. Va rammentato comunque che la politiche familiari sono di competenza di ogni singolo Stato. Pur non costituendo una sorpresa, il Rapporto Ipf getta comunque un sasso nello stagno offrendo un ritratto esauriente della famiglia in Europa. E’ auspicabile che i suoi spunti di riflessione vengano recepiti. Il testo propone uno specifico “Libro verde”: vi è da chiedersi quanti analoghi documenti abbiano ad oggi inciso davvero sulle politiche. Esso può costituire uno strumento di coscientizzazione, un tentativo di recensire la situazione e di indirizzare le politiche, ma sul tema esistono già pubblicazioni interessanti ed esaustive. Ciò che appare veramente indispensabile sono una volontà politica e una visione umana ed etica capaci di far comprendere il reale valore della posta in gioco.