ROM
Ue: bisogna fare di tutto per integrare questi popoli
“Bisogna far di tutto per integrare le popolazioni rom”, evitando così “che siano spinte ai margini delle nostre società”: Vladimir Spidla, commissario Ue agli affari sociali, ha aperto il 20 maggio a Strasburgo un dibattito d’urgenza sulla situazione dei rom in Italia e in Europa, richiesto il giorno precedente dalla maggioranza dell’Emiciclo. Una trentina gli interventi in aula; il dibattito si è concluso senza una risoluzione comune del Parlamento Ue.Integrazione e sicurezza. Spidla ha ricordato che “le discriminazioni sono sotto gli occhi di tutti” e “avvengono in tutti i paesi, senza distinzioni, nell’ambito del lavoro, dell’istruzione, della salute e dei diritti in genere”. Il commissario ha condannato nel suo discorso, applaudito dall’aula, tutte le forme di violenza contro i nomadi; ha ribadito che “il principio della libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Ue va sempre garantito”, mentre provvedimenti contrari “devono essere un’eccezione giustificata e vanno decisi caso per caso”, senza colpire indiscriminatamente. “Allo stesso tempo bisogna garantire la sicurezza dei cittadini, lottando contro la criminalità, ma ciò dev’essere fatto nel rispetto dello stato di diritto” e delle normative comunitarie. Spidla ha quindi citato i recenti fatti di Napoli (Italia), i quali “richiamano uno sforzo congiunto per assicurare solidarietà ai nostri concittadini rom, per spezzare il circolo vizioso di violenza e disperazione e offrire delle prospettive” di una vita dignitosa ai nomadi.La voce delle deputate rom. Su questo tema lancia un grido d’allarme Livia Jaroka, eurodeputata popolare ungherese di origine rom: “La situazione è orribile, in tutta Europa” e “c’è bisogno di vera integrazione per i rom”. Quindi aggiunge: “Negli ultimi dieci anni è stato fatto ben poco, da tutti i governi, di destra o di sinistra che fossero. Ora siamo di fronte a un problema serio”, che richiede risposte concrete e che “non deve essere politicizzato”. La Jaroka ribadisce inoltre la sua contrarietà “a sanzioni collettive” di espulsione contro i rom. La collega Viktoria Mohacsi, liberaldemocratica, anch’essa ungherese e di origine rom, ricorda la situazione di “difficoltà ed emarginazione” in cui vivono le popolazioni nomadi. “Troppo spesso si parla dei rom in modo da far crescere la paura nella gente e per distogliere l’opinione pubblica dai altri problemi”. L’ultima emergenza-rom in Italia, precisa l’eurodeputata, “è stata causata dalla notizia secondo cui una ragazza di 16 anni avrebbe cercato di portar via un bambino di pochi mesi a una mamma a Napoli. Ma dall’indagine svolta sembra che la storia sia falsa” e la polizia “non ha ricevuto nessuna denuncia e non sta indagando su questo fatto”.No all’emarginazione. Il capogruppo socialista Martin Schulz, tedesco, che aveva per primo richiesto il dibattito in aula, ha ricordato che “nell’Unione tutti condividono il valore del rispetto della dignità delle persone e il principio di solidarietà”. La “questione rom non è solo italiana, ma riguarda tutti gli Stati”. Occorre dunque agire per l’integrazione, ma pretendendo al contempo dalle comunità rom che rispettino le leggi dei paesi Ue “e che dimostrino la volontà di integrarsi”. Il liberaldemocratico italiano Gianluca Susta puntualizza: “Bisogna ricordarsi che molti rom sono cittadini europei e che quindi hanno diritto a politiche di cittadinanza. Non si tratta di chiudere gli occhi sui reati commessi da alcuni di loro, ma bisognerà pure iniziare ad aprirli anche sulle drammatiche condizioni di degrado ed esclusione sociale in cui vive la gran parte dei rom” nel vecchio continente. Il ruolo delle istituzioni locali. Bambini, donne e lavoro: l’attenzione della deputata italiana dell’Uen (Unione per l’Europa delle nazioni), Roberta Angelilli, si concentra su queste tre priorità. “Direi che anzitutto va considerata la situazione dei bambini. E il primo problema è quello della mancata o carente scolarizzazione, attraverso la quale i più piccoli si potrebbero inserire nella società, preparandosi a un futuro certo anche sotto il profilo professionale. Ma molte famiglie rom non hanno un atteggiamento positivo verso la scuola”. Attraverso la frequenza scolastica “sarebbe inoltre possibile creare relazioni favorevoli con le istituzioni, le famiglie, la società”. Angelilli si sofferma per il SIR sui problemi relativi alla condizione delle donne e su quelli del lavoro e prosegue: “Credo sia possibile realizzare interventi concreti. Migliorando, ad esempio, la realtà degli accampamenti; in alcuni paesi europei sono stati realizzati prefabbricati e servizi. Questo è fondamentale, perché nessuno può vivere nella sporcizia, senz’acqua, fra i topi”. Occorre inoltre “obbligare le famiglie a mandare i bambini a scuola”. Quindi “è necessario perseguire i reati, come i furti oppure lo sfruttamento dei minori per l’accattonaggio”. In questo percorso “le istituzioni locali hanno un ruolo importante e devono investire risorse per l’integrazione”.