TURCHIA
Adesione all’Ue: il dibattito all’europarlamento
Sembra più lungo, anziché accorciarsi, il percorso che la Turchia deve compiere per agganciare l’Ue. La conferma viene dal dibattito svoltosi al Parlamento europeo il 21 maggio e dalla relazione adottata a stragrande maggioranza dall’aula riguardante i negoziati di adesione, avviati nell’ottobre 2005. L’Assemblea infatti ribadisce: “L’apertura di tali negoziati costituisce il punto di partenza di un processo di lunga durata e senza limiti di tempo”. Ovvero, l’ingresso nell’Ue non è scontato e comunque non è previsto nel breve periodo. Riforme, progressi limitati. La discussione in emiciclo ha visto al microfono numerosi deputati, la maggior parte dei quali ha ribadito l’importanza del cammino della Turchia verso l’Unione europea, mentre i pareri contrari all’adesione sono risultati minoritari. Quasi tutti gli interventi hanno però rimarcato i ritardi della Turchia nel processo di riforme che avvicinerebbe il paese all’Europa, sottolineando questioni relative alla “piena democrazia”, alla tutela dei diritti umani, ai diritti delle donne e delle minoranze nonché ai rapporti con i paesi vicini e specialmente con Cipro. La relazione stesa dalla deputata olandese Ria Oomen-Ruijten ha infine ottenuto 467 voti favorevoli, 62 “no” e 61 astensioni. Nel suo intervento, Oomen-Ruijten ha “guardato dentro” la realtà politica e sociale del grande paese euroasiatico; ha quindi confermato che la “piena osservanza di tutti i criteri di Copenaghen, al pari della capacità di integrazione dell’Unione, rimangono la base per l’adesione”. E certo non gioca a favore di Ankara il recente “progress report” della Commissione, il quale afferma che nel 2007 “si sono registrati progressi limitati nel campo delle riforme politiche” richieste dai 27.Libertà di religione. Numerosi, dunque, i punti sui quali il Parlamento di Strasburgo richiama il governo Erdogan. Si indica, ad esempio, la necessità di assicurare la libertà di parola e di stampa: la recente riforma dell’articolo 301 del Codice penale turco non sembra soddisfare l’Europarlamento, che infatti ne chiede l’abrogazione, ritenendolo ancora una “restrizione arbitraria” della libertà di espressione. Un capitolo a sé stante concerne la libertà di religione. La relazione invita il governo turco a rispettare i propri impegni su questo versante, definendo un quadro legislativo che consenta a tutte le comunità credenti di agire “senza costrizioni indebite”, specie “per quanto riguarda il loro status giuridico, la formazione del clero, l’elezione della gerarchia ecclesiastica, l’istruzione religiosa e la costruzione di luoghi di culto”.Diritti e sviluppo sociale. Più in generale l’Eurocamera attende dalla Turchia una evoluzione verso una società guidata dal rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, fondata sui principi di democrazia e dello Stato di diritto “e con una economia di mercato attenta alle problematiche sociali”; solo così il paese potrà “evolvere in una società pacifica, stabile e prospera”. La Turchia deve quindi lottare “contro tutte le forme di discriminazione”: l’acquis comunitario invoca del resto “l’uguaglianza per tutti, indipendentemente dal sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”. Altrettanto consistenti i capitoli della relazione su diritti delle donne, efficienza del sistema giudiziario, lotta alle torture “compiute all’interno e al di fuori” delle carceri statali, controllo dei flussi migratori, lotta al terrorismo. Le donne non devono essere discriminate, né a livello giuridico né politico e tanto meno in famiglia o sul lavoro. Le autorità pubbliche hanno il compito di “proseguire gli sforzi per eliminare la violenza domestica”, i cosiddetti “delitti d’onore”, i matrimoni forzati, anche mediante “continue campagne di informazione”. Relazioni esterne. Sulla questione curda è attesa una “soluzione duratura”, basata “su miglioramenti concreti nelle opportunità della vita sociale, economica e culturale”. A questa consistente minoranza va garantita “la possibilità reale di imparare la lingua curda nelle scuole pubbliche e private e di utilizzarla nelle trasmissioni radiotelevisive” e per l’accesso ai servizi pubblici. Un capitolo non meno importante si sofferma sulle “relazioni esterne”. L’Europarlamento si attende da Ankara che “tutte le contese in sospeso sia affrontate e risolte in modo pacifico”: in particolare con la Grecia (delimitazione della piattaforma continentale del Mar Egeo) e con la Bulgaria (diritti di proprietà dei rifugiati bulgari di Tracia). È oltremodo necessario il rispetto della sovranità territoriale dell’Iraq. Uno snodo essenziale riguarda, come s’è detto, i rapporti con Cipro, ma da Strasburgo giunge anche il monito a “riaprire le frontiere con l’Armenia, ripristinando piene relazioni economiche e politiche con tale paese”.